
AOSTA (zgn) «Come si salvaguardano i prodotti della tradizione enogastronomica e artigianale, bisogna pensare di tutelare anche il “pro dotto folkloristico Valle d’Aosta”, ovvero gli usi, i costumi, le musiche, le danze e gli strumenti musicali locali». A proporlo, lanciando un vero e proprio allarme, è La Clicca di Saint-Martin-de-Corléans di Aosta. Il motivo? Un utilizzo improprio e ingiustificato del Fleyé, strumento musicale della tradizione locale, da parte di associazioni tradizionali e culturali piemontesi, proponendolo addirittura in festival nazionali e internazionali. «Nato sessantasette anni fa, nel 1959, il Fleyé deve la sua origine all’intuizione di Venance Bernin, fondatore del gruppo, e all’estro creativo di Vittorio Bovi, all’epoca suo componente. - si legge in una nota de la Clicca - Insieme trasformarono il correggiato, l’antico attrezzo agricolo utilizzato nelle aie per la battitura dei cereali, in un vero strumento musicale, impreziosendolo con l’aggiunta di casse armoniche, nastri, campanelli e un bastoncino per la percussione. Le modalità per suonarlo furono successivamente implementate da Claudio Vigna nel 1973, già presidente e direttore tecnico, attualmente fisarmonicista e figura di riferimento del gruppo».
Una storicizzazione dello strumento riportata nei documenti d’archivio e nelle deliberazioni consigliari della Clicca del 1959, che ne certificano in forma chiara e inequivocabile la paternità e le rispettive origini, a cui si aggiungono i numerosi riscontri dei famigliari degli ideatori. Lo scorso anno, inoltre, in occasione degli appuntamenti primaverili di “Héritage en partage! Racconti di Clicca”, sono state ripercorse le tappe del gruppo e la nascita del Fleyé e dello Xilophone de la grandze, altro strumento musicale della Clicca ideato nel 1978 da Claudio Vigna, con testimonianze di ex componenti presenti sin dalla costituzione del gruppo quasi settant'anni fa, nel 1958. Il Fleyé e le modalità per suonarlo hanno valso inoltre alla Clicca numerosi riconoscimenti, alcuni dei quali internazionali, oltre alla nomina di Gruppo folkloristico di interesse nazionale, ricevuta nel 2011 dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali, e i premi per i progetti di inclusione che hanno permesso di promuovere la storicità del gruppo e i suoi strumenti in paesi quali: Corea del Sud, India, Russia, Serbia, Spagna, Turchia e Ucraina.
«Una salvaguardia della tradizione locale - precisa La Clicca - basata su studi antropologici, etnologici, etnografici e demoetnoantropologici, che hanno portato il gruppo ad avere un repertorio di oltre venti danze, a cui si aggiungono numerose coreografie e rappresentazioni sceniche di momenti di vita quotidiana e interventi musicali. Sessantotto anni di tradizione e unicità ben lontani, quindi, da logiche imitative e di plagio, con uso improprio delle tradizioni e strumenti altrui. Un’imitazione infondata, solitamente giustificata da altre associazioni culturali o folkloristiche, tramite mere comparazioni stilistiche, musicali, morfologiche o gesti creativi, lontane dalle vere e uniche origini della tradizione valdostana e del Fleyé, quale strumento musicale. Com’è noto, infatti, sono numerosi gli strumenti tradizionali a percussione in legno o in altri materiali che si possono ritrovare in uso in diverse aree geografiche: dal mediterraneo, sino all’oriente e all’occidente. Non stupisce quindi che altre realtà folkloristiche o liturgiche utilizzino strumenti musicali realizzati in epoche diverse e con materiali, morfologia o resa sonora apparentemente assimilabili. Pertanto, leggere online illazioni sul Fleyé e sulle sue origini, che attribuiscono alla Valle d’Aosta il ruolo di semplice produttrice artigianale dello strumento, significa sminuire il processo creativo e l’identità culturale che ne hanno reso possibile la nascita. Tale interpretazione riduttiva, non giustifica l’utilizzo del Fleyé da parte di associazioni esterne al contesto valdostano, né la sua promozione come strumento “universale” o genericamente alpino. Ciò evidenzia anche una certa disonestà intellettuale e culturale compiendo un atto di “appropriazione culturale” che cancella i nomi di chi, con ingegno e fatica, ha trasformato un attrezzo agricolo in un’opera d’arte artigianale».
Ecco perché, evidenzia La Clicca, «Tutto ciò fa emergere l’impellente necessità di tutelare, in maniera chiara e incisiva, le peculiarità folkloristiche del territorio valdostano. Se tale azione non avviene, perseguendo la logica di quello che sembra stia diventando un “folklore universale”, viene giustificato l’impiego di qualsivoglia strumento, costume o danza che sono tratti distintivi dei gruppi di questa regione».
La Clicca ricorda che «Ogni gruppo folkloristico possiede un’identità unica, frutto della propria storia, dei suoi membri - passati e presenti -, delle musiche, degli strumenti e dei costumi che lo caratterizzano. Proprio per questo, ogni realtà merita rispetto, valorizzazione e soprattutto tutela. È importante ricordare che la ricchezza del folklore nasce proprio dalla diversità delle sue espressioni. Quando gruppi adottano elementi, musiche o caratteristiche che appartengono ad altre realtà territoriali, si rischia lentamente di smarrire l’origine, impoverendo quella varietà che costituisce la vera forza e bellezza della tradizione folkloristica». La Clicca ribadisce che «Il patrimonio folkloristico della Valle d’Aosta è un’eccellenza da salvaguardare ed è per noi un onore farne parte. Difendere le peculiarità di ogni gruppo è l’unico modo per garantire alle future generazioni il legame con una storia autentica e profondamente legata al nostro territorio. Se il folklore perde le sue differenze e la sua identità, quale destino avranno le nostre tradizioni?».