Monterosa, cinquant’anni fa la seggiovia Crest-Ostafa “La prima biposto in Italia, una rivoluzione per l’epoca”

Data pubblicazione 2 Marzo 2019
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La stagione invernale 2018-2019 è ricca di ricordi e di anniversari per il comprensorio sciistico Monterosa Ski. La recente inaugurazione della nuova funivia Champoluc-Crest è infatti avvenuta esattamente 60 anni dopo la costruzione della prima e a mezzo secolo di distanza dal taglio del nastro della seggiovia Crest-Ostafa.

Fu per l’amore per la montagna di un genovese che 60 anni fa, nel 1958, venne realizzata la prima funivia della Valle d’Ayas e una delle più moderne di tutta Italia - con la tipologia a fune portante e fune traente e vetture a 4 posti in grado di portare al Crest 450 persone all’ora. Nel 1968, poi, la prima seggiovia biposto addirittura in Italia, la Crest-Alpe Ostafa fu una vera rivoluzione per il mondo dello sci, che iniziava ad avvicinarsi all’era moderna.

Ferruccio Fournier, 80 anni, maestro di sci, nato e sempre vissuto nella sua Ayas, ha conosciuto in prima persona le grandi trasformazioni che hanno segnato, passo dopo passo, la realizzazione e poi i vari ammodernamenti degli impianti sciistici, passando da uno stile di vita ancora sostanzialmente rurale alle nuove dinamiche delle località della Valle d’Ayas ora caratterizzate da turismo, commercio e attività legate al mondo dello sci.

«Si chiamava Aldo Acquarone, arrivava da Genova ed era talmente innamorato della nostra località da decidere di finanziare totalmente in proprio la realizzazione dell’opera, sborsando la cifra davvero enorme per l’epoca di 150 milioni di lire. - spiega Ferruccio Fournier - Costituì una società privata la cui gestione fu affidata ad un altro genovese, Alfredo Gallian, in veste di amministratore unico. Nell’inverno tra il 1958 e il 1959 scesero dal Crest a Champoluc 274 persone in tutto, un vero record per l’epoca; allora c’era un solo pistone che arrivava in paese e 2 piccole sciovie al Crest».

Fu solo poi a metà degli anni ’60 che la Regione decise di intervenire e finanziare gli impianti a fune della Valle d’Aosta e nel caso di Ayas, intervenne nella società con il 35 per cento del capitale. Prese il via così il progetto che portò poi nel 1967 alla progettazione della seggiovia biposto Crest-Ostafa e Ferruccio Fournier, che in quegli anni lavorava in Regione, all’Assessorato delle Finanze, entrò prima nel Consiglio di amministrazione della nuova società a capitale misto, per poi passare alla dirigenza.

«La seggiovia fu inaugurata a Ferragosto del 1968. - ricorda l’attuale presidente dell’Avif (Associazione Valdostana Impianti a Fune) - Una vera rivoluzione per l’epoca perché allora esistevano solo monoposto: una svolta per l’intero settore perché si consentiva di trasportare 700 persone all’ora, dai 1.900 metri del Crest a quota 2.400 metri».

Ferruccio Fournier è stato davvero l’uomo dei record e fu all’inizio degli anni ’70 (per la precisione nel 1972) che diede il via alla realizzazione dell’impianto che portava al Colle Sarezza, per consentire di salire a 2.700 metri. «Fu il primo progettato per essere completamente costruito attraverso l’uso dell’elicottero», racconta ancora Fournier.

Cinquant’anni trascorsi nella società di gestione degli impianti di Champoluc con momenti esaltanti ed altri drammatici, come quello che ha funestato la storia della località con il tragico incidente avvenuto nel 1983, in cui una cabina si sganciò dalla fune e cadde da un’altezza di 20 metri, provocando 11 vittime.

«Fu un periodo doloroso per tutta la società. - rammenta ancora l’ex dirigente della Monterosa - L’impianto fu completamente smantellato e ricostruito da zero in pochi mesi: venne inaugurato il 6 gennaio del 1984».

Ferruccio Fournier è rimasto in carica fino al 2008, anno in cui in Monterosa iniziò una lunga serie di avvicendamenti alla dirigenza.

«Dovendo fare un bilancio di mezzo secolo di attività, posso dire che sono sempre stato circondato da collaboratori capaci e motivati che hanno avuto lo stesso mio spirito. - conclude Ferruccio Fournier - Eravamo animati da una spinta ideale verso il nostro lavoro, motivati a realizzare qualcosa di importante per la nostra montagna. Le aziende a questi livelli hanno bisogno di continuità e di programmazione sulla lunga durata; troppi cambiamenti non giovano alle società. Le valutazioni complessive devono essere fatte sui risultati e sulla produttività».