Le “Alpi immaginifiche” raccontano l’evoluzione del paesaggio montano

Data pubblicazione 3 Giugno 2026
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BARD (mm4) Un successo annunciato e non poteva essere altrimenti, tanto che l'inaugurazione, considerato la presenza di oltre 200 ospiti, ha dovuto essere spostata nella Sala Olivero. Ad accogliere i tanti partecipanti la presidente del Forte di Bard Ornella Badery, con a fianco l'assessore regionale alla Cultura Erik Lavevaz, i rappresentanti dell'Haute Savoie e del progetto interreg Dahu e soprattutto il curatore della mostra Aldo Audisio, che ne ha raccontato la genesi e la concretizzazione partendo dal titolo "Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche".

Un tema, quello dell'ambiente e delle modificazioni, soprattutto climatiche, intervenute dalla fine del Settecento ad oggi, affrontato pure da Erik Lavevaz, mentre Aldo Audisio, nel ricordare come il progetto sia iniziato 2 anni fa, ha spiegato il motivo per il quale la mostra sia divisa in 6 sezioni, che nel riuscito allestimento sono caratterizzate dai diversi colori utilizzati alle pareti per diventare sfondo delle opere d'arte.

La particolarità di questa iniziativa, e senza dubbio la sua ricchezza, risiede nel fatto che ad accompagnare il visitatore nel mondo alpino che cambia siano i quadri, gli acquerelli, i disegni ed i manifesti dei maggiori artisti della montagna che conosciamo, a cominciare da Joseph William Mallord Turner con il suo "Gran San Bernardo" del 1826, per arrivare sino ad uno straordinario Leonardo Bazzaro di Gimillan di Cogne, senza dimenticare lo spettacolare scenario dell'attuale territorio del Parco del Mont Avic di Luigi Calderini, che ritroviamo con il grande quadro di Donnas realizzato per Federico Selve, l'industriale famoso in bassa valle per la costruzione della scuola e dell'asilo di Donnas donati alla comunità.

Dopo l'articolata presentazione di Aldo Audisio, che ha illustrato pure i contenuti del libro edito nell'occasione, che contiene un saggio molto interessante di Laura Gallo, il pubblico - fortemente incuriosito - si è recato negli spazi dove, accolto dalla famosa veduta di Aosta di fine Seicento, conservata nella sala giunta del Palazzo regionale, ha poi incontrato lo stupefacente Giuseppe Camino di ghiacciai e uomini con la tempesta in arrivo.

Un quadro mai uscito prima d'ora dalla collezione pubblica nel quale è conservato come l'altrettanto famoso ed affascinante dipinto di Carlo Pittara della caccia di Vittorio Emanuele II in Valnontey, conservato nel Castello reale di Raconigi.

Tra istituzioni pubbliche e collezionisti privati, le 70 opere sono tutte di notevole impatto, come "Aracne Rustica" di Giovanni Giani dipinta a Cretaz di Cogne, oppure "Ciao Mamina" del 1920 di Alessandro Lupo, che ritrae Tignet di Valsavarenche, un soggetto rarissimo da osservare. Poi lo straordinario "Notturno di Ayas" di Mario Reviglione, grande interprete del realismo magico, presentato alla Biennale di Venezia del 1926, oppure di Leonardo Roda l'affascinante prato fiorito o la curata inquadratura della stazione ferroviaria di Aosta durante i lavori di raccordo con la costruenda linea verso Pré-Saint-Didier.

Per gli amanti di Italo Mus spicca la "Fiera di paese", noto anche come "Il mercato ne", tra i lavori più riusciti del pittore di Saint-Vincent, nel quale tra mucche e pecore, spiccano le figure caratteristiche della società valdostana degli anni Quaranta, come "lo marchan di vatse", gli innamorati, la mamma con culla che non rinuncia a portare il suo bimbo in mezzo ad adulti e bestie, gli artefici della "patse", i palloncini simbolo di festa.

Non mancano i riferimenti ai beni culturali, così importanti per le trasformazioni turistiche della Valle d'Aosta, con una serie dedicata ad Issogne, di 3 importanti firme diverse: Carlo Pittara, Vittorio Cavalleri ed Alberto Pasini.

Tra i quadri dalle strette inquadrature di montagna, ecco la rarità di un "Col du Géant" di Edward Theodore Compton, pittore acclamato che frequentò pochissimo la nostra regione, o ancora la "Ravine in Valtournenche" di Elijah Walton, artista difficile da reperire in un formato così grande.

L'opera scelta per rappresentare la mostra è "La mietitura ai piedi del Monte Bianco" del 1909 di Alberto Rossi, quadro straordinario, tra i 40 scelti per rappresentare l'Italia all'Esposizione Universale di Bruxelles del 1910 e poi passato di proprietà di Casa Reale. L'inquadratura pone al centro uomini e donne durante il lavoro a La Saxe, con sullo sfondo il Monte Bianco coperto dalla nuvole. Nello stesso luogo oggi sorge una selva di condomini, nati negli anni Sessanta e Settanta, simboli dell'arrivo di un nuovo tipo di turismo a Courmayeur. Quindi un quadro che, nelle intenzioni degli organizzatori della mostra, rappresenta pure un elemento di testimonianza visiva del passaggio delle epoche.

La mostra "Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche" rimarrà a disposizione del pubblico sino a domenica 1 novembre, fruibile con il biglietto di ingresso al Forte. Sicuramente un'esposizione che incontrerà i favori del pubblico e che è stata allestita con gusto dallo staff della struttura, coordinato da Sara Gal, con la supervisione di Aldo Audisio, che nella sua lunga carriera, compresa l'esperienza di direttore del Museo della montagna di Torino, si è occupato di centinaia di rassegne culturali, nell'occasione affiancato da Laura Gallo, Sandra Barberi e Leonardo Bizzaro.

 

  • L’inaugurazione dell’esposizione “Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche
    L’inaugurazione dell’esposizione “Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche" con da sinistra il direttore del Forte di Bard Luca Bringhen, la storica dell'arte Laura Gallo, il curatore Aldo Audisio, la presidente del Forte di Bard Ornella Badery, la storica dell'arte Sandra Barberi, la soprintendente ai Beni culturali Laura Montani e l'assessore regionale alla Cultura Erik Lavevaz