Le Alpi immaginifiche al Forte di Bard incantano. In tre mesi oltre trentacinquemila visitatori alla mostra

Data pubblicazione 16 Settembre 2026
Il dipinto di Alberto Rossi scelto come immagine simbolo della mostra che raffigura la mietitura a La Saxe di Courmayeur
Il dipinto di Alberto Rossi scelto come immagine simbolo della mostra che raffigura la mietitura a La Saxe di Courmayeur
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BARD (mm4) Come può una mostra offrire un nuovo elemento rilevante, e soprattutto sentimentale, al rapporto tra la Valle d’Aosta e la Casa reale d’Italia? E’ successo con “Metamorfosi dello sguardo. le Alpi immaginifiche”, l’esposizione ospitata dal 29 maggio scorso al Forte di Bard. Si è infatti scoperto che lo straordinario dipinto di Carlo Piacenza dell’accampamento di Vittorio Emanuele II a caccia in Val d’Aosta e più precisamente a Valnontey di Cogne era così importante per il primo sovrano d’Italia che venne posizionato nella sala da pranzo del Quirinale a partire dal 1870.

L’opera rimase al suo posto pure durante l’intero regno del figlio Umberto II, anch’egli profondamente affezionato alle montagne del Gran Paradiso. Per oltre 30 anni quindi tutti gli invitati al Quirinale ebbero modo di ammirare ed apprezzare questo dipinto, che venne successivamente trasferito ad castello reale di Racconigi da Vittorio Emanuele III, che come è ben noto non aveva la passione per la montagna e per la caccia che aveva invece contraddistinto il padre Umberto e il nonno Vittorio.

La bellissima veduta dell’accampamento di Vittorio Emanuele II a caccia a Valnontey è una delle tante opere che a Bard già più di 35mila visitatori hanno osservato durante i primi 3 mesi di apertura della mostra, che si concluderà domenica 1° novembre.

Come era facile prevedere la rassegna “Metamorfosi dello sguardo. le Alpi immagini fich e” è piaciuta molto. Assemblata con opere preziose, pittoriche e non, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private ha confermato che il fascino delle nostre montagne e delle scene legate alla cultura alpina è sempre forte nei confronti del pubblico.

A curarla è stato Aldo Audisio, già direttore del Museo della Montagna di Torino. I quadri esposti sono tutti di elevata qualità o di particolare significato: sono stati distribuiti insieme a manifesti e stampe in 6 sezioni, in modo da presentare sotto il profilo artistico l’evoluzione del paesaggio montano tra la fine del XVIII e la metà del XX secolo.

In particolare il pubblico è rimasto affascinato da opere dal rilevante impatto visivo, come il dipinto di Alberto Rossi scelto come immagine simbolo della mostra, la bellissima mietitura a La Saxe di Courmayeur che fu tra i quadri prescelti per rappresentare l’Italia all’Expo internazionale di Bruxelles del 1910 e poi entrò nella collezione di Casa Reale. Oppure l’allegro convivio alla fontana di Gimillan di Leonardo Bazzaro, abbinato alla rara rappresentazione di Tignet a Valsavarenche del 1920, presentata con il titolo “Ciao Mamina” alla Promotrice torinese del 1922. O ancora lo straordinario paesaggio notturno di Mario Reviglione, il grande e riscoperto interprete del “realismo magico”, con soggetto Ayas ed esposto alla Biennale di Venezia del 1926. Per gli amanti di Italo Mus è proposto uno dei suoi quadri corali più famosi, il cosidetto “Mercatone” o “Fiera di paese”, con decine di personaggi tra mucche, pecore e palloncini colorati.

Nella parte iniziale del percorso espositivo sono da ammirare i bellissimi acquerelli di Giuseppe Bagetti, tra i quali quello famoso del defilé delle truppe di Napoleone proprio sotto il Forte di Bard, l’immenso “Ghiacciaio del Monte Bianco” di Giuseppe Camino, il minuscolo ma importantissimo acquerello di James Duffield Harding dell’Arco di Augusto di Aosta dal quale sono state tratte decine di versioni a stampa e l’acquerello di Joseph Mallord William Turner del Gran San Bernardo, bozzetto della fortunata riproduzione pubblicata sul volume Roger’s Italy del 1830 che ebbe grande fortuna.

Per quanto riguarda la Valle d’Aosta sono in mostra vedute rare di Elijah Walton di Valtournenche e di Edward Theodore Compton di Courmayeur, un didascalico quanto particolarmente riuscito paesaggio del comprensorio del Mont Avic di Marco Calderini, lo stupendo Giovanni Giani della merlettaia di Cogne, una serie di quadri del castello di Issogne di Carlo Pittara, Vittorio Cavalleri e Alberto Pasini, un piccolo significativo Leonardo Roda dei lavori ad Aosta di costruzione della ferrovia verso Pré-Saint-Didier.

L’esposizione di Bard, allestita negli alloggiamenti del Museo delle Alpi, raccoglie una selezione di oltre 70 opere stilisticamente eterogenee per testimoniare l’evoluzione del paesaggio alpino nel corso degli ultimi 2 secoli e come i cambiamenti siano stati influenzati dalla presenza dell’uomo, con un’attenzione specifica alla Valle d’Aosta e alla valle di Chamonix.

Una ricerca che, visto il gradimento di pubblico ed esperti, potrebbe portare a nuove iniziative, visto che sono state individuate oltre 400 opere appartenenti ad istituzioni pubbliche e a privati collezionisti.