La distanza tra la politica e noi

Data pubblicazione 29 Luglio 2026
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Mi interrogo da tempo sulla distanza che separa la politica dai cittadini. Una distanza alimentata dalle astuzie e dagli inganni che rendono, agli occhi di molti, tutti i politici indegni di fiducia; dall’egocentrismo che si antepone agli interessi collettivi e trasforma gli amici, i compagni di partito, i vicini nei primi nemici da combattere, più temibili degli avversari dichiarati; dall’incapacità, infine, di stare insieme, di costruire un pensiero comune che non sia la somma di solitudini in competizione.

Mi rispondo che nella politica vediamo riflesso tutto il peggio che è in noi: la vanità, il sospetto, la fame di riconoscimento, la tentazione di prevalere invece di servire. E questo specchio ci impoverisce, ci rende vulnerabili, perché ci consegna un’immagine dell’agire pubblico come luogo della corruzione dell’anima, della nostra, non della sua elevazione.

Il paradosso è che ci ricongiungiamo soltanto con quei politici che, invece di aiutarci a comprendere la complessità dei problemi e a cercare le soluzioni più universalistiche possibile, scuotono le viscere anziché illuminare le menti: alimentano le paure più ancestrali, manipolano la realtà, accecano la ragione, identificano nemici e capri espiatori per abbassare la soglia della responsabilità individuale. Ci sentiamo rappresentati da chi ci solleva dal peso di pensare, non da chi ci invita a farlo. Così la democrazia si svuota dall’interno: non per un colpo di mano, ma per una lenta abdicazione della coscienza.

Credo allora che dovremmo tutti occuparci della cosa pubblica per dedizione e non per ambizione: per imparare, insieme, a navigare nelle cose incerte invece di riempirci le tasche di presunte verità. La politica autentica non promette certezze, custodisce domande; non addita colpevoli, condivide responsabilità. Se torneremo a viverla come esercizio di cura reciproca, come pedagogia dell’appartenenza a un destino comune, allora forse la distanza tra politica e cittadini comincerà ad accorciarsi.

Così, i politici saranno diventati migliori perché noi avremo smesso di chiedere loro di rispecchiare il nostro lato peggiore: e ci scopriremo migliori anche noi.

Gianni Nuti

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