BILANCIO 2025 CON UN ROSSO DI 60 MILIONI, LE DIFFICOLTÀ DELL'AZIENDA FORMALIZZATE CON I SINDACATI

Cassa integrazione e niente premio di risultato alla Cogne

Data pubblicazione 20 Maggio 2026
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AOSTA (fci) Grande preoccupazione in via Paravera al termine dell'incontro - giovedì scorso, 14 maggio - delle rappresentanze sindacali con la dirigenza della Cogne Acciai Speciali, che ha presentato il bilancio consolidato del gruppo relativo al 2025.

Per il terzo anno consecutivo il premio di risultato non verrà corrisposto ai dipendenti. Assegnato annualmente sulla base di alcuni parametri come resa, produttività, redditività, sicurezza, si azzera in caso di bilancio in passivo. E nel 2025 il rosso ammonta a oltre 60 milioni di euro. L'azienda ripone molte aspettative nelle clausole di salvaguardia europee che dovrebbero scattare da luglio.

Oltre alla situazione internazionale - tra dazi e rincari dell'energia - pesano il costo del venduto e quello del lavoro, cresciuti entrambi. Qualche spiraglio positivo arriva dai dati dei primi mesi del 2026 in cui le perdite sarebbero in diminuzione.

Sul fronte occupazionale, l'azienda ha annunciato l'intenzione di chiedere al ministero del Lavoro l'attivazione della cassa integrazione guadagni straordinaria per contratti di solidarietà della durata di un anno e per 101 dipendenti.

Un rosso di 60 milioni di euro: il bilancio consolidato 2025 della Cogne Acciai Speciali è stato approvato dall'assemblea dei soci e pubblicato sul sito dell'acciaieria. Il gruppo industriale (21 aziende) registra un rosso pre-imposte di quasi 81 milioni che diventano un passivo netto di esercizio di quasi 61 milioni a fronte di un guadagno che era stato pari a 8 milioni nel 2024.

A marzo è stato accordato dalla banca taiwanese Ctbc un finanziamento a breve termine pari a 50 milioni per sostenere gli impegni finanziari di Cogne Acciai Speciali SpA. La società ha ottenuto anche un finanziamento di 60 milioni della durata di 3 anni da Bank of Taiwan. Questo consentirà - è scritto nel bilancio - tramite il rimborso anticipato di alcuni finanziamenti esistenti, la ristrutturazione parziale del debito a medio/lungo termine.

«Quello che vogliamo è che ci sia presa di coscienza di tutti della situazione» afferma Fabrizio Graziola, della Cgil. «Servono più certezze sulle prospettive, e non si può dare sempre la colpa solo alla situazione internazionale e ai dazi. L'unico punto fermo è che a pagare alla fine sono i lavoratori. E qui parliamo di 1.200 dipendenti diretti e 300 di indotto, numeri che non ha nessuno in Valle d'Aosta. Non vorremmo che dalla cassa integrazione e dai contratti di solidarietà poi si passasse ad altro... Quello che pensiamo è che forse le acquisizioni non hanno dato i risultati sperati, e che evidentemente delle cose da mettere a posto ci sono anche all'interno dell'azienda, della sua organizzazione. E sarebbe da affrontare pure il discorso della qualità della produzione» conclude Graziola.