
AOSTA (mye) «La legge sul fine vita rischia di essere una sconfitta, perché non siamo capaci di assicurare le cure palliative necessarie nei momenti di difficoltà ». Parole di Franco Lovignana, vescovo di Aosta. Consegnate ai giornalisti ieri, venerdì 4 settembre, in occasione della presentazione degli orientamenti pastorali. Sollecitato, monsignor Lovignana è intervenuto su un argomento di grande attualità in questi giorni, dopo l’approvazione della legge sul fine vita da parte della Regione Veneto. Il Vescovo di Aosta ha fatto riferimento a quanto sostenuto dalle conferenze episcopali delle 4 regioni che hanno deliberato in materia. «Ciò che viene visto come un momento di progresso e attenzione alla persona, rischia di essere una sconfitta, forse non siamo capaci di assicurare vicinanza e accompagnamento alle persone che vivono situazioni difficili. Come chiesa e società civile non riusciamo evidentemente a fornire le cure possibili e necessarie in quei momenti, le cure palliative».
«Forse la politica, locale e nazionale, prima di pensare al fine vita, dovrebbe impegnarsi a far sì che le cure siano davvero accessibili a tutti in tutte le situazioni. A livello di Conferenza episcopale, infatti, è emerso che alcune aree del paese sono quasi del tutto scoperte da questo punto di vista» ha affermato monsignor Franco Lovignana.
Il Patrono della Diocesi
Lunedì 7 settembre è un giorno speciale per Aosta e per tutta la regione. È infatti la festa patronale della Diocesi, che celebra San Grato, ed è anche la ricorrenza, nell’81esimo anniversario, della promulgazione dei decreti luogotenenziali che hanno posto le basi dell’Autonomia della Valle d’Aosta.
La festa religiosa inizia nella serata di domenica 6, con la tradizionale Route, che però non potrà concludersi all’eremo di San Grato, a causa dell’interruzione della strada, ma avrà come luogo dell’appuntamento la chiesa di Pila, dove sarà celebrata la Messa alle 20.30.
Lunedì 7 invece la celebrazione in Cattedrale, alle 9.30, riunisce attorno al vescovo Franco Lovignana i sacerdoti, i fedeli, ma anche i rappresentanti di tutti i Comuni della Valle d’Aosta, proprio per sottolineare l’anniversario della loro ricostituzione. L’evento sarà trasmesso in diretta da Radio Proposta Aosta a partire dalle 9 e fino al termine della processione e alla benedizione alla città e alla Diocesi. Infatti, dopo la celebrazione eucaristica, la cassa reliquiaria del Santo percorrerà le vie della città in segno di affidamento della vita quotidiana al Santo patrono. Sarà portata in processione dai giovani di Fontainemore vestiti in costume tradizionale, a ricordo dell’evento del recupero delle reliquie trafugate e riportate da un gruppo di muratori di quella parrocchia.
La lettera pastorale
Ieri, venerdì 4, monsignor Franco Lovignana, assieme al vicario generale canonico Fabio Bredy, introdotti dalla responsabile della comunicazione Vanna Balducci, ha illustrato la lettera pastorale, che quest’anno porta come titolo «Finché Cristo sia formato in voi», tratto dalla Lettera ai Galati di San Paolo (4, 19b). Seguono due Appendici. La prima contiene le Linee guida per un progetto di formazione alla vita cristiana. La seconda è il resoconto, che il Vescovo ha voluto condividere con tutti, della visita pastorale ai Consigli di Unità parrocchiale, durante la quale Franco Lovignana ha incontrato 30 dei 33 Consigli tra ottobre 2025 e giugno 2026.
«La Formazione alla vita cristiana - ha spiegato il Vescovo - è simile ad una iniziazione. Per "assumere la forma di Cristo", come dice San Francesco d'Assisi, "vivere secondo la forma del santo Vangelo", significa parlare, agire e relazionarsi come ha fatto Gesù. È un percorso che non riguarda solo i bambini e i ragazzi che seguono il catechismo per prepararsi alla Comunione e alla Cresima, ma prosegue per tutta la vita cristiana ». I riscontri dalle unità pastorali sono positivi. «Ciascuna procede con i propri tempi. - continua il vescovo Lovignana, riportando anche quanto raccolto nella visita pastorale - Ci sono Unità che procedono speditamente, altre che si stanno muovendo, alcune che sono proprio ai primi passi. Le difficoltà rappresentano una sfida e un motivo di lavoro per i Consigli, chiamati a essere sempre più dei laboratori pastoral. Le piccole comunità, quelle che maggiormente temevano l'accorpamento, oggi possono dire che hanno ricevuto slancio e respiro, vedendo rispettata la loro identità. All'interno delle Unità l'esperienza di collaborazione viene letta positivamente dalle cantorie, dai catechisti, dalla pastorale giovanile. La consapevolezza generale è che siamo all'inizio e che ci sono ancora molti passi da fare e che occorra consolidare quelli già fatti. Inoltre chi fa parte del Consiglio o di un gruppo di servizio parrocchiale si rende conto della necessità di allargare il cerchio di esperienza anche agli altri parrocchiani e di favorire un'estensione della partecipazione e della collaborazione».
Nel corso di quest'anno, alle Unità verrà chiesto di produrre dei progetti, calati nella loro realtà, e con l'anno successivo troverà completamento anche il percorso sinodale già compiuto, in un dialogo continuo fra la Curia e il popolo, che contribuisce fattivamente alla vita della Diocesi.
«Il percorso sinodale non è solo citato ma vissuto, elaborato insieme, in un grande fermento e confronto. - ha aggiunto il canonico Fabio Brédy - Siamo partiti dalla situazione e le esperienze di comunità e catechisti, abbiamo ascoltato esperienze da rappresentanti della diocesi e anche di altre diocesi. Dopo il Convegno diocesano, abbiamo inviato le prime linee guida ai consigli pastorali che hanno espresso i loro pareri. Solo a questo punto sono state mandate dal Vescovo ed ora vengono condivise in una sorta di decalogo che dovrebbe aiutare a costruire i progetti singoli. È ora di passare dal sapere le cose a metterle in pratica».
Elena Meynet