
AOSTA (fci) Il ricorso è stato depositato, Renzo Testolin torna ad essere Presidente della Regione.
Il ricorso è contro la sentenza del Tribunale di Aosta, la numero 110/2026, pubblicata alle 9.50 di sabato scorso, 2 maggio. Quella che ha attraversato come un tornado lo scenario politico valdostano, «scoperchiando» le sedi di partiti e movimenti.
Accogliendo l’istanza promossa da Chiara Minelli ed Eugenio Torrione (Alleanza Verdi e Sinistra), il Tribunale di Aosta ha affermato l’ineleggibilità alla carica di Presidente della Regione di Renzo Testolin, dichiarandolo decaduto (con le funzioni attribuite al vice Luigi Bertschy).
L’efficacia di questa sentenza però viene automaticamente sospesa nel momento in cui si ricorre alla Corte d’Appello di Torino, come è stato fatto nel tardo pomeriggio di ieri, venerdì 8.
Così, fino alla definizione del giudizio di appello - udienza fissata per lunedì 28 settembre - Renzo Testolin torna a ricoprire la carica di Presidente della Regione e di Prefetto, come anche la Giunta è nei suoi pieni poteri.
Gli uffici del Consiglio Valle prenderanno formalmente atto del deposito nella giornata di lunedì prossimo, 11 maggio, e si procederà con la convocazione della conferenza dei capigruppo - entro le successive 24 ore - che quindi martedì sarà chiamata a definire la data della seduta del Consiglio regionale per la presa d’atto della sospensiva e del reinsediamento di Renzo Testolin. Al momento, l’ipotesi più probabile è che l’adunanza del Consiglio venga fissata per mercoledì 13.
Ricorso personale
Renzo Testolin ha presentato ricorso a titolo personale. La Regione - diversamente da quanto è successo in precedenza - non è coinvolta in questo secondo passaggio. E sarà quindi il Presidente a pagarsi le spese processuali, neanche il Mouvement, al quale aveva chiesto.
L’Union però si è fatta promotrice di un documento - sintesi della risoluzione approvata dal Conseil Fédéral mercoledì scorso - condiviso tra giovedì e ieri, venerdì 8, dalle forze politiche e da tutti gli eletti della maggioranza. Documento nel quale si legge che viene confermato «con chiarezza il perimetro politico e amministrativo che, sin dal novembre 2025, sostiene il Governo regionale».
«Tale maggioranza ribadisce la volontà di proseguire con responsabilità il percorso intrapreso, nella consapevolezza che la Valle d’Aosta necessiti di stabilità istituzionale, continuità amministrativa e piena operatività dell’azione di governo, soprattutto in presenza di scadenze e dossier strategici non rinviabili».
Per esempio, il rinnovo dei vertici del Casinò e della Cva, ma anche l’approvazione del rendiconto con 268 milioni di avanzo da destinare, «il percorso relativo alle norme di attuazione e ai dossier strategici concernenti le concessioni idroelettriche».
In questo contesto «si conviene di sostenere la presentazione dell’appello da parte di Renzo Testolin, nel rispetto delle indicazioni definite dai movimenti e, in particolare, nella condivisa considerazione che non sia da mettere in dubbio la costituzionalità della legge regionale».
«La decisione risponde alla necessità di assicurare stabilità all’azione amministrativa e politica della Regione».
«La sentenza interviene inoltre su una materia complessa, caratterizzata da profili interpretativi non univoci e da questioni giuridiche che meritano una ulteriore analisi e pronuncia in sede giudiziaria. Si ritiene pertanto necessario sottoporre la questione al successivo grado di giudizio, affinché si possa giungere a un chiarimento stabile e definitivo».
Detto questo, le forze di maggioranza «confermano la volontà comune di garantire continuità agli indirizzi programmatici e solidità all’attuale maggioranza regionale».
Parlamentino animato
Mercoledì sera di tutto questo si era parlato nella riunione del Conseil Fédéral convocata dall’Union Valdôtaine nella sala della Fédération des Coopératives Valdôtaines a Saint-Christophe.
Porte chiuse e confronto franco nel «parlamentino» unionista. E proprio in quella sede si è ribadito come non fosse opportuno sollevare l’incostituzionalità della norma regionale.
Ma più in generale voci di dissenso non sono mancate nei giorni scorsi nelle riunioni del gruppo degli eletti, in Giunta e al Comité Fédéral.
Laurent Viérin per esempio al Conseil Fédéral ha ricordato come lui stesso ed altri eletti unionisti nel passato - Ego Perron, Dino Viérin, Augusto Rollandin - avessero dato le dimissioni quando avevano dovuto difendersi in giudizio, ricordando poi l’importanza del pluralismo interno e invocando una presa di coscienza per separare le questioni personali da quelle delle istituzioni e del movimento.
Sono intervenuti anche Wanner Orsi, Richard Villaz, Osvaldo Chabod e Franco Montrosset (l’unico astenuto).
Tra le ipotesi messe sul tavolo pure una soluzione «interna»: poi il presidente Testolin, una volta risolte le sue questioni, avrebbe ripreso la poltrona.
Alle faccende interne si aggiungono i distinguo degli alleati, che nelle ore convulse di martedì, quando i termini della questione iniziano a meglio definirsi, chiedono che non ci sia la costituzione in giudizio della Regione in Appello, che non venga sollevata l’incostituzionalità della legge regionale in questione e che non si vada in Cassazione se l’Appello dovesse confermare la sentenza di primo grado.
Martedì pomeriggio si riunisce il Consiglio Valle che prende atto della decadenza del presidente della Regione, Renzo Testolin.
La carica è assunta dal vice, Luigi Bertschy, «che continuerà in prorogatio ad assicurare l'ordinaria amministrazione fino all'elezione del nuovo Presidente della Regione e della nuova Giunta. - annuncia il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi - Il termine massimo per l'esercizio dell'ordinaria amministrazione da parte della Giunta è di 60 giorni a decorrere dal 2 maggio, trascorsi i quali si verificherà ex lege lo scioglimento funzionale del Consiglio, ove non siano eletti il nuovo Presidente della Regione e la nuova Giunta».
Renzo Testolin annuncia l'intenzione di presentare ricorso in Appello contro la sentenza del Tribunale di Aosta: ciò che è avvenuto ieri, decisione che fa scattare la sospensione della decadenza e gli consente di tornare alla guida del governo valdostano, almeno fino al verdetto di secondo grado.
Sempre martedì il Consiglio Valle - 15 voti a favore, 14 contrari e 6 astensioni - respinge una risoluzione della minoranza che chiedeva alla Giunta regionale «di non ricorrere, anche impegnando risorse pubbliche, avverso la sentenza del Tribunale di Aosta che ha escluso dal giudizio la sua legittimazione per carenza di interesse».
Alla fine va effettivamente così, però le 6 astensioni sono un campanello d’allarme.
Esce Lotto, entra Lattanzi
«Ho letto la sentenza e, sinceramente, la trovo assai deludente nelle argomentazioni di merito e inoltre contenente un grave strafalcione nel passaggio in cui opta per non sollevare una questione di costituzionalità». Lo afferma il costituzionalista Nicola Lupo, commentando la decisione del Tribunale di Aosta che ha dichiarato decaduto, perché ineleggibile, il presidente Testolin.
Il fatto è che a Lupo - professore ordinario di diritto costituzionale all'Università Luiss - il Consiglio Valle aveva affidato un parere pro veritate riguardante l'interpretazione della norma regionale sul limite dei mandati. Quindi si scatena subito la gara a prendere le distanze dalle dichiarazioni del costituzionalista.
Ma a riscaldare la situazione sono anche i «rumors» su dimissioni e approcci politici.
Prima gira la voce di un incontro dei vertici unionisti con Massimo Lattanzi di Fratelli d’Italia, per ipotizzare un allargamento della maggioranza visti i nuovi «mal di pancia» interni. Un’operazione che guarderebbe anche alle elezioni politiche dell’anno prossimo, con la prospettiva di candidare al Parlamento Emily Rini appoggiata da un fronte più largo.
«Pura fantasia, il Mouvement non ha preso nessuna iniziativa del genere» smentisce il presidente Joel Farcoz. «Il perimetro della maggioranza è quello attuale, nessun dubbio».
Giovedì invece si ipotizza che la giunta rischi di perdere un altro pezzo, con riferimento al giovane assessore Leonardo Lotto, in odore di sostituzione.
«Leonardo Lotto fa parte di Azione ed è nel gruppo del Centro autonomista. Per la sua eventuale sostituzione nell'esecutivo i nomi in lizza sono quelli di Luisa Trione e del capogruppo Marco Viérin», ma in molti pensano anche allo stesso Massimo Lattanzi.
La replica non si fa attendere: «In merito alle indiscrezioni di stampa, l'assessore Leonardo Lotto, unitamente ai rappresentanti di Azione e del Centro Autonomista, smentisce categoricamente le voci riguardanti presunte dimissioni o un'uscita dalla Giunta regionale. Pur permanendo una fase di attesa e una crescente insofferenza rispetto alle dinamiche politiche recentemente emerse, nonché rispetto alle perplessità già espresse dal Centro Autonomista su alcuni passaggi in questi giorni, la priorità assoluta resta quella di garantire la continuità amministrativa, la stabilità dell'azione di governo e la tutela degli interessi della Valle d'Aosta e dei cittadini valdostani».
Anche la Corte dei Conti
Il caso sulla decadenza di Renzo Testolin da Presidente della Giunta sarebbe approdato anche negli uffici della magistratura contabile con un esposto secondo il quale la Regione avrebbe sostenuto con proprie risorse una controversia che il Tribunale di Aosta ha poi definito legata esclusivamente alla posizione personale di Testolin.
E allora il nodo sarebbe quello di stabilire se le spese affrontate dall’Amministrazione regionale per difendere la permanenza in carica del Presidente possano configurare un danno erariale.
Cristiano Florio