L’automa di Innocenzo Manzetti al Technisches Museum di Vienna

Data pubblicazione 19 Dicembre 2020
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L’automa denominato “Il Suonatore di flauto”, progettato e realizzato dall'inventore valdostano Innocenzo Manzetti nel XIX secolo, è stato prestato al Technisches Museum di Vienna - il cui sito Internet può essere visitato digitando l’indirizzo www.technischesmuseum.at - dove è esposto da giovedì scorso, 17 dicembre, fino a giovedì 20 maggio, nell'ambito della mostra intitolata “Intelligenza artificiale”.

Si tratta di un'esposizione per riflettere sul ruolo dei robot nella nostra vita e nella nostra quotidianità. Un'occasione importante per immergersi in una sorta di Wunderkammer robotica utile a sondare le origini, gli sviluppi e i nuovi, repentini e sorprendenti orizzonti dell'intelligenza artificiale.

Con il supporto del BMK - il Ministero federale per la protezione del clima, l'ambiente, l'energia, la mobilità, l'innovazione e la tecnologia -, il Technisches Museum si propone, così, di fare luce sugli aspetti tecnico-scientifici, ma anche sui miti creatisi intorno al tema dell'innovazione tecnologica e di quel settore particolare chiamato ars electronica. Senza dimenticare, tuttavia, che ciò che è davvero importante in questo complesso sistema, è e resta l'essere umano.

L'automa del genio manzettiano, frutto di un lavoro iniziato nel 1840 e durato tutta la vita con costanti perfezionamenti, sbalordì il mondo intero. Considerando gli attuali robot capaci di comporre musica e suonare uno strumento, senza tema di smentita possiamo riconoscerne, ancora oggi, la straordinaria modernità.

“Il Suonatore di flauto”, del tutto simile ad un uomo per statura, forma e fattezze, composto di ferro e acciaio, rivestito di pelle di camoscio e con un volto di porcellana, tramite l'aria compressa che veniva immessa nel flauto, poteva suonare fino a dodici arie diverse in base ad un programma registrato meccanicamente su un cilindro attraverso un macchinario simile a quello delle pianole meccaniche.

«"La Feuille d'Aoste" del 1° ottobre 1861 - evidenzia l'assessore ai Beni Culturali, Turismo, Sport e Commercio Jean-Pierre Guichardaz - evidenzia come all'epoca, purtroppo, Innocenzo Manzetti non riuscì a far conoscere questa sua eccezionale invenzione e che la meraviglia che avrebbe dovuto girare l'Europa, rimase silenziosa e inattiva in un piccolo atelier della città. E' con grande piacere e profonda soddisfazione che, rispondendo alla richiesta del Technisches Museum di Vienna, possiamo dunque valorizzare ulteriormente la conoscenza di Innocenzo Manzetti e del suo genio decisamente in anticipo sui tempi attraverso un automa emblematico della continua ricerca dell'alter ego robotico iniziata col Servo automatico nel III secolo a.C.. Regolarmente esposto in uno spazio dedicato nel Centro Saint Bénin, ora l'automa, prestato per questa importante occasione, farà ancor più parlare di sé in un'epoca caratterizzata da tematiche e sfide di cui si fa prezioso testimone e ambasciatore pur essendo stato creato ben 170 anni fa».

Innocenzo Manzetti,

genio in anticipo sui tempi
Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti, entrambi di Aosta, sono i biografi dell’inventore e proprietari di tutti i suoi documenti, nonché fondatori dell’Associazione culturale Museo Manzetti. Determinante per i due studiosi è stato l'incontro con la nipote dell'inventore, Gilberte Manzetti, che ha donato loro centinaia tra lettere, disegni e manoscritti appartenuti al suo congiunto. Tra gli oggetti più preziosi, vi sono una copia della prima biografia di Manzetti, scritta alla fine dell'Ottocento da Tancredi Tibaldi, e il diario dello stesso Manzetti, contente i suoi esperimenti sulle auto e sui motori. Al suo genio, come testimonia il giornale La feuille d'Aoste del 29 giugno 1865, si deve la realizzazione "télégraphe vocal", ovvero del primo strumento in grado di trasmettere la voce a distanza per mezzo dell'elettricità. In pratica si trattava dell'antenato del moderno telefono. La presentazione di questa invenzione precedeva di 11 anni il deposito del brevetto da parte dell'americano Alexander Graham Bell e di 6 anni la prenotazione di brevetto da parte del toscano Antonio Meucci, ancora oggi universalmente considerato “il padre del telefono”.

Al di là del telefono a Manzetti vanno ascritte molte altre geniali creazioni, tra cui l'automobile a vapore, il motore pneumatico - utilizzato per il suo celebre automa -, la macchina per la produzione domestica della pasta e un particolare tipo di calce idraulica.