Aosta

Stadio Mario Puchoz, per quarantaquattro anni fu il tempio dei tifosi e della storia dell’Aosta

6 minuti di lettura

AOSTA (den) Lo Stadio Mario Puchoz ha accolto il sentimento dell’essere tifosi dell’U.S. Aosta, perché di essa si può dire sia stato la culla. Per 44 anni, dal 1954 al 1998, il Puchoz ha esercitato quella magia, senza contare che su quel terreno si giocava già negli anni Trenta del Novecento. Poi, con il fallimento dell’Aosta nell’agosto del 1998, sono calate le ombre. Infatti, è un “tormento” per i suoi ex tifosi che quando passano in via Torino lo vedono amputato del muro di cinta, delle gradinate dei popolari, delle porte che lo fanno sembrare ad un giocattolo rotto, un mobile vecchio, un vestito logoro. Adesso non rimane che ripassare i trascorsi di una storia lunga e appassionata, che inizia domenica 3 ottobre 1954 con la partita Aosta – Pro Vercelli 1 a 1, prima giornata del campionato di serie D, con un pubblico straripante sugli spalti, con le note della banda cittadina che echeggiano sul campo, con gruppi folcloristici e alcuni scalatori, tra cui il mitico Walter Bonatti, saliti sul K2 fare passerella prima del fischio d’inizio.

Gli spettatori ammirarono, oltre alle novità dell’impianto e allo spettacolo calcistico, il magnifico panorama delle montagne circostanti, e sfollarono paghi del risultato ottenuto contro la bianche casacche, allenate dall’ex mister rossonero Giovanni Neu e future vincitrici del campionato. La nostra prima volta a quello, che di lì a pochi mesi sarebbe diventato lo stadio Mario Puchoz, risale al torneo precedente, domenica 18 aprile 1954 per Aosta – Valenzana, gara ad alto tasso adrenalinico perché la squadra rossonera si trovava a pari punti in classifica con la Biellese e vincere significava almeno lo spareggio per disputare il girone finale con Verbania, Cremonese e Bolzano per salire in serie C.

L’allenatore Giovanni Neu fece scendere in campo la seguente formazione: Giarda, Padulazzi, Ferrari; Cosola, Blengino, Balbis; Leone, Groppo, Genovesio, Pighini, Viarengo. L’arbitro era Verzé di Verona. L’avversario arrivato dalla città degli orafi non era tale da impensierire gli aostani, ma la necessità assoluta di vincere pose un limite alle loro capacità offensive. Groppo e Pighini ripiegarono sovente a dare man forte alla difesa, mentre alle punte Genovesio e Viarengo fu affidato il compito di partire in contropiede. La gara per l’Aosta si sbloccò presto, perché all’8’ del primo tempo andò in gol con una spettacolare azione Pighini-Viarengo.

La ripresa vide gli aostani timorosi di subire il pareggio e Giarda in gran vena si oppose 2 volte al valenzano Parvis. Al triplice fischio dell’arbitro Verzé ci fu un gran sospiro di sollievo sugli spalti per la vittoria, che però avrà una coda nello spareggio contro la Biellese a Vigevano, dove un super Giarda sarà protagonista assoluto e blinderà l’1-0 per l’Aosta, con gol di Viarengo, e il passaggio al girone finale.

Nell’estate del 1952 l’Aosta che militava in serie D fu protagonista di un’operazione di mercato che gli permise di ripianare l’ente passivo, cedendo al Genoa l’attaccante Giorgio Dal Monte, classe 1931, che in maglia rossonera aveva segnato 82 reti in 134 partite. Tirò i primi calci al pallone nel dopoguerra sul Prato della Fiera, vicino all’Arco d’Augusto, e dopo avere esordito nella squadra aziendale della Cogne fu preso dall’Aosta che lo piazzò al centro dell’attacco. Di corporatura massiccia, il tocco della palla non raffinato ma con una potenza dirompente nelle fasce muscolari, fu capocannoniere 2 volte.

Della sua facilità a segnare si accorsero Legnano e Torino, con mister Neu che nel 1952 lo portò al Filadelfia dal presidente Ferruccio Novo, ma fu il Genoa che bruciò le pretendenti, scucendo 7 milioni di lire. Il Grifone, allora la squadra più scudettata d’Italia, con i gol di Dal Monte e Delfino ritornò in serie A. Nel 1955 il Milan dell’editore Angelo Rizzoli lo acquistò dal Genoa per 40 milioni e lo affiancò a Gunnar Nordahl, Juan Alberto Schiaffino e Nils Liedholm. Fu il momento in cui Dal Monte toccò l’apice della sua carriera, mettendo a segno 3 gol in Coppa dei Campioni, di cui 2 al Real Madrid di Alfredo Di Stefano. Nel 1956 vinse la Coppa Latina segnando uno dei 3 gol con cui il Milan batté in finale l’Athletic Bilbao, inoltre vestì la maglia della Nazionale B a Marsiglia.

Dopo la parentesi rossonera il ritorno a Genova, in maglia rossoblù, prima di chiudere la carriera nel Rapallo Ruentes. “Roccia” come era soprannominato mise a segno 53 gol in serie A, tra Genoa e Milan, e verrà ricordato soprattutto per la potenza del tiro. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse ad Aosta, anni impregnati di malinconia e solitudine, e caduti nell’oblio di tanta gente che un tempo lo acclamava. Giorgio Dal Monte è mancato il 15 agosto 1992 all’Ospedale regionale e il suo funerale fu celebrato nella chiesa di Sant ’Orso, alla presenza di alcuni suoi ex compagni di squadra, di mister Neu e di poche altre persone.

Nel 2025 il Comune di Aosta gli intitolerà un campo sportivo in Zona Tzamberlet, un giusto riconoscimento al primo calciatore valdostano ad aver giocato in serie A e in azzurro.

Al Puchoz, e prima allo Stadio comunale, lungo gli anni l’Aosta ha giocato amichevoli di lusso, come nel 1945 contro il Torino di Gabetto e Maroso, nel ’58 contro l’Inter di Angelillo e Firmani, nell’85 contro la Juventus di Platini e Boniek, ma qui ricordiamo quella con il Torino nell’ottobre del 1963, che si concluse col sorprendente risultato di 0 a 0. Era il Torino allenato dal paron Nereo Rocco, fresco vincitore della Coppa dei Campioni con il Milan sul Benfica a Wembley. La formazione granata schierava diversi nazionali, da Vieri a Ferrini, da Rosato a Poletti a Puja, da Hitchens a Peirò.

Sin dal primo minuto di gioco la supremazia territoriale del Torino fu evidente, ma la difesa rossonera arginò le sue folate offensive con il portiere Pol sugli scudi e quasi allo scadere della ripresa l’ala rossonera Lorenzini mancò d’un soffio la deviazione alle spalle del portiere Vieri. Nonostante il carattere amichevole della partita l’arbitro Grava di Ivrea dovette espellere per proteste il capitano granata Giorgio Ferrini, poi graziato in vista del derby della Mole.

Ernesto Desandré