Il raccordo con la Statale 27 chiuso da lunedì 15 giugno. Il Consiglio Valle: stop all’avvio dei lavori. La Sav tira dritto

Data pubblicazione 17 Giugno 2026
Le gallerie Signayes e Cote de Sorreley saranno chiuse da lunedì 15 giugno
Le gallerie Signayes e Cote de Sorreley saranno chiuse da lunedì 15 giugno
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GIGNOD (qdn) Chiuderà dalle 9 del mattino di lunedì prossimo, 15 giugno, il raccordo tra l’autostrada A5 e la Statale 27 del Gran San Bernardo. Lo ha ufficializzato nella serata di ieri, venerdì 12 giugno, la Regione, scrivendo in un brevissimo comunicato che «la Società Sav ha formalmente confermato che, alla luce della necessità di dare immediato avvio alle soluzioni progettuali adottate e vista l’assenza di soluzioni operative alternative, inizieranno i lavori di adeguamento delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes». La riapertura del tratto autostradale è prevista, salvo eventuali anticipi, il 30 giugno 2027.

La Sav tira dritto, dunque, nonostante martedì scorso, 9 giugno, il Consiglio Valle abbia approvato a larghissima maggioranza (32 favorevoli, solo 3 astenuti di Avs) una risoluzione che impegnava il presidente Renzo Testolin a chiedere l’immediata sospensione dell’avvio dei lavori programmati alle gallerie. Nel testo si chiedeva anche di «aggiornare, congiuntamente ai rappresentanti regionali nominati nella Sav, almeno ogni 3 mesi la Commissione consiliare competente in merito ai conseguenti sviluppi e ad attivarsi con urgenza presso le concessionarie Sav e Rav, per quanto di competenza, al fine di ottenere la gratuità o una significativa riduzione tariffaria del pedaggio autostradale per i residenti valdostani nel tratto A5 tra il casello di Nus e il casello di Aosta Ovest/Saint-Pierre, per l'intera durata della chiusura delle gallerie».

«Questa risoluzione, sottoscritta da 32 consiglieri su 35, intende esprimere alla concessionaria Sav un forte disappunto rispetto a una scelta che avrà ripercussioni significative sulla viabilità regionale. - ha dichiarato il presidente della Regione Renzo Testolin - Non si tratta però soltanto di una presa di posizione politica, ma di una concreta disponibilità da parte del Governo regionale ad avviare un confronto serio con la società concessionaria, fondato su presupposti chiari, per costruire una collaborazione reale e nell’interesse del territorio e dei cittadini».

La Sav, per la verità, pare non avere alcuna intenzione di fermare l’iter di avvio dei lavori programmati. «Votare oggi la richiesta di sospendere i lavori, dopo quanto ci è stato rappresentato, tardivamente, dalla Sav e dal presidente Testolin, è un atto di irresponsabilità. - ha attaccato Chiara Minelli di Avs - Non condividiamo l'approccio: c'è un problema di sicurezza delle gallerie che non si può rinviare, bisogna ora concentrarsi sulle contromisure».

Il dibattito in aula

Il dibattito in Consiglio Valle ha reso evidente la scollatura tra la politica e la Sav (di cui la Regione è socia di minoranza, detenendo il 28,72 per cento delle quote), con una serie di prese di posizione dure contro la società autostradale. «Oggi è venuto meno qualsiasi rapporto di fiducia con la Sav. - ha detto il capogruppo dell’Union Valdôtaine Aurelio Marguerettaz - Nel momento in cui si costruisce un dossier per l’affidamento in house dei lavori, il cerchio è già chiuso, ma questo tipo di affidamento può rappresentare un danno per la società, perché senza gara non si beneficiano dei ribassi d’asta. È qui che i nostri consiglieri di amministrazione potrebbero dire la loro: basta con gli affidamenti in house, che peraltro escludono le imprese del nostro territorio. Se tutto è costruito per alimentare le società del gruppo, è evidente che la Sav non è più una società che mette al centro il territorio, ma il gruppo».

«Questa vicenda non è solo tecnica ma politica e riguarda i rapporti tra la Regione e la società Sav, che incide direttamente sul nostro territorio. - ha argomentato Laurent Viérin - Il Consiglio regionale avrebbe dovuto poter discutere prima questa situazione, perché al di là dell’esito, era importante esprimere una posizione che parta dal Consiglio Valle. Oggi emerge con forza la necessità di un rapporto più equilibrato tra la Regione e le società concessionarie: la Valle d’Aosta non può essere considerata un soggetto marginale rispetto a decisioni che hanno ricadute pesanti sulla viabilità, sull’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini. Serve maggiore trasparenza, più confronto istituzionale e un ruolo più incisivo dei rappresentanti della Regione nelle società partecipate. Da qui in avanti il Consiglio deve essere maggiormente coinvolto e messo in condizione di esercitare pienamente il proprio ruolo su dossier così rilevanti».

«La Sav ha gestito non bene questa vicenda, non prevedendo per tempo modalità meno impattanti. - ha rimarcato Corrado Jordan - Resta la domanda politica: perché i rappresentanti regionali in seno alla società non hanno attivato per tempo i necessari meccanismi di indirizzo e valutazione delle ricadute sul territorio? La Regione è socio di minoranza, ciò non toglie che il socio di maggioranza debba comunque rispettare la comunità e il territorio. Sono profondamente insoddisfatto per come è stata gestita la vicenda»: «La risposta di Sav alle nostre sollecitazioni è stata netta: chiusura totale, l’unica soluzione possibile era la loro. - ha lamentato Marco Viérin del Centro Autonomista - Una risposta che non ci convince per niente. Sav non è un soggetto lontano da noi e la Regione ne è azionista: proprio per questo il confronto non deve essere un passaggio formale, ma un percorso reale, fondato su dati e condiviso».

«Proprio perché l'intervento è serio e l'impatto sul territorio è enorme e prevedibile, questa Giunta avrebbe dovuto governare il problema per tempo visto che ne era al corrente almeno dall'ottobre 2023» ha affermato il capogruppo di Fratelli d’Italia Alberto Zucchi.

«Ciò che è incomprensibile è l'assoluta mancanza di programmazione, a testimonianza di come la politica valdostana abbia fallito nel proprio ruolo» ha detto la capogruppo de La Renaissance Valdôtaine Eleonora Baccini.

«In questa vicenda qualcosa non ha funzionato e il Governo è venuto a sapere troppo tardi di una situazione sulla quale non si poteva più porre rimedio. - ha riflettuto Pierluigi Marquis di Forza Italia - Cerchiamo di fare tesoro di questa esperienza affinché, per il futuro, tutte le situazioni che ci troveremo a dover gestire vengano affrontate con una pianificazione condivisa tra tutti gli enti e soggetti interessati».

«La Regione detiene il 28 per cento nella Sav e il 99,9 per cento nel Casinò, ma in entrambi i casi non sappiamo mai per tempo cosa succede e lo veniamo a sapere da altri» ha pungolato Fulvio Centoz del Pd.

«Il Presidente ha portato questa Regione da un'isola felice a una condizione di isolamento per incapacità di affrontare i dossier. - ha attaccato duramente Marco Carrel degli Autonomisti di Centro rivolgendosi direttamente a Renzo Testolin - Lei ha dimostrato, con una serie di eventi, che non è più in grado di essere il Presidente di questa Regione. Posi la bacchetta, non è magica e non funziona, e metta al suo posto qualcuno che ha voglia di lavorare, condividere e rilanciare la Valle d'Aosta».

Avs: servono misure concrete per residenti e pendolari

Nella mattinata di ieri, venerdì 12 luglio, il gruppo consiliare Alleanza Verdi e Sinistra è tornato a chiedere «misure concrete per residenti e pendolari della Valle del Gran San Bernardo». «Nei giorni scorsi abbiamo rifiutato di aderire a una richiesta di sospensione dei lavori avanzata quando ormai il cantiere era imminente. - si legge nella nota - Oggi, dopo che la Sav ha confermato l'avvio degli interventi senza prendere in considerazione l'inutile e poco sensata risoluzione, riteniamo ancora più evidente che sia necessario concentrarsi sulle misure utili ad attenuare i disagi per il territorio. Avs ricorda di avere già chiesto formalmente alla Presidenza della Regione, fin dal 22 maggio, di valutare il divieto di transito per il traffico pesante internazionale che non abbia origine o destinazione in Valle d'Aosta o nel Vallese, una misura concreta per ridurre congestione, inquinamento, rischi e impatti sulle comunità della vallata. Con un'interrogazione chiediamo ora alla Giunta regionale se sia stato predisposto un piano straordinario di trasporto pubblico per la Valle del Gran San Bernardo, capace di offrire ai residenti e ai pendolari un'alternativa reale all'auto privata, con corse più frequenti, maggiore capacità di trasporto e garanzie di puntualità e velocità del servizio».