AOSTA (gre) Costi energetici in aumento, i dazi e un contesto geopolitico non certo positivo mettono da tempo a dura prova (anche) il settore dell’acciaio. Una crisi che inevitabilmente tocca anche lo stabilimento della Cogne Acciai Speciali di Aosta, la più grande azienda privata della nostra regione con oltre 1.000 dipendenti, protagonista di tante pagine di storia della città.
«L’export verso le Americhe era del 10 per cento rispetto al fatturato totale, e dopo l’introduzione dei dazi si è drasticamente ridotto, – conferma Monica Pirovano amministratore delegato della Cogne Acciai Speciali – con il fatturato del 2025 in volumi contratto del 20 per cento rispetto al budget dello scorso anno. Nel corso del 2025 pertanto l’azienda ha utilizzato in alcuni mesi fino a novembre la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria per coprire la riduzione del volume di produzione».
Nel 2026 è previsto un nuovo ciclo di cassa integrazione?
«Le stime sui volumi produttivi di quest’anno – risponde Monica Pirovano – basate sulle attuali contingenze dovute al mercato europeo dell’acciaio inox e la situazione geopolitica internazionale ci vedranno costretti a mettere in atto accorgimenti organizzativi e di gestione della manodopera diretta e indiretta, volti ad un corretto bilanciamento delle fasi della produzione dell’acciaio, al fine di garantire la massima sostenibilità dei conti economici dell’azienda». E in che termini si è fatta più incisiva la concorrenza dei produttori del Far East come l’India e come intende correre ai ripari la Cogne Acciai Speciali? «La concorrenza in Europa è aumentata, anche a causa delle barriere messe dagli Usa, per cui tutti i produttori si sono rivolti al mercato europeo. L’India, – continua Monica Pirovano – sicuramente è un paese con elevata capacità di esportare in Europa a prezzi molto inferiori a quelli europei per effetto del basso costo della manodopera, delle energie, dei ridotti costi legati alla sicurezza e del rispetto dell’ambiente. La Commissione Europea dovrebbe nei prossimi mesi deliberare ed attuare delle misure di salvaguardia rispetto ai produttori EU in termini di riduzione delle quote di importazione ed aumento dei dazi rispetto a determinati paesi del Far East, quali l’India».
Un maggiore impegno da parte dell’Unione europea nella tutela del sistema produttivo europeo e nella garanzia di un futuro competitivo per settori strategici come la siderurgia era stata infatti la necessità espressa dalla Cogne Acciai Speciali e raccolta dalla quarta commissione del Consiglio Valle Sviluppo economico durante il sopralluogo all’azienda effettuato giovedì 22 gennaio scorso.
«Riteniamo indispensabile mantenere un confronto costante con l’azienda. – aveva sottolineato Josette Borre presidente della commissione – È fondamentale sostenere ogni iniziativa utile a tutelare l’occupazione e le prospettive industriali del sito di Aosta, che risente di uno scenario internazionale fortemente condizionato dalla geopolitica, dai dazi imposti da Trump e dalle trasformazioni dei mercati».
Ma quanti sono i lavoratori oggi in forza allo stabilimento di Aosta? «La Cogne Acciai Speciali ha chiuso il 2025 con 1.226 dipendenti mentre il budget per il 2026 si attesta a 1.223, e il Gruppo Cogne Acciai Speciali, – conclude Monica Pirovano – complessivamente conta oltre 3.000 dipendenti nel mondo».
Roberto Guscelli

