
AOSTA (fci) «Siamo vicini alle famiglie». Inizia così il messaggio di cordoglio postato sul proprio profilo Instagram dal Soccorso alpino valdostano poco dopo le 19.30 di sabato scorso, 13 giugno, dopo una triste successione di incidenti mortali - ben 7 - in quota. «Per gli appassionati della montagna queste 24 ore non sono state facili» continua il post, che aggiunge: « Con profondo dolore sono scomparsi sette alpinisti. La montagna è una passione che solo chi la vive può comprendere. Siamo vicini alle loro famiglie, ai loro amici e a tutte le persone che in questo momento stanno vivendo un dolore immenso. Il nostro pensiero è con voi». «7 vite spezzate in montagna, 7 storie, 7 passioni, 7 cuori che non dimenticheremo» conclude il messaggio giunto alla fine di 2 giornate di interventi, gestite insieme alla Centrale unica del soccorso, al Soccorso alpino della Guardia di Finanza, al Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne francese e agli svizzeri di Air Zermatt.
La tragica sequenza
Nella mattinata di sabato scorso, 13 giugno, un alpinista francese è deceduto sul Cervino. Alle 12 la telefonata di una guida dalla capanna Carrel: aveva visto un uomo precipitare per oltre 800 metri, dal Pic Tyndall, sulla via normale della Gran Becca. Il soccorso è stato operato da Air Zermatt - gli operatori valdostani erano impegnati in un altro intervento -, il corpo è stato portato ad Aosta. Sulla dinamica indaga la Guardia di Finanza di Cervinia. Nelle stesse ore un freerider dell'Alta Savoia moriva sullo sperone della Brenva, sul lato italiano del Monte Bianco. Intorno alle 13 stava sciando con la compagna. Gli accertamenti sono affidati ai finanzieri di Ent rè ve s. Sempre sabato 13 altri 2 giovani savoiardi, sorella e fratello di 26 e 24 anni, hanno perso la vita sulla cresta Kuffner, sul Mont Maudit, versante francese del Monte Bianco. Sono stati investiti da una scarica di sassi. Alle 5.40 del mattino è intervenuto l'elisoccorso francese, allertato da una guida slovacca, testimone della tragedia.
Il giorno prima, venerdì 12 giugno, la tragica morte di 3 alpinisti trentini. Sono precipitati mentre si trovavano sulla parete Nord del Gran Paradiso. I loro corpi, senza vita, sono stati individuati a una quota prossima ai 3.600 metri dal sorvolo in elicottero durante l'intervento del Soccorso alpino valdostano. Si tratta di Maicol Zenatti, 38 anni, di Rovereto; Sergio Martinelli di 29 anni, nato a Trento; Antonio Sardano, 49 anni, originario di Andria. Tutti esperti, molto noti a Trento perché attivi nel soccorso e nell'associazionismo locale.
Purtroppo nessuno li ha visti precipitare e i soccorsi sono arrivati nella serata di venerdì dopo la chiamata alla Centrale unica della moglie di uno di loro. La donna non aveva notizie del marito e dalle 11 del mattino il segnale gps del dispositivo dell'alpinista proveniva sempre dallo stesso punto. Erano partiti alle 3 dal Rifugio Federico Chabod a Valsavarenche. Legati in cordata, dovevano essere arrivati quasi in vetta quando uno di loro è probabilmente scivolato trascinandosi i compagni per oltre 400 metri. Due settimane fa sulla stessa via aveva perso la vita in un altro incidente Andrea Villa, alpinista cinquantaquattrenne di Como.