Daniele Ronc racconta le sue sperimentazioni

Il caldo anomalo fa crescere i pomodori a 1.600 metri. “Prima era impensabile”

Data pubblicazione 29 Luglio 2026
Daniele Ronc mostra i suoi pomodori coltivati nell’orto di Saint-Léonard a Saint-Rhémy-en-Bosses a 1.518 metri di altitudine
Daniele Ronc mostra i suoi pomodori coltivati nell’orto di Saint-Léonard a Saint-Rhémy-en-Bosses a 1.518 metri di altitudine
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SAINT-RHÉMY-EN-BOSSES (qdn) Le temperature estive sempre più elevate anche in Valle d’Aosta non portano solo disagi ma permettono anche di coltivare nuove verdure nei nostri orti. Lo dimostra il caso di Daniele Ronc che da qualche tempo ha cominciato a produrre pomodori a quote intorno ai 1.600 metri.

«Da alcuni anni ho iniziato la sperimentazione della coltivazione del pomodoro in alta quota. - racconta Daniele Ronc - Tutto è nato per puro caso grazie ad una donna russa che - venuta in Valle d’Aosta, nell’alta Valle del Gran San Bernardo, per fare la badante - aveva messo nell’orto della signora che assisteva alcune piante di pomodoro siberiano ottenendo ottimi raccolti. Ho iniziato anche io a provare questa varietà a quota 1.600 metri, a Saint-Rhémy-en-Bosses, 6 anni fa. Poi, visti i risultati molto soddisfacenti, ho deciso di sperimentare diverse tipologie di pomodori per climi freddi ordinando sul sito di cercatori di semi e provando dei semi provenienti dal Nord della Francia, la tomate Marmande. Inizialmente tutto è partito dall’orto di mia mamma e in seguito, con il passaparola, la coltivazione si è ampliata negli orti di parenti, amici e conoscenti in diverse località della Valle d’Aosta oltre che nella Valle del Gran San Bernardo: nella Valpelline, nella Val d’Ayas, nella Valgrisenche, a Saint-Barthélemy e nella Valle di Gressoney».

«I risultati sono stati veramente inaspettati e fino a qualche anno fa impensabili. - prosegue Daniele Ronc - sicuramente il cambiamento climatico con primavere ed estati caratterizzate da temperature ampiamente superiori alle medie climatologiche con vere e proprie ondate di calore e notti “torride” con minime che non calano sotto i 18 gradi hanno reso possibile la coltivazione. Grazie alla collaborazione con il mio professore dell’Istituto Agricole Régional Alessandro Neyroz, che mi ha fornito i validi consigli e mi ha spinto con entusiasmo verso questa “scommessa”, quello che è sempre stato un sogno fin dai tempi in cui ero studente è diventato realtà. Tra le diverse varietà sperimentate quelle che hanno dato i miglior risultati sono: Bloody Butcher e New Yorker originarie degli Stati Uniti che hanno il grande pregio di tollerare molto bene le basse temperature primaverili e di avere una maturazione in tempi brevissimi, circa 60 giorni, e riescono a sfruttare al meglio la stagione corta delle zone climatiche più fresche in altitudine; la Sub Arctic Plenty, varietà originaria del Canada chiamata anche “Chilly Willie” a cespuglio che ha dietro di sé una vera e propria leggenda perché creata con l’obiettivo originale di fornire ortaggi freschi alle truppe di militari americani di stanza nella base militare di Pituffik Space in Groenlandia; le varietà russe/siberiane Sasha Altai, Siberiano e Alaska».

«La coltivazione del pomodoro in zone in cui fino a qualche decennio fa sembrava impossibile invita a riflettere sul cambiamento climatico, su cosa possiamo fare individualmente e collettivamente. - conclude Daniele Ronc - Personalmente credo che sia opportuno entrare in un’ottica di economia circolare coltivando la propria terra ed evitando di comprare frutta e verdura proveniente da paesi lontani».