AOSTA (mpl) Sabato la felicità dell’incontro, lunedì il dolore della perdita. A Usseglio nell’ombra dell’ingresso del complesso dell’Assunta Gherardo Priuli sorrideva, anche se provato dalla dialisi del giorno prima. Mai avrebbe mancato l’inaugurazione di un’iniziativa di uno dei suoi amici artisti, come Donato Savin, vicino di casa a Cogne, nel villaggio di Epinel. Da solo aveva affrontato la trasferta da Romano Canavese, mosso da quel senso di condivisione che ha caratterizzato la sua vita e quella della moglie Lidia per decenni, come se il fatto di essere editori li coinvolgesse nelle attività di coloro che avevano incrociato la loro strada. Era questa una grande dote di Gherardo Priuli. Esserci sempre, soprattutto nei momenti che contano. Così è stato a Usseglio, vicino a Donato Savin e ad Aldo Audisio, già direttore del Museo Nazionale della Montagna di Torino e compagno di tante avventure culturali, seduto Gherardo a parlare con Paolo Maccari, amico da sempre, entrambi componenti del terzetto, con Leandro Enrico scomparso ad aprile, che ogni prima mattina del 30 di gennaio percorreva con occhi attenti ed esperti i banchi della Foire de Saint Ours, per poi vivere nelle due giornate tanti momenti di allegria. Ed anche a Usseglio Gherardo ha parlato del lunedì che lo attendeva in ufficio, del figlio Luca in Polonia, del nipote Tommaso pronto a dare l’ultimo esame all’università, di un progetto da completare con Saverio Favre, di un’idea per un libro proprio sulla Fiera, di un’editoria in profondo cambiamento.
Domenica sera dopo essere stato ricoverato all’Ospedale di Ivrea per degli accertamenti ha detto a Donato Savin “E’ una tragedia, mi tengono qui, come farò domani con l’ufficio”. La sua preoccupazione era quella di non prendere in mano le cartelline sul largo tavolo, intorno le sculture degli artisti delle valli alpine, come Dorino Ouvrier, Adolf Vallazza, Renzo Igne, vero editore Gherardo Priuli pensava sempre ai progetti, a dare gambe alle idee ed a farle diventare libri e mostre.
La valorizzazione della cultura alpina dell’ultimo mezzo secolo è infatti passata tra le sue mani. Nessun altro in Italia ha fatto così tanto per preservare, raccontare, fare conoscere la gente delle Alpi e questo modo di essere faceva parte del suo DNA, venuto lui al mondo nel 1944 nella Valle Camonica bresciana a Capo di Ponte, nel villaggio di Cemmo, da cui dei Priuli partirono per diventare dogi della Repubblica di Venezia, località famose per le incisioni rupestri dei primi abitanti delle nostra montagne.
Gli studi da tecnico tipografo lo portarono in Piemonte, dove avvenne l’incontro più importante della sua vita, quello con Lidia, coetanea e moglie nel 1966, ventiduenni, lei ragioniera segretaria di direzione alla Sipra, la società di pubblicità, lui che si avviava a diventare responsabile del noto complesso tipografico Ferrero di Romano Canavese, paese dove si trasferirono nel 1970. Sono dell’anno successivo le nascite del loro figlio Luca e della Priuli & Verlucca, l’impresa frutto dell’idea di Gherardo e di Cesare Verlucca, che nel giro di poco tempo si è affermata come il principale editore italiano di libri dedicati alla montagna e alle sue genti.
E’ stato un tempo meraviglioso, durato appunto almeno quarant’anni. Il tempo in cui i libri, la montagna e la fotografia erano al centro di tutto, perché costruire un libro era un’arte, come quella di scattare una fotografia e la montagna si poneva sopra a tutto, un universo di terre, uomini e animali in via di sparizione, una sparizione di cui Gherardo e Lidia Priuli erano consapevoli e che bisognava documentare prima che fosse troppo tardi.
Straordinarie realizzazioni, come i volumi a trecentosessanta gradi di Attilio Boccazzi Varotto, venduti in tutto il mondo, furono le intuizioni di Gherardo che però aveva la grande capacità di trattare ogni libro, ogni ricerca, allo stesso modo, dando uguale importanza ad ogni autore.
Non dimenticava mai il suo primo inatteso successo editoriale, quello del ricettario del Lievito Bertolini, che gli aveva insegnato a non cercare di comprendere i gusti del pubblico, quanto a seguire le proprie idee. E in questo lavoro la frequentazione della Valle d’Aosta - casa di vacanza a Champoluc, Challand e infine a Cogne, il luogo che amava più di tutti - gli dette l’opportunità di conoscere e progettare. Nessun editore ha dedicato tanti sforzi e investimenti alla nostra regione come Priuli & Verlucca, azienda canavesana che ha avuto più a cuore la nostra cultura degli stessi valdostani. E’ difficile ricordare tutti i libri che Gherardo e la sua Lidia hanno voluto dedicare alla Valle d’Aosta: oltre ai volumi della collana trecentosessanta gradi, come non citare i Quaderni di cultura alpina, un monumento editoriale alla montagna, parecchi dei quali su temi e personaggi valdostani.
Poi gli artisti, Dorino Ouvrier, Giovanni Thoux, Donato Savin, le ricerche straordinarie sugli alpeggi con Alexis Betemps e sul francoprovenzale con Saverio Favre, gli studi sociali pionieristici su Arnad con Augusta Champurney, Cesare Cossavella ed Elida Noro, le ricerche iconografiche sulle Alpi con Aldo Audisio, Teresa Charles, Patrizia Garin ed Efisio Noussan.
Poi le mostre, progettate e concepite con Guido Corniolo e Paolo Maccari, dedicate a Giovanni Thoux, Adolf Vallazza, Dorino Ouvrier e all’etnografia, come i “Legni antichi della montagna” di Jacques Chatelain, “La croce nella tradizione dell’artigianato valdostano” di Carlo Jans, curatore del fondamentale “Scultura e intaglio dell’artigianato di tradizione della Valle d’Aosta” o ancora la bellissima mostra “Marcare il pane, decorare il burro” sempre con Chatelain. Una stagione di esposizioni, di cataloghi, di libri irripetibile, partita dai lavori su Jules Brocherel ed arrivata sino alla contemporaneità di un artigianato di tradizione ancora vivo.
Come dimenticare poi il famoso facsimile del Messale di Giorgio di Challant, gli straordinari libri sui piatti tradizionali delle diverse zone della Valle d’Aosta, i lavori su Cogne insieme a Gemma Ouvrier, gli splendidi volumi di Pheljna, la rivista culturale Pagine della Valle d’Aosta, tante tante iniziative che non possono essere tutte ricordate ma che danno il senso di un impegno iniziato nel 1971 e mai interrotto, malgrado l’incalzare del tempo, la perdita dolorosissima di Lidia, ammalatasi proprio alla Fiera di Sant’Orso, in occasione del loro appuntamento più amato.
Anche lunedì scorso Gherardo Priuli era pronto a prendere il suo posto in azienda, a dare sostanza alle intuizioni, editore appassionato e stampatore competente, con il quale i tipografi, molte aziende valdostane hanno lavorato e lavorano per Priuli & Verlucca, non avevano appigli parlando di dettagli tecnici e di qualità. Aspettava di tornare al lavoro ma improvvisamente, nel pomeriggio, un infarto non gli ha lasciato scampo, pur trasferito subito in rianimazione.
La storia di Gherardo Priuli, fatta di passione e mestiere, di relazioni e di amicizie, è quella dei suoi libri, centinaia, e non potrà essere dimenticata, come il suo ruolo, mai troppo sottolineato, di concreto sostenitore della cultura alpina in generale e della valdostana in particolare. Il figlio Luca, da anni al suo fianco, raccoglie ora il testimone, insieme ai nipoti Camilla e Tommaso, in un contesto però molto diverso da quello in cui Gherardo e Lidia Priuli sono diventati grandi e nel quale hanno speso energie e denari per sostenere il sogno di dare dignità alla storia, alle tradizioni e all’identità delle genti della montagna, costruendo un ponte tra generazioni diverse, grazie alla memoria.
Lunedì prossimo, 13 luglio, alle 9.30 nella chiesa di Romano Canavese verranno celebrati i funerali di Gherardo Priuli, editore che ha dedicato la propria vita alla cultura alpina. Così ritroverà la sua Lidia e la voglia di cantare, con le parole che lei intonava spesso in lingua occitana:
“Mas amoretas, vers ieu tornaren, i miei amori, verso me torneranno”.