
AOSTA (mye) Paperino ha già imparato le lingue ed ora si dedica ai dialetti. Nel numero 3.660 di “Topolino”, in uscita mercoledì prossimo, 14 gennaio, ci sarà una storia, “Paperino lucidatore a domicilio” declinata in 4 versioni dialettali, distribuite nelle rispettive regioni. Il celebre papero parlerà bolognese, catanzarese, genovese e francoprovenzale valdostano. «Inizieremo ad accendere i fuochi d'artificio per il nuovo anno - scriveva il direttore di “Topolino” Alex Bertani, nel numero della vigilia di Natale - a partire dalla richiestissima iniziativa sui dialetti italiani che in occasione della "Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali" (17 gennaio) vedrà sul giornale una nuova storia realizzata in quattro idiomi di altrettante regioni».
Per una volta, un progetto di valorizzazione del patois non ha bisogno di aspettare le istituzioni regionali, ma rientra in un’iniziativa di più ampio respiro, avviata all’inizio del 2025. Sono infatti già usciti il numero 3.608 del 15 gennaio 2025, in 4 regioni - Lombardia, Toscana, Campania e Sicilia con una storia tradotta rispettivamente in milanese, fiorentino, napoletano e catanese - e il 3.619, uscito il 2 aprile, con altre 4 regioni: Piemonte (torinese), Veneto (veneziano), Lazio (romanesco), Puglia (barese).
A tirare le fila del progetto, e a dargli valore scientifico, è Riccardo Regis, docente di linguistica e dialettologia all’Università di Torino. Il primo passaggio fu nella primavera del 2024, quando Riccardo Regis venne contattato dalla redazione del celebre settimanale a fumetti, edito dalla Panini Comics, per una campagna di uscite, ciascuna delle quali prevede più versioni di uno stesso numero di Topolino con una storia tradotta in diversi dialetti e poi distribuita in modo puntuale nei vari territori.
Per la realizzazione e revisione delle versioni dialettali, Riccardo Regis ha contattato un esperto per ogni regione. Per la Valle d’Aosta, ha coinvolto Fabio Armand, "maître de conférences" (professore associato) in antropologia e linguistica all'Université Catholique de Lyon. «Il francoprovenzale è la mia lingua materna. - racconta Fabio Armand - Per la traduzione ho utilizzato una grafia ortografica e etimologica sul modello di quella usata da Jean-Baptiste Cerlogne e dal dizionario di Aimé Chenal e Raymond Vautherin. L'esperienza è stata molto interessante. Prima di tutto, per il piacere di lavorare per Topolino, a cui ero abbonato quando ero bambino. Ma anche per l'importanza di questa iniziativa che può servire a sensibilizzare le nuove generazioni al francoprovenzale, lingua che, purtroppo, continua inesorabilmente a perdere locutori a causa della mancanza di politiche di promozione efficaci e del fatto che venga trasmessa sempre meno in ambito familiare. Allo stesso tempo, questo lavoro di traduzione mostra come il francoprovenzale sia una lingua viva, che si adatta ai cambiamenti socio-economici della realtà valdostana e che può essere usata per comunicare in qualsiasi ambito della vita quotidiana. Questa traduzione in francoprovenzale si aggiunge ad altri esempi realizzati oltralpe, come le traduzioni in francoprovenzale della Bresse, dipartimento dell'Ain, o della Savoie, in Francia, di fumetti quali Tintin o Lucky Luke».