AOSTA (fci) «Dal 2022, a seguito della crisi energetica, Cogne utilizza ammortizzatori sociali e dal 1° giugno la cassa integrazione per ulteriori 12 mesi. Ora c'è anche la disdetta della contrattazione. Siamo preoccupati della situazione e per questo, unitariamente, abbiamo chiesto nei giorni scorsi un incontro al Ministero, convocato per martedì 21 luglio alle 16. Non ci è chiaro cosa la multinazionale taiwanese voglia fare di questa azienda siderurgica strategica nazionale e come voglia trattare i lavoratori. Non resteremo a guardare di fronte a un comportamento che giudichiamo insensato».
Lo ha dichiarato, in una nota, Loris Scarpa, coordinatore nazionale del settore siderurgia per la Fiom-Cgil all'indomani dello sciopero di 8 ore - martedì scorso, 7 luglio - nello stabilimento Cogne Acciai Speciali, con presidio davanti al cancello della direzione. Oltre alla disdetta unilaterale del contratto integrativo da parte dell'azienda (un accordo del valore di circa 5 mila euro all’anno a persona tra maggiorazioni e in caso di premio di risultato pieno), il sindacato evidenzia «il clima che si è creato all'interno della Cogne, segnato da contestazioni disciplinari frequenti, alcune delle quali sfociate in licenziamenti: dialogo, concertazione, collaborazione e trattativa sembrano essere state sostituite da decisioni unilaterali, tolleranza zero sugli errori lavorativi e controllo costante su tempi e modi di produrre».
Circa 250 lavoratori (i dipendenti Cogne sono 1.200, che arrivano a 1.500 con l’indotto) hanno partecipato martedì scorso al presidio organizzato davanti alla direzione della Cogne Acciai Speciali di Aosta nell'ambito dello sciopero di 8 ore proclamato da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, con l'adesione del Savt Industrie, dopo la disdetta del contratto integrativo aziendale. Nel corso della manifestazione sono intervenuti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Tra questi il rappresentante della Fiom Cgil, Fabrizio Graziola, che ha richiamato l'attenzione sulle ricadute occupazionali e sociali della vertenza.
«La Cogne Acciai Speciali è la più grande azienda della Valle d'Aosta: conta circa 1.200 dipendenti che diventano quasi 1.500 considerando anche l'indotto. Dietro questi numeri ci sono 1.500 famiglie che oggi vedono il proprio futuro appeso a un filo. Per questo il problema della Cogne non può più essere considerato solo una questione aziendale, ma deve diventare un problema di tutta la comunità valdostana. In una regione come la nostra il rischio è che una crisi industriale si trasformi rapidamente in una crisi sociale», ha affermato.
Nel pomeriggio di giovedì scorso, 9 luglio, incontro tra i rappresentanti dei sindacati metalmeccanici e l’assessore allo Sviluppo economico, Luigi Bertschy, presenti anche i dirigenti dell’Assessorato Gianni Nuti e Tamara Cappellari. Ieri, venerdì 10, si è tenuto un confronto tra la Giunta regionale e i rappresentanti della Cogne Acciai Speciali, mentre lunedì prossimo, 13 luglio, in Confindustria sarà la volta del meeting tra acciaieria e sindacati per iniziare le trattative riguardanti proprio il rinnovo del contratto integrativo. In attesa dell’incontro al Ministero di martedì 21 luglio.
Per quanto riguarda lo scenario aziendale, è entrato in vigore da inizio mese lo scudo dell’Unione europea contro la sovrapproduzione mondiale che invade il mercato del nostro continente, in particolare dalla Cina.
Le nuove norme prevedono la riduzione delle quote di importazioni annuali da Paesi terzi in esenzione doganale: 18,3 milioni di tonnellate. Oltre tale quota saranno applicati dazi del 50 per cento.
Secondo la Commissione europea, nel 2025 rispetto all'anno precedente la crescita delle importazioni di prodotti finiti, soprattutto cinesi, è stata di oltre il 1000 per cento. Con i prezzi crollati di quasi il 90 per cento.
Impossibile competere a queste condizioni. Tanto che dal 2018 a oggi in Europa sono andati persi 300 mila posti di lavoro nel settore siderurgico, per una flessione della capacità produttiva di 30 milioni di tonnellate di acciaio.
Dallo scudo europeo si attendono anche benefici per la Cogne Acciai Speciali, dopo la perdita netta di quasi 61 milioni di euro lo scorso anno. Una delle ragioni che hanno portato alla disdetta unilaterale del contratto integrativo e allo sciopero di martedì dei lavoratori.