Il referendum del 2 giugno 1946 fu il primo appuntamento elettorale per le donne valdostane, mentre in Italia votarono già nelle amministrative primaverili

La scelta tra Monarchia e Repubblica rappresentò un bivio storico. Come si comportò l’elettorato valdostano tra Casa Savoia e il futuro

Data pubblicazione 10 Giugno 2026
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AOSTA (mpl) L’atteso e giustificato voto alle donne in Italia venne sancito da un decreto del luogotenente del Regno Umberto di Savoia del 31 gennaio 1945. Questo documento permette di sfatare, con cognizione di causa, 2 falsi miti, che negli ultimi tempi stanno avendo sempre più considerazione nell’opinione pubblica.

Innanzitutto la conquista del voto per le donne italiane non fu repubblicana ma bensì monarchica, visto che venne concessa da Umberto di Savoia e dalla forze democratiche che componevano l’allora governo nazionale, presieduto da Alcide De Gasperi.

Inoltre non fu quello del referendum del 2 e 3 giugno 1946 il primo appuntamento al voto per le donne italiane. Sebbene il decreto del 31 gennaio 1946 avesse introdotto la partecipazione femminile dal 21esimo anno di età, nel marzo del 1946 venne previsto il voto alle donne al compimento del 25esimo limitatamente alle elezioni amministrative, che segnarono la vera prima presenza dell’elettorato femminile ad una libera consultazione.

Le amministrative significarono, tra marzo ed aprile, l’elezione dei nuovi consigli e dei relativi Sindaci in 5.722 Comuni della penisola sui 7.105 all’epoca presenti (per i restanti 1.383 si votò in autunno), visto che il loro numero era notevolmente calato a seguito delle disposizioni di accorpamento emanate dalla fine degli anni Venti dal Governo fascista e che avevano interessato pure la Valle d’Aosta, all’epoca Provincia di Aosta (creata nel gennaio del 1927) nell’ambito del Piemonte.

Se quindi per milioni di donne il primo voto fu quello delle amministrative, è altrettanto vero che per il corpo elettorale valdostano l’appuntamento, dopo anni di regime, fu quello del referendum monarchia-repubblica di domenica 2 e lunedì giugno 1946, perché la Valle d’Aosta, diventata circoscrizione autonoma dal 7 settembre 1945, chiamò i suoi elettori per le amministrative il 17 e il 24 novembre 1946.

Era infatti necessario mettere prima ordine all’organizzazione dei Comuni valdostani. Il decreto di Umberto di Savoia del 7 settembre 1945 - oltre ad istituire la circoscrizione autonoma, abolendo la Provincia di Aosta, a creare il primo Consiglio Valle e a deciderne la composizione - per quanto riguardava i Comuni si limitò a cambiare le loro denominazioni, riportandole all’origine dopo le assurde italianizzazioni, senza però decidere ancora nulla in merito ai loro confini originali.

Prima del 1928 la Valle d’Aosta contava 73 Comuni (Gaby venne staccata da Issime solo nel 1952), poi con i vari decreti di accorpamento divennero 45, aumentati a 46 nel 1939 con Aymavilles, allora Aimavilla, prima facente parte di Villeneuve (Villanova Baltea) e quindi nuovamente autonoma.

Pertanto al referendum del 2 e 3 giugno 1946, abbinato all’elezione dei membri dell’Assemblea costituente, i valdostani andarono a votare con questa situazione, mentre per le donne l’età del voto venne riportata a 21 anni dai 25 di marzo ed aprile.

L’esito del voto in quella Valle d’Aosta definita come “fedelissima” a Casa Savoia sicuramente sorprese, per l’ampiezza inattesa nel divario della vittoria della Repubblica, 28.553 voti a 16.411, 63,5 a 36,5 per cento. D’altronde anche il Piemonte voltò le spalle a Casa Savoia, con la netta affermazione della Repubblica nella circoscrizione Torino-Vercelli-Novara 803.191 a 537.693 che non fu compensata dalla provincie “fedeli” di Cuneo-Alessandria-Asti dove l’elettorato scelse la Monarchia con 412.666 voti a 381.977.

Il ventennio fascista e la guerra di liberazione avevano lasciato il segno sia in Piemonte che in Valle d’Aosta, accompagnati dalla crescita di una classe proletaria che per troppo tempo non aveva potuto esprimersi. Un aspetto questo emerso evidente pure nella nostra regione del 1946, dove la Repubblica conquistò i consensi maggiori proprio nei paesi a forte vocazione industriale ed operaia.

Ricordiamo anche che tra il 1945 e il 1946 il dibattito politico e popolare sul futuro della Valle d’Aosta era parecchio acceso tra le diverse posizioni. L’invito a scrivere sulle schede elettorali del 2 giugno 1946 la famosa frase “Nous voulons le plébiscite” venne raccolto da almeno 3.000 valdostani, ma probabilmente furono molti di più. I dati del Ministero dell’Interno fissano a 6.019 il numero delle schede bianche (2.395) e nulle (3.624), cioè l’11,8 per cento, su 50.946 votanti, pari all’84 per cento degli aventi diritto, che erano 60.650, un risultato piuttosto basso nell’affluenza, tra i peggiori in Italia. Però sulle schede nulle è ancora oggi irrisolto il mistero dei dati: quelli del Ministero sono appunto 3.624, negli archivi della Regione invece il numero è di 5.976.

Aosta concentrava logicamente il maggior numero di elettori, ma bisogna pensare che il voto del capoluogo comprendeva anche quello dei Comuni aggregati dal 1928 di Charvensod, Pollein, Gressan, Jovençan, Roisan, Gignod, Saint-Christophe e Sarre, quest’ultimo molto legato a Casa Savoia per l’assidua frequentazione della famiglia reale nel suo castello. Il voto aostano venne diviso in 24 seggi, 9 - compreso Chesallet - nei paesi e 16 per l’attuale città, tenendo conto della collina. Nelle scuole di piazza San Francesco, con diverse entrate, pure nel cortile e in via Conseil des Etats, furono posizionati 6 seggi e fu lì che si ritrovò la maggior parte dell’elettorato con code lunghissime, nelle quali chiaramente spiccavano le donne, oltre alle tante suore di San Giuseppe del vicino Convento di Santa Caterina. Al termine della giornata, iniziata sotto un cielo minaccioso e conclusa con la pioggia, ad Aosta la Repubblica vinse 8.977 a 5.168, ma purtroppo non possediamo il dato di come votarono i paesi della cintura (soprattutto Sarre e Chesallet) per avere un’idea più precisa delle diverse tendenze.

Ad esempio, Courmayeur - dove nel gennaio 1930 Umberto di Savoia e Maria José del Belgio trascorsero il loro viaggio di nozze - confermò il legame con la Casa reale votando in massa, 566 a 155, per la Monarchia, come pure fece la vicina Pré-Saint-Didier, 302 a 49. A La Thuile la presenza di un cospicuo gruppo di minatori potrebbe essere la spiegazione dell’affermazione della Repubblica 310 a 263, come accade a Cogne, altra comunità molto legata ai Savoia, dove la Repubblica prevalse di 80 voti, 409 a 329, ed anche a Morgex, 368 a 320 per la Repubblica, con a La Salle un netto 466 a 271 per la Repubblica.

Valsavarenche, primo Comune dalla libere elezioni in Valle d’Aosta, luogo prediletto da Vittorio Emanuele II e Umberto I dimostrò a sorpresa di essere per la Repubblica, 97 a 61, cosa che non fece Champorcher, altro posto preferito dalle cacce reali, che sostenne la Monarchia 195 a 128, al contrario di Pontboset, 81 a 127.

I maggiori suffragi in percentuale per la Casa reale arrivarono da Valgrisenche, il paese super cattolico di Dio e Re, che quel giorno si espresse 212 a 22 per la Monarchia, come Arvier (comprendente Avise) per 383 a 214 e Rhêmes (Notre-Dame, Saint-Georges e villaggi alti di Introd) dove la Repubblica perse 120 a 163, mentre nella vicina Villeneuve (che comprendeva oltre all’attuale Villeneuve pure Saint-Pierre e Introd) il risultato a favore della Repubblica fu 1.115 a 732.

Nella Coumba Freide e nella Valpelline il risultato fu in bilico a Saint-Oyen (62 a 59 Repubblica), Allein (104 a 80 Monarchia) e Doues (120 a 109 Repubblica), mentre la nuova forma di Stato vinse nettamente a Saint-Rhémy, Valpelline, Ollomont e Bionaz, con Etroubles a favore della Monarchia 82 a 56.

Nei Comuni ad alta presenza operaia e di sinistra il risultato fu scontato per la Repubblica: Aymavilles 472 a 147, Quart (con Brissogne, Saint-Marcel e La Plantaz di Nus) 1.615 a 444, Nus (con Fénis) 922 a 556, Chambave (con Verrayes e Saint-Denis) 617 a 270, Châtillon (con Pontey) 1.463 a 685, Saint-Vincent 896 a 436, Montjovet (1.199 a 293), Verrès (con Arnad) 1.442 a 681, Issogne 525 a 80, Bard (con Hone) 458 a 195, Donnas 893 a 216 e Pont-Saint-Martin (con Perloz) 1.261 a 412.

Nella Valtournenche, Chamois si schierò per la Monarchia 73 a 31 e la vicina La Magdeleine nettamente per la Repubblica 71 a 12, a Torgnon finì in bilico, 207 a 202 per la Repubblica, Antey-Saint-André fu per la novità 276 a 57, così come Valtournenche ma con meno divario, 404 a 289. Nella Val d’Ayas i 3 Comuni furono a favore della Repubblica: Ayas 395 a 245, Brusson 394 a 299, Challant (Saint-Anselme e Saint-Victor) 604 a 288.

Infine, travagliata fu la scelta della comunità walser, tanto amata dalla Regina Margherita: a Gressoney (erano uniti Saint-Jean e La-Trinité) 350 a 216 per la Repubblica, a Issime 332 a 319 per la Monarchia, con l’aggiunta di Lillianes (con Fontainemore) 418 a 375 per la Repubblica.

  • Domenica 2 giugno del 1946 il fotografo Octave Bérard documentò (le fotografie sono ota al Brel) la giornata di voto nei 6 seggi delle scuole di Aosta, tra piazza San Francesco, il cortile interno e via Hotel des Etats. Vediamo l’attesa in un corridoio, con le suore di San Giuseppe,
    Domenica 2 giugno del 1946 il fotografo Octave Bérard documentò (le fotografie sono ota al Brel) la giornata di voto nei 6 seggi delle scuole di Aosta, tra piazza San Francesco, il cortile interno e via Hotel des Etats. Vediamo l’attesa in un corridoio, con le suore di San Giuseppe,
  • quindi un papà con la propria figlia e il certificato elettorale,
    quindi un papà con la propria figlia e il certificato elettorale,
  • l’arrivo con il camion degli elettori invalidi
    l’arrivo con il camion degli elettori invalidi
  • e un’altra coda, questa volta all’interno del complesso, con tante donne e riconoscibile in attesa di votare e, seminascosto, il preside Riccardo Piaggio
    e un’altra coda, questa volta all’interno del complesso, con tante donne e riconoscibile in attesa di votare e, seminascosto, il preside Riccardo Piaggio