Femminicidio di La Salle, condannato a 25 anni di reclusione: l’accusa aveva chiesto l’ergastolo

Data pubblicazione 15 Aprile 2026
3 minuti di lettura

AOSTA (zgn) La Corte d’Assise del Tribunale di Aosta, mercoledì scorso, 8 aprile, ha condannato a 25 anni di carcere Sohaib Teima, accusato di omicidio premeditato e di aver occultato il cadavere della sua ex compagna, Auriane Laisne, all’epoca 22enne. Il cadavere della giovane era stato scoperto nella cappella diroccata dell’Equilivaz, a La Salle, 2 anni fa, venerdì 5 aprile 2024.

Non è stata perciò accolta la richiesta avanzata dalla Procura che avrebbe voluto il carcere a vita per il 23enne originario di Fermo. I giudici hanno concesso all’imputato le attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle aggravanti.

In apertura di udienza, l’ultima in calendario del processo per il femminicidio di La Salle, il pubblico ministero Manlio D’Ambrosi aveva esordito sostenendo che «La Corte ha potuto apprezzare una ricostruzione logica, coerente, precisa e puntuale dei fatti, rispetto a un tentativo della difesa di mistificazione della realtà, oltre a sgrammaticature istituzionali e di tipo giuridico».

Secondo il pm Manlio D’Ambrosi «Si è detto che è un processo indiziario. I gravi indizi erano alla base della richiesta di misura cautelare, poi sono diventate prove qui dentro, sentendo tutte le testimonianze. Si tratta di prove, non di meri indizi».

Il sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi ha aggiunto che «La difesa prova a immaginare una pista alternativa, ma non la spiega». Quest’ultima sarebbe legata, ha precisato il pm Manlio D’Ambrosi, a «Due soggetti che parlerebbero lingua inglese, che sarebbero transitati come fantasmi a La Salle».

Il sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi ha quindi evidenziato che il telefono cellulare sottratto alla vittima smise di funzionare nella notte tra martedì 26 e mercoledì 27 marzo 2024, per poi tornare nuovamente attivo giovedì 28 marzo, «agganciando la cella del campus universitario di Grenoble, accanto a quella agganciata dal telefono di Teima», ha precisato il pm Manlio D’Ambrosi, secondo cui l’imputato «invia 3 diversi messaggi alla madre» di Auriane «con il telefono della figlia», ma questa circostanza prova che «deve sapere che la persona offesa è morta, sennò non tranquillizzerebbe la mamma. Questo dato è insuperabile».

L’avvocato Giulia Scalise, che tutela gli interessi dei familiari della vittima, parti civili nel processo, ha osservato che la «Difesa ha cercato abilmente di utilizzare solo ciò che le è stato utile, dimenticando che ci si deve confrontare con la prova che è entrata nel processo. Si sono scagliati contro l’accusa sostenendo l’uso di prove inutilizzabili, mentre sono loro che hanno fatto ricorso a elementi non forniti alle parti. Hanno parlato di processo mediatico, ordito dalla Procura, quando è stata proprio la difesa di Teima a parlare con interviste e conferenze stampa».

Pure l’avvocato Jacques Fosson è intervenuto per la parte civile, ricordando che la ricostruzione del lasso temporale della morte di Auriane Laisne, individuato dagli inquirenti nella notte tra il 26 e 27 marzo, non è stato smontato dal consulente della difesa.

L’avvocato Jacques Fosson ha quindi ricordato il documento con cui, nel processo per maltrattamenti svoltosi in Francia, Sohaib Teima è stato sottoposto a perizia dalla quale risultava che «andava tenuto lontano da Auriane e che la ragazza andasse protetta».

Per la difesa ha preso la parola l’avvocata Lucia Lupi, secondo la quale «Il Pubblico ministero ci dice che i fatti vanno valutati nella loro complessità, ma poi è il primo a non applicare questo metodo su sé stesso».

A supporto della sua tesi, l’avvocata Lucia Lupi ha rammentato le «pallide chiazze fisse dorsali» sul corpo della ragazza segnalate nella relazione del consulente della Procura. Un elemento che, secondo l’avvocata Lucia Lupi, svelerebbe una verità diversa: «La ragazza è stata trovata adagiata sul lato sinistro del corpo, ma il professionista ci dice che le chiazze sono dorsali. Significa che il corpo è stato spostato almeno 12 ore dopo la morte».

Tutto ciò dimostrerebbe che Sohaib Teima non era sul luogo del delitto. L’avvocata Lucia Lupi ha proseguito: «Il Pubblico ministero ribadisce la correttezza della geolocalizzazione. Sohaib Teima era all’Equilivaz fino alle 13.17 del 27 marzo. Però, alle 14.04 il cellulare viene agganciato ad Aosta, in via Carlo Promis. Considerata la distanza, è impossibile che alle 14.04 Sohaib abbia agganciato la cella di Aosta».

Il secondo difensore dell’imputato, l’avvocato Tommaso Calabrò, ha dichiarato: «Sohaib Teima potrà non piacervi, ma la prova della sua colpevolezza non si è raggiunta».

Di diverso avviso la Corte d’Assise che ha chiuso il processo di primo grado infliggendo 25 anni di carcere a Sohaib Teima.

  • Sohaib Teima è stato condannato a venticinque anni di carcere per l’omicidio di Auriane Laisne
    Sohaib Teima è stato condannato a venticinque anni di carcere per l’omicidio di Auriane Laisne