
NUS (qdn) Una donna determinata e generosa, con una grande onestà intellettuale. Ha suscitato un diffuso cordoglio, nel mondo dell’equitazione e non solo, l’improvvisa scomparsa martedì scorso, 14 aprile, di Giovanna Rabbia, per tanti anni delegata della Fise - Federazione Italiana Sport Equestri e fondatrice e presidente del centro Avres di Nus, punto di riferimento nell’ambito della riabilitazione equestre e sportiva delle persone con disabilità. Aveva 83 anni e nel 2025 era stata insignita del titolo di Chevalier de l’Autonomie.
Era nata il 18 febbraio del 1943 a Paesana, in provincia di Cuneo, e la passione per i cavalli era radicata nella sua famiglia. Già i nonni gestivano un servizio di carrozze per il trasporto di persone ed animali a Saluzzo. Negli anni Cinquanta, insieme alla famiglia si trasferì a Torino, dove nel 1962 conobbe e nel 1965 sposò Alberto Piccolo, professore di scuola superiore, poi impiegato in una banca d’affari e pittore a tempo pieno dall’età della pensione. Nel 1971 con il marito e con il figlio Andrea, nato nel 1968, si lanciò in un’avventura trasferendosi a Courmayeur così come fecero anche altri 3 dei suoi 5 fratelli: Mario (un’autorità della pasticceria ai piedi del Monte Bianco), Giovanni (mancato a soli 57 anni) ed Alberto. Tante le attività commerciali che i 4 fratelli hanno gestito negli anni Settanta e Ottanta, separatamente ma sempre uniti: 2 pasticcerie, 2 bar, la gastronomia, il ristorante.
Proprio a Courmayeur rifiorì nel cuore di Giovanna Rabbia la passione per i cavalli: il primo glielo regalò suo marito nel 1978. Persona con una determinazione fuori dal comune, frequentò il primo corso formativo di riabilitazione equestre a Milano, insieme al neuropsichiatra infantile Giovanni Voltolin. Seguì corsi di formazione, collaborò con la Cattedra di Neuropsichiatria infantile dell’Università di Firenze, si appassionò al mondo della riabilitazione equestre che allora muoveva i primi passi. All’inizio con i suoi ragazzi andava in Canavese, poi aprì una scuderia ad Aosta e infine, da un prato di Nus, nacque l’Avres, centro di riabilitazione equestre divenuto negli anni una realtà di eccellenza, capace di coniugare competenze tecniche, sensibilità e attenzione per i più fragili.
Membro del Panathlon Club Valle d’Aosta, ha trasformato molti dei suoi sogni in realtà, con una capacità e una visione non comuni. Ha regalato gioia e speranza a ragazzi e famiglie che hanno frequentato l'Avres, rassicurandoli con il suo sorriso e la sua forza.
«La Valle d’Aosta perde non solo una donna generosa, sempre presente e di straordinaria competenza, ma soprattutto una guida appassionata, instancabile e lungimirante, che ha dedicato la propria vita alla crescita e alla diffusione degli sport equestri sul territorio. - si legge nella nota congiunta diffusa dall’associazione Avres e dalla delegazione valdostana della Fise - Da oltre 30 anni protagonista del mondo equestre, ha ricoperto ruoli dirigenziali e tecnici all’interno della Federazione, contribuendo in modo determinante allo sviluppo di un movimento che oggi rappresenta un’eccellenza regionale. Sotto la sua guida, l’equitazione valdostana è diventata un punto di riferimento non solo sportivo, ma anche educativo e sociale. Accanto all’impegno agonistico, ha portato avanti con straordinaria sensibilità e competenza il campo della riabilitazione equestre, di cui è stata anche referente nazionale in Fise».
«Grazie al suo lavoro instancabile, molte persone con disabilità hanno potuto avvicinarsi non solo all’equitazione, ma più in generale al mondo dello sport, trovando opportunità che prima apparivano lontane. - scrive la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali - La sua capacità di vedere nello sport uno strumento educativo e sociale, prima ancora che agonistico, ha aperto nuove strade e abbattuto barriere culturali e organizzative».
«La Valle d’Aosta perde una donna di grande generosità e visione, capace di trasformare una passione in una missione al servizio degli altri» dichiara il presidente della Regione Renzo Testolin.
«Una persona speciale, animata da valori profondi e da un’autentica attenzione verso gli altri. Un’anima gentile, sempre pronta all’ascolto» sottolinea il delegato regionale del Comitato Italiano Paralimpico Piercarlo Lunardi.
«Ci ha insegnato a non arrendersi di fronte ai problemi, a non recedere dalle proprie convinzioni e principi, andando avanti con positività e forza» ha rimarcato l’associazione Lapo (che lotta contro le Malattie Neurologiche e Psichiatriche dell'Età Evolutiva), di cui Giovanna Rabbia era vicepresidente della Sezione di Riabilitazione Equestre.
«Oltre alle competenze elevatissime, la sua arma vincente era l’umanità. - la ricorda Monica Biscaro, infermiera con un master in riabilitazione equestre e già amazzone di salto ostacoli a livello agonistico - Aveva capacità relazionali innate, era empatica e accogliente, attenta ai minimi dettagli. Ha dedicato la sua vita a far star bene gli altri».
I suoi funerali sono stati celebrati nel pomeriggio di ieri, venerdì 17 aprile, nella chiesa parrocchiale di Nus. Lascia il marito Alberto Piccolo e il figlio Andrea che è titolare di una scuderia nella provincia di Monza e Brianza, si occupa di commercio di cavalli sportivi ed è istruttore di equitazione, tecnico della Federazione e giudice nazionale.