Quello che ha però stupito positivamente il pubblico (circa 100 persone, molte provenienti dal vicino Piemonte) è stato il livello degli interventi, sia per la qualità dei relatori e delle loro esperienze, sia per le capacità dialettiche e di ragionamento.
Straordinario l’intervento, sulla prospettiva scientifica del legame tra arte e benessere psicofisico, di Gianfranco Marchesi, docente universitario a Bologna, psichiatra ed esperto di neuroscienze. Le sue parole, con una rara abilità nel concatenare eventi ed esperienze, ha permesso di comprendere come il vivere di arte oppure il fatto di frequentare l’arte, attraverso le mostre ed i musei, sia diventata una terapia riconosciuta in campo medico e comunque un toccasana anche per chi, senza soffrire di patologie specifiche, è soggetto ai ritmi ed ai problemi della società contemporanea.
Questo spiega anche il perché le iniziative culturali, come le esposizioni, in Italia abbiano un crescente successo, malgrado lo sviluppo sempre più accentuato di tecniche, tra le quali l’Intelligenza artificiale, che potrebbero scoraggiare la visita diretta e surrogarla con quella virtuale. Un tema affrontato con lucidità da Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale a Milano e del sistema museale milanese, una vedette del settore, visto che ha curato circa 1.500 mostre nel mondo, alcune delle più straordinarie approdate in Italia negli ultimi 20 anni. “I musei hanno successo perché raccontano la verità. - ha evidenziato - In un mondo sempre più ricco di false notizie, di bugie digitali, la gente cerca la sicurezza e la trova nei nostri musei come nelle mostre, dove è tutto chiaro, spiegato ed analizzato, non possono esistere menzogne nel nostro lavoro.”
Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei, quindi di tutte le sedi cittadine che hanno conosciuto un boom di visitatori negli ultimi tempi, in un contesto “compresso” tra Milano e Bergamo e quindi difficile da valorizzare. Invece, dall’archeologia, al risorgimento, sino all’arte contemporanea Brescia è diventata un contenitore di cultura, adottando anche politiche di grande attenzione alle fasce deboli della popolazione, a partire dagli anziani, sino ai carcerati, con tantissime iniziative.
L’entusiasmo di Maurizio Vanni, docente di museologia e storico d’arte presso l’Università di Pisa, ha trascinato il pubblico, nel ricordo dei suoi 9 anni di direzione delle mostre di Lucca, parlando di valorizzazione delle iniziative e di nuova visione verso un pubblico sempre più vasto.
Lo stesso entusiasmo del più giovane dei relatori, Cristiano Leone, presidente del Complesso museale Santa Maria della Scala di Siena, il famoso ospedale medievale, il più grande al mondo della sua epoca, destinato all’accoglienza di migliaia di pellegrini sul percorso della Via Francigena. Abbellito da una straordinaria collezione d’arte, da affreschi importantissimi, ora il complesso sta rinascendo grazie al coinvolgimento di tante istituzioni, passando da quelle necessità di tutela che hanno influenzato le politiche italiane fino a pochi anni fa alle nuove idee che la tutela si può attuare grazie alla conoscenza di un bene e alla sua valorizzazione, affidandolo anche ad eventi di diversa natura, che permettono pure la raccolta di fondi da destinare al suo restauro. Una visione quindi dinamica dei beni culturali, siano essi immobili o opere d’arte, finalizzata alla loro più vasta conoscenza.
L'incontro, promosso nell’ambito delle iniziative legate ai 20 anni di attività del Forte di Bard, ha ribadito come i musei non siano più percepiti come luoghi d'élite, ma come veri e propri spazi relazionali, con una funzione sociale sempre più importante, in grado di farli diventare punti di riferimento per i rispettivi territori. A presentare l’incontro è stata la presidente del Forte di Bard Ornella Badery, con nel ruolo di moderatrice Chiara Gatti, critica e storica dell’arte.
L’unico rammarico, malgrado un pubblico attento e competente, la totale assenza di amministratori pubblici valdostani, assessori e consiglieri regionali come anche sindaci. Altra assenza che si è notata quella dei dirigenti e dei funzionari della nostra Soprintendenza e del settore attività culturali della Regione: forse avrebbero potuto imparare qualcosa oppure sono talmente bravi che ai 5 relatori superlativi come quelli di domenica a Bard avrebbero potuto insegnare loro qualcosa.

