Si sono svolti nella mattinata di ieri, venerdì 19, al cimitero di Aosta i funerali di Bruno Milanesio, deceduto - all'età di 83 anni - nella mattinata di mercoledì scorso, 17 giugno, all'Ospedale regionale di Aosta in seguito a un infarto che lo ha colpito nella sua casa di Saint-Pierre. Storico leader del Partito socialista valdostano a partire dagli anni Sessanta, consigliere regionale per 3 legislature e assessore al Turismo tra il 1969 e il 1977, Bruno Milanesio è stato una figura di riferimento della politica valdostana.
Tra i suoi ultimi incarichi quello di amministratore della Nuv, società che ha realizzato il primo lotto della nuova università della Valle d'Aosta.
Bruno Milanesio lascia la moglie Anna Maria, i figli Barbara e Riccardo e la sorella Annamaria.
AOSTA (mpl) Non aveva ancora 14 anni Bruno Milanesio nell’estate del 1956, li avrebbe compiuti il 14 agosto, quando per aiutare la famiglia, iniziò a lavorare finita la scuola media e in attesa di iniziare la prima Geometri. Al mattino presto da Croce di Città con una bicicletta “rinforzata” da appositi ripiani e con un rimorchio si recava alla stazione ferroviaria, dove i giornali, quotidiani e periodici, e le riviste arrivavano con il primo treno, quello delle 6. Per poi tornare nel pomeriggio a caricare i giornali della sera.
Di quel suo primo lavoro Bruno Milanesio ricordava sempre con piacere l’opportunità di informarsi e soprattutto di leggere, qualsiasi cosa, dai fumetti ai quotidiani, perché la lettura divenne da allora la sua compagna di vita. Dotato di eccellente memoria sia da ragazzo per ogni libro che divorava, per ogni testo letto, qualcosa gli rimaneva nella mente, anzi la esercitava con le sue citazioni, che sarebbero diventate ricorrenti nel suo modo di ragionare.
In quell’Aosta degli anni Cinquanta Bruno Milanesio maturò tante idee. In primo luogo la giustizia sociale, perché allora Aosta era tutt’altro che una città ricca, la gente viveva nel centro storico in ambienti angusti e vecchi, le vie erano maleodoranti in estate, camion, auto e moto la percorrevano in lungo e in largo. Tutto era diverso da oggi, ma già si vedevano gli inizi di un cambiamento, avviato dalle forze di sinistra che governavano la città. Oggi, potremmo dire che alcuni interventi, come la demolizione di via Challand e di via Plouves avrebbero potuto essere evitati, però allora l’apertura di nuovi spazi era un segnale di risanamento per Aosta, di modernità. E a questo risanamento avrebbero contribuito i geometri, fu l’idea di Bruno, che in effetti vedeva ancora più lontano, ma che i casi della vita portarono alla laurea in architettura molto più tardi.
La passione per la lettura - giornali, fumetti e riviste - lo condusse nella biblioteca di Severino Caveri, dove il giovane Bruno Milanesio incontrò i libri, tanti, e la storia della Valle d’Aosta. Il suo animo socialista divenne quindi autonomista e da Caveri imparò tanto. Bisogna dire che Bruno Milanesio imparò da tutti, incontrava le persone, lui specialista del contatto diretto, del porta a porta, di quella che chiamava la gavetta: da ognuno traeva un insegnamento e lo stratificava in una massa culturale che sapeva adattare ad ogni situazione.
A maggio del 1965, il Partito Socialista con il giovane Bruno in lista passa ad Aosta da 2 a 3 consiglieri, nella maggioranza del sindaco Giulio Dolchi con PCI e Union Valdotaine, in Regione è presidente proprio Severino Caveri e tutti sono concordi di dare una chance a Milanesio. Diventa assessore ai Lavori pubblici, ma nel 1966 è protagonista della prima memorabile mossa politica: la DC diventata il primo partito della città, relegata all’opposizione, grazie all’alleanza con i socialisti sfiducia Dolchi e prende la guida con Giorgio Chanu sindaco e Bruno Milanesio vice, sempre con delega ai Lavori pubblici.
È da quel momento che Bruno Milanesio diventa per tutti un regista politico. Passano solo 3 anni, lui ne ha 26 e ad aprile del 1968 si presenta alle regionali, eletto con 1.388 preferenze, con al governo DC e socialisti, fuori PCI e Union. Gli assessori socialisti incaricati nella Giunta del presidente Cesare Bionaz sono Francesco Balestri e Mario Colombo, che hanno ottenuto meno consensi del giovane Milanesio. L’equilibrio non dura, presidente diventa Mauro Bordon e Bruno Milanesio assume le deleghe di Balestri, assessore regionale al Turismo, antichità e belle arti, confermate nel 1970 dal nuovo governo guidato da Cesare Dujany. Quindi in quegli anni turbolenti Bruno Milanesio che ha le idee chiare e cavalca i momenti di indecisione, di salti politici, di nascite di movimenti con dei punti fermi, tanto che nel 1973 aumenta il numero dei consensi a 1.842 portando in Consiglio pure gli amici Pasquale Tripodi e Michele Di Stasi, neo assessore all’Industria, mentre lui viene riconfermato al Turismo, portando a compimento il primo piano territoriale paesistico della Valle d’Aosta e valorizzando la pista di bob del Breuil che nel 1975 ospita i Mondiali.
Proprio la sua attenzione per l’urbanistica e la gestione del territorio, con la misura che di fatto esautora il Comune di Gressan dalla gestione di Pila, ritenuta stazione sciistica e turistica di interesse regionale, gli crea dei problemi. L’allora pretore Giovanni Selis è il regista di uno spettacolare evento facendo arrestare Bruno Milanesio il 17 giugno 1977, con successive dimissioni e reclusione alla Torre dei Balivi di Aosta. Chi ha ormai i capelli bianchi ricorda ancora quando a pranzo e a cena il cameriere della Brasserie Valdotaine percorreva la stradina sterrata con il vassoio del cibo ordinato dall’allora ex Assessore, che visse quel periodo con una grande forza d’animo.
L’accusa era di avere favorito l’Impresa Lavagna nella costruzione del complesso Ciel Bleu, l’esito fu la condanna a 2 anni e 7 mesi in appello, poi confermata dalla Corte di Cassazione, con l’interdizione dai pubblici uffici.
Per Bruno Milanesio arrivò il deserto, il deserto da attraversare, come diceva, scaricato subito dai compagni del Partito Socialista, non si perse d’animo e fondò Autonomia Socialista che alle regionali del 1978 elesse Pasquale Tripodi mentre il PSI passò da 3 a 1 consigliere, Giuseppe Nebbia.
Il suo pregio, di mantenere sempre una rotta precisa, senza deviazioni, lo fece guardare avanti, al futuro, preparando il terreno per lui e per il suo rientro. Una strategia che nel 1983 portò Bettino Craxi ad Aosta per la riunificazione socialista, con quindi un’unica lista per le elezioni regionali e lotte da lunghi coltelli, l’elezione di Gianni Torrione, Liborio Pascale, Lilliana Breuvé e l’esclusione per pochi voti di Beniamino De Lauretis, uomo intelligente come Milanesio, suo amico e già assessore comunale di Aosta.
Si preparò bene, in un clima di divisione dei socialisti, per le regionali del 1988 che lo videro tornare diretto protagonista. Fu il primo eletto con 2.028 preferenze, superando il favorito sindaco di Aosta Edoardo Bich, da piazza Deffeyes però, con un gioco da maestro, occupò proprio il vuoto lasciato in Municipio da Bich per lanciare il giovane Leonardo La Torre, sindaco a 32 anni nel luglio del 1989, dopo la breve parentesi di Francesco Allera Longo, tanto che nel 1990 alle comunali per la prima volta il PSI superò nel capoluogo il PCI e La Torre venne riconfermato.
Sempre nel 1990 riuscì a mettere d’accordo democristiani e comunisti del Consiglio Valle per mettere all’angolo l’Union Valdotaine e il suo presidente Augusto Rollandin, che lo aveva voluto presidente del Comitato promotore per Aosta 98 cioè la candidatura per le Olimpiadi invernali. La mossa, il “ribaltone” riuscì ma il 15 giugno 1991 la giapponese Nagano venne scelta a Birmingham come sede olimpica e quel sogno, forse troppo grande, svanì. Eppure Bruno Milanesio aveva giocato carte importanti, che solo lui poteva ottenere: il sostegno ufficiale del capo del governo Giulio Andreotti, del leader socialista Bettino Craxi e del ministro dello Sport Carlo Tognoli. Secondo molti le Olimpiadi erano già nostre, poi qualcosa si ruppe. Oltre all’opposizione interna, Andreotti e soprattutto Franco Carraro abbandonarono Aosta, malgrado l’impegno di Bruno Milanesio e la bella immagine che lui, oltre alle sue preziose collaboratrici Glorianda Cipolla e Marisa Mion, aveva creato per Aosta 98 all’interno del CIO.
Le elezioni politiche del 1992, con la sconfitta di Giulio Dolchi ed Augusto Fosson contro gli autonomisti Cesare Dujany e Luciano Caveri portarono al “contro ribaltone” e Bruno Milanesio, in disaccordo con Bich, fondò Autonomia Socialista e lasciò il PSI in piena confusione, lanciando nel 1993 il progetto Alé Vallée che fallì il quorum per pochi voti.
Da allora Bruno Milanesio ha seguito la sua passione politica in maniera diversa, come un saggio che vede le cose con entusiasmi diversi, più competente e colto. Innanzitutto il coronamento di un percorso con la laurea in architettura, poi il ruolo di “maestro” di tanti amici, l’ascolto sempre e ovunque, con un’identità politica aperta ai cambiamenti, all'evoluzione del mondo come “Evolvendo”, l’associazione da lui promossa. Nel 2000 ancora la fondazione del PSI Valdostano e 2 consiglieri al Comune di Aosta, l’impegno gratuito alla NUV, la Nuova Università Valdostana, un ruolo che gli dava un grande piacere, pensando forse a quegli anni Cinquanta e Sessanta quando vide Aosta cambiare. E lo fece anche lui, ristrutturando la caserma Cesare Battisti e l’eliporto di Pollein in accordo con il Ministero della Difesa e, purtroppo, demolendo parte del complesso Testafochi per dare corpo al progetto, rimasto monco, della nuova Università, affidato all’architetto Mario Cuccinella.
L’ultimo sgarbo, grave, fu quello di non essere inviato all’inaugurazione proprio della “sua” Università. Per lui che diceva “si cade e ci si rialza” questo pressapochismo imperante e la scarsa attenzione per il passato, per i ruoli e le storie che ognuno di noi si porta dietro, diventava ironia, accompagnata da un buon sigaro e da un rhum di pregio, dalle piacevoli chiaccherate con gli amici e dalle passeggiate in compagnia. Bruno Milanesio era consapevole di essere vissuto come aveva desiderato e voluto e la sua uscita di scena, repentina, senza dare tempo alla morte di farlo soffrire, sembra fare parte di quella rara lungimiranza, di quella cultura che lo ha posto negli ultimi 60 anni almeno un passo avanti alla maggioranza dei politici e degli amministratori valdostani, adeguando sempre le soluzioni ai tempi.