Speranza Girod: “Considerato tecnicamente accettabile”

Caccia, “sì” di Ispra al programma per la gestione dello stambecco

Data pubblicazione 1 Luglio 2026
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AOSTA (qdn) L’Ispra - Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale ha espresso un parere favorevole al programma della Valle d'Aosta riguardante le azioni per una possibile gestione dello stambecco. Lo ha riferito mercoledì scorso, 24 giugno, in Consiglio Valle l’assessora all’Agricoltura e Risorse naturali Speranza Girod, rispondendo a un'interrogazione presentata dal consigliere Marco Carrel. L'istituto, ha spiegato, ha considerato la proposta «tecnicamente accettabile e coerente con gli obiettivi di conservazione e gestione della specie, formulando alcune raccomandazioni operative per la successiva attuazione».

«Sul tema dello stambecco, il lavoro già impostato va portato avanti con continuità tecnica e amministrativa. - ha risposto Marco Carrel - Dopo gli sviluppi a livello nazionale, resta fondamentale proseguire il confronto con Ispra, perché la gestione dello stambecco deve basarsi su dati solidi e condivisi, non su soluzioni semplificative. Non si tratta solo di aprire o meno la caccia, ma di definire una gestione complessiva della specie. Per questo chiedo che il Piano venga discusso anche in Commissione, con tutti gli approfondimenti necessari, così da arrivare pronti quando saranno ottenuti i necessari nulla osta. Più in generale, sul mondo venatorio servono indirizzi chiari e decisioni conseguenti: è tempo di assumersi responsabilità e dare risposte, perché il settore ne ha bisogno».

L’assessora Speranza Girod ha confermato di avere già incontrato più volte il nuovo presidente del Comitato regionale per la gestione venatoria Marco Petey. «Nel corso degli incontri sono state affrontate diverse tematiche e dai confronti è emersa una forte volontà di collaborazione, con l'obiettivo di affrontare i prossimi anni attraverso azioni concrete e di dare piena attuazione agli indirizzi del Piano faunistico regionale. - ha sottolineato Speranza Girod - Grazie al lavoro svolto dalla struttura e al ripristino della figura dirigenziale dedicata, sarà garantito al mondo venatorio tutto il supporto possibile nel rispetto delle normative di settore».

La Lipu critica il calendario venatorio: “A rischio specie fragili”

«La questione non è rendere la caccia “più ordinata” o “più controllata” ma chiedersi se sia ancora accettabile consentire l'abbattimento di specie fragili come gallo forcello, pernice bianca e coturnice. Parliamo di animali che vivono in un contesto segnato da cambiamenti climatici, pressione turistica, disturbo antropico, perdita di habitat e dati non sempre pienamente consolidati sullo stato delle popolazioni». Lo scrive in una nota la Lipu Aosta esprimendo «forte preoccupazione» per il calendario venatorio 2026/2027 approvato dalla Giunta regionale, «che continua ad autorizzare il prelievo di specie di uccelli selvatici già esposte a condizioni ambientali sempre più difficili».

«Quando una specie richiede monitoraggi specifici, pareri tecnici, valutazioni di incidenza, tetti di prelievo e possibili sospensioni successive - prosegue la nota della Lipu - significa che quella specie dovrebbe essere esclusa dalla caccia. La prudenza non può consistere nel decidere quanti animali uccidere: deve consistere nel lasciarli vivere tutti. Non basta definire il prelievo “sostenibile” o “contingentato”. Per popolazioni fragili, ogni abbattimento sottrae individui a equilibri naturali già precari. La fauna di alta quota, in particolare, vive in un ambiente sempre più instabile: inverni difficili, innevamento irregolare, estati calde, pressione turistica crescente e riduzione degli habitat idonei rendono queste specie particolarmente vulnerabili».

«La Valle d'Aosta - conclude la Lipu - dovrebbe essere un laboratorio avanzato di tutela della biodiversità alpina. Invece, il calendario venatorio continua a permettere il prelievo di uccelli selvatici che avrebbero bisogno di maggiore protezione, non di ulteriore pressione: la conservazione della fauna deve venire prima dell'interesse venatorio».