RISOLUZIONE APPROVATA DAL CONSIGLIO VALLE

Fondi europei, la Regione: «No alla centralizzazione»

Data pubblicazione 17 Giugno 2026
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AOSTA (fci) La Regione autonoma Valle d'Aosta si oppone «a qualsiasi ipotesi di centralizzazione dei fondi di coesione che comprima il ruolo delle Regioni nella loro programmazione e gestione». Lo ha ribadito mercoledì scorso, 10 giugno, in una risoluzione, approvata dal Consiglio Valle all'unanimità, al termine della sessione europea e internazionale, in cui è stato anche approvato l'atto pluriennale di indirizzo che definisce le linee d'azione della Regione nell'ambito delle politiche promosse dall'Unione europea e dei rapporti internazionali per la diciasettesima legislatura. Quest'ultimo documento ha ottenuto 19 voti a favore (Uv, Centro Autonomista, Forza Italia), 4 voti contrari (FdI) e 11 astensioni (Lega, Pd, Avs, Renaissance, AdC). La risoluzione, presentata dai gruppi Lega Vallée d'Aoste e La Renaissance Valdôtaine e poi emendata in accordo con l'assessore agli affari europei Leonardo Lotto, chiede anche di promuovere, insieme alle altre Regioni italiane, in particolare a Statuto speciale, e alle Regioni europee di montagna, la costruzione di un fronte comune istituzionale in difesa del principio di sussidiarietà e della governance multilivello nella politica di coesione europea.

Il dibattito «La logica che accompagna l'atto pluriennale di indirizzo per la XVII legislatura va oltre il semplice adempimento. - ha detto l'assessore Leonardo Lotto - Valorizzare la dimensione anche europea e internazionale della realtà valdostana è un modo per riaffermare le sue specificità - territoriali, istituzionali, linguistiche, culturali - oltre che per proiettarla in contesti più ampi. Per una Valle d'Aosta aperta verso l'esterno, capace di confrontarsi e crescere, sia come realtà istituzionale che come comunità. A fare da fil rouge degli indirizzi strategici vi sono quattro punti cardine. Il ruolo di assoluta centralità della montagna, che costituisce un laboratorio di resilienza e innovazione, con una nuova consapevolezza: la montagna come spazio vivo, generatore di valore, economia e relazioni. Il posizionamento della Valle nello spazio francofono, quale atout capace di unire tradizione e internazionalizzazione. L'attenzione alle giovani generazioni, promuovendone un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali, dalla scuola all'ingresso nel mondo del lavoro. La rilevanza della tecnologia e dell'innovazione, quali mezzi di facilitazione della vita di cittadine e cittadini.»

L’unionista Laurent Viérin ha affermato che «La Vallée d'Aoste a su, au fil des décennies, utiliser efficacement les fonds européens et adapter les politiques aux réalités locales, avec des résultats importants dans de nombreux secteurs. Mais la question centrale reste celle de la représentation et de l'influence dans les instances européennes. Plus une région est présente et organisée en amont des décisions, plus elle peut peser réellement. C'est pourquoi le renforcement de notre présence à Bruxelles et dans les réseaux européens est essentiel. Les fonds européens ont été un levier majeur de développement, mais leur complexité bureaucratique peut aujourd'hui éloigner les citoyens et réduire leur efficacité. Il faut donc simplifier les procédures et rapprocher l'Europe des territoires. Les structures de représentation à Bruxelles et à Paris restent des outils stratégiques importants pour défendre nos intérêts et renforcer notre visibilité. Malgré ses limites, nous devons continuer à croire dans le projet européen, mais en le faisant évoluer vers une Europe plus proche des citoyens, des régions et des zones de montagne. La francophonie et la protection des minorités linguistiques font pleinement partie de cette identité et de cette vision d'une Europe fondée sur la diversité.»

«Siamo contrari al processo di maggior integrazione europea in questa Europa tecnocratica, con un Parlamento europeo che non può fare leggi ma passare soltanto per la Commissione europea: un'elefantiaca macchina burocratica che ha attualmente 32 mila dipendenti con stipendi che variano dai 2.300 ai 16.000 euro al mese. - ha dichiarato il vicecapogruppo della Lega Simone Perron - Riguardo al Pnrr, che volge ormai al termine, abbiamo criticato da sempre un approccio dirigistico con l'utilizzo di fondi presi a prestito con forti vincoli ideologici e una burocrazia enorme connessa al loro uso. Sul fronte dell'immigrazione, l'esperimento di una società multietnica è destinato a naufragare perché sta già portando i paesi in prima fila su questa deriva sull'orlo di una guerra civile, sociale ed etnica, con gravi problemi di sicurezza delle persone. Sarà fondamentale ripensare il modello dell'accoglienza dei richiedenti asilo, riformare le leggi sugli stranieri con la revoca dei permessi di soggiorno in caso di cattiva condotta e quelle sulla cittadinanza in senso restrittivo. Infine, dal punto di vista politico, quale strada prenderà l'Ue? Sarà smantellata entro pochi decenni, prenderà una direzione confederale dove gli Stati mantengono la loro sovranità, come auspicato dalla Lega? Oppure sceglierà la strada federale, con un super stato burocratico sempre più lontano dai Popoli?»

Il consigliere di Fratelli d'Italia Aldo Domanico ha annunciato il voto contrario sull'atto, perché pur essendo « ricco di intenzioni lodevoli, è deficitario sul piano della concretezza, della neutralità di strumenti e della promozione dell'iniziativa privata. Non troviamo indicatori di risultato, non sono definite priorità temporali né esistono metriche per valutare l'impatto economico e sociale delle azioni proposte: si rischia così di ingolfare la macchina amministrativa e di disperdere risorse senza verificarne il ritorno per i cittadini. In secondo luogo, preferiamo una Regione che faciliti progetti concreti realizzati da imprese locali o investitori esterni, piuttosto che moltiplicare interventi pubblici che rischiano di sostituirsi all'iniziativa privata».

Infine il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, ha spiegato che « per la Valle d'Aosta la programmazione europea è centrale: parliamo di circa 900 milioni di euro al lordo del Pnrr nella programmazione 2021-2027, risorse importanti per rafforzare la resilienza del territorio e raggiungere obiettivi condivisi. Si può fare meglio e da europeisti convinti, appartenenti alla grande famiglia del Partito popolare europeo, anche noi critichiamo un'Europa percepita come troppo tecnocratica.»