a cura di Isabella Sala indignatavda@gmail.com

Burnout

Data pubblicazione 2 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica.

Vi sarà di sicuro capitato di scattare foto di Aosta vista dall’alto. Avete notato, un fatto banale, ma gravissimo? Aosta è una piccola distesa grigia tra i monti. Aosta è infatti una delle città con meno verde d’Italia; “qual è il problema?” dirà qualcuno, è circondata da moltissimo verde, perché è situata in una delle valli con un’immensa presenza di fonti naturali come boschi, torrenti, fauna e flora variegata.

E’ tutto vero, ma se vi fermate ad osservare la sola città di Aosta, noterete che non esistono praticamente viali alberati, che non ci sono grandi prati, se non un paio, (di cui uno è lo stadio... inutilizzato), che di parco c’è n’è uno solo, piccolo, vicino alla stazione. Provate a salire a metà vallata e guardate Aosta nel suo unico agglomerato di case.

Tutto ciò ha un impatto non solo a livello di inquinamento, che non è poco, ma anche per una serie di impatti emotivi e sociali nella vita di una città; non si può pensare di vivere della natura che si raggiunge in auto. Bisogna vivere all’interno di una città, in cui la natura sia equamente distribuita con il servizio alla comunità.

Parchi, giardini pubblici, viali alberati, sono tutti elementi indispensabili per ridurre l’impatto dell’inquinamento sul clima e per migliorare la psicologia di chi vive in valle.

La città green si costruisce in tanti modi, con un approccio olistico che abbracci ogni settore. Uno di questi, oltre alle aree verdi che mancano, è la mobilità e non si può ottenere con le piste ciclabili inutilizzate, ma con servizi efficienti, parcheggi fuori città che disincentivino l’utilizzo dell’auto in centro, sostituiti da una mobilità pubblica elettrica.

Ormai esistono interi studi di urbanistica verde, che mirano a ridurre il più possibile l'uso di energia, acqua e materiali in ogni fase del ciclo di vita di una città o di un quartiere. Questo approccio include la riduzione della cosiddetta "energia intrinseca", che è l'energia necessaria per l'estrazione e il trasporto dei materiali, la loro fabbricazione e l'assemblaggio negli edifici.

E senza volere arrivare ad essere Copenaghen (perchè no poi?), che ha più del 25 per cento della propria superficie verde, in cui l’80 per cento dei cittadini dista a non più di 5 minuti (300 metri) da un parco o un’area verde.

Basterebbe cominciare ad infoltire le aree verdi, a piantumare nelle piazze, a promuovere l’alberatura dei viali e ad aumentare i parchi. Tutto questo avrà un sicuro impatto nella riduzione dello stress, sull’aumento della qualità della vita in generale, nel promuovere l’inclusione sociale e nell’aumentare anche il valore immobiliare, senza contare ovviamente la salvaguardia dell’ambiente.

Gli unici stressati saranno i politici, che dovranno lavorare per studiare un piano diverso, per una città così impoverita, che non si impigrisca sulla posizione geografica e che vada un poco oltre le deserte piste ciclabili.