a cura di Isabella Sala indignatavda@gmail.com

Trattasi di dovere, non piacere

Data pubblicazione 26 Agosto 2026
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Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica

Sui social, che ormai sono il veicolo di comunicazione più utilizzato, nel bene e nel male, si sta attivando una mobilitazione popolare tutta valdostana. Nonostante io sia spesso critica nei confronti dei social media, per mancanza di controllo riguardo alle notizie e per l’assenza di censure contro il buon costume, agevolati dall’apparente mancanza di filtri, questa volta ne colgo l’utilità. Sembra infatti che molti valdostani non fossero a conoscenza di una notizia che li riguarda, e che una volta appresa la decisione politica, l’abbiano percepita come una di quelle scelte “piovute” dall’alto, in maniera irrituale. In questo caso quindi i social media stanno facendo il loro lavoro: permettere alla comunicazione di essere capillare e di raggiungere tutti. Ci sono molti cittadini, tra chi non si era reso conto di un provvedimento preso e chi non aveva avuto un titolo per replicare, che stanno esprimendosi pubblicamente sulla ferrovia dell’Alta Valle.

È stata aperta da mesi una mobilitazione per fare crescere le votazioni che promuovono la ferrovia Aosta/Pré-Saint-Didier, come “luogo del cuore”, cioè uno di quelli tra i luoghi in Italia che va protetto nonostante il suo disuso, per riuscire in extremis a salvarlo, contro l’ultima decisione politica. Il mancato utilizzo della ferrovia è una scelta tutta politica, che anche oggi decide senza confronto con la popolazione, di smantellare i binari per proporre un’alternativa via gomma. (Abbiamo già parlato di tempi e di traffico in tangenziale).

Il Fondo Ambientale Italiano, però, il FAI, prevede che i luoghi considerati del cuore, possano essere salvaguardati ed ottenere quindi, in base al valore affettivo che occupano per la popolazione, una gestione e un salvaguardia, possano godere perciò di una tutela non rappresentando appieno la specie “monumento”. La nostra ferrovia è oggi al 52esimo posto con poco più di 1.500 voti, nella classifica FAI.

“Ci sono luoghi che amiamo e che rischiamo di perdere”, scrive il FAI. “Luoghi che custodiscono e raccontano la nostra storia personale e collettiva, e che invece sono abbandonati o dimenticati o trascurati per incuria. Il censimento FAI nasce per questo. Per dare voce alle tante persone che vogliano restituire un futuro ai propri luoghi del cuore.”

Sembra giusto anche a me farlo, e ricordare alla politica che il suo mandato è quello popolare, che la prima voce da ascoltare è quella dei residenti e che nel caso di dubbio esistono molti strumenti per permettere loro di esprimersi riguardo a un tema, prima che la scelta diventi definitiva.

Questo non è un piacere che il politico fa al proprio elettore, bensì, una volta riscontrato un bisogno popolare, si tratta di un dovere.