Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica
Ecco la geografia dell’isolamento valdostano: da un fronte abbiamo il raddoppio che non raddoppia, ma chiude, si ferma, si blocca, una ferrovia abbandonata perché definita sottoutilizzata che invece era solo mal organizzata e che rappresenta l’unica soluzione sana di collegamento ; all’ingresso a sud abbiamo la corsia unica più cara d’Italia, che chiamiamo eufemisticamente autostrada, un aeroporto che non decolla e la ferrovia che non marcia, non si moltiplica, non si velocizza, non si manifesta, non diventa la metro veloce che dovrebbe ; dalle vallate laterali ci sono gli incubi di fantasmagorici trenini o funicolari che sanno di ponte sullo stretto, per progetti e tempi di attuazione.
Insomma siamo circondati, da cosa? Dall’ottusità.
Grazie a tutti coloro che mi hanno scritto per la condivisione di pensiero; mi rattrista, ma mi fortifica nelle idee, che siano moltissime le persone che si sentono soffocare, economicamente e psicologicamente, che non si sentono rappresentate o ascoltate, che hanno idee e sono partecipative. C’è una popolazione che pensa, che vota, che si indigna e che invece ha diritto ad avere risposte e fatti: questa è la popolazione da rappresentare, a cui fare riferimento.
L’isolamento di cui trattiamo infatti non è un problema di un singolo o di una categoria, non è una questione politica, di rappresentanza, da declamare e dimenticare, non stiamo parlando di una questione che riguarda un tratto della Valle d’Aosta piuttosto che un altro. Siamo di fronte ad una forma mentis che deve cambiare, e il cambiamento deve partire da chi ha il compito di governare, di programmare e di attuare. Come è possibile ad esempio che si progettino e costruiscano gallerie e che si scopra solo dopo anni che non sono a norma?
Un’ottusità di progetti, una negazione di interessi, che non vuole capire che la Valle d’Aosta non è un’isola e non deve trasformarsi circondata da un mare di lacrime. Il tema trasporti è il nodo principale che dovrebbe occupare i dibattiti politici e sociali, perché l’isolamento può portare solo all’involuzione.
L’emarginazione non è mai proficua, specie se si vive di turismo, specie in un mondo che va alla velocità di sviluppo dell’intelligenza artificiale ; se noi finiremo con il calesse, resteremo degni di un museo, a scrollarci la polvere dalle spalle ricurve, mentre gli altri intorno saranno interconnessi da reti culturali, sanitarie, turistiche ed economiche.