
AOSTA (fci) Il gruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio Valle chiede al presidente dell'assemblea Stefano Aggravi di valutare «eventuali azioni legali, a tutela del ruolo, della dignità e dell'autonomia del Consiglio regionale» riguardo ai contenuti della costituzione della Regione nel giudizio sull'eleggibilità di Renzo Testolin a Presidente della Regione.
In una lettera inviata giovedì scorso, 16 aprile, al presidente Aggravi i consiglieri Alberto Zucchi, Aldo Domanico, Massimo Lattanzi e Massimiliano Tuccari ricordano che la Giunta regionale ha autorizzato la costituzione della Regione nell'udienza fissata per mercoledì prossimo, 22 aprile, al Tribunale di Aosta nel ricorso di Alleanza Verdi Sinistra contro l'elezione del presidente Renzo Testolin.
«Appare politicamente e istituzionalmente gravissimo che la Giunta regionale e l'Avvocatura regionale possano promuovere in una delle tesi difensive la messa in discussione della legittimità costituzionale di una legge regionale approvata in Consiglio Valle 19 anni fa» sostengono gli esponenti di Fratelli d’Italia. Tale scelta «rischia di assumere un oggettivo significato di delegittimazione del Consiglio regionale nel suo complesso, — aggiungono — nonché un inaccettabile precedente, a salvaguardia delle sue prerogative legislative e della sua stessa peculiarità istituzionale della Valle d'Aosta quale Regione a statuto speciale».
Ma da avenue des Maquisards fanno «filtrare» che nella strategia difensiva non si intende sollevare una questione di costituzionalità, ma più che altro accertare l’infondatezza delle richieste dei ricorrenti, cioè come loro interpretano la legge. Si mette in discussione l’interpretazione, non la legge stessa. Della questione inoltre si discuterà — lo stesso giorno — anche in Consiglio Valle in seguito ad alcune iniziative delle opposizioni.
«Soldi dei valdostani»
Nel giudizio sull'ineggibilità di Renzo Testolin a Presidente della Regione «la Giunta, in modo del tutto discutibile, non solo non ha mantenuto una posizione di neutralità, ma ha voluto schierare l'Amministrazione regionale contro un'azione volta ad accertare la legalità e la regolarità di una nomina in contrasto con le disposizioni di legge e lo ha fatto impegnando oltre 21 mila euro, soldi dei valdostani, per sostenere la difesa di Testolin». Lo scrive, in una nota, Alleanza Verdi e Sinistra Valle d'Aosta. L'elezione di Renzo Testolin, secondo il movimento, è stata «una forzatura che Alleanza Verdi e Sinistra della Valle d'Aosta aveva da tempo evidenziato» e contro la quale, nel dicembre 2025, ha depositato un ricorso chiedendo al Tribunale di Aosta di accertare e dichiarare l'ineleggibilità di Testolin e la sua decadenza dalla carica di Presidente.
Avs giudica «sorprendente» il fatto che, oltre all'atto depositato dal legale di Renzo Testolin, se ne sia aggiunto «un altro, di contenuto molto simile, depositato dall'avvocato Marcello Cecchetti, nominato dalla Giunta regionale». «Sorprendente — spiega — perché la Regione non è stata chiamata in giudizio: non è stato impugnato nessun atto della Regione e la causa non coinvolge in nessun modo diritti e interessi propri dell'Amministrazione regionale. Il ricorso riguarda esclusivamente il diritto soggettivo di Renzo Testolin di far parte, per la quarta volta consecutiva di una Giunta regionale, in contrasto con il dettato della legge».
Questione di numeri
Il processo verte sul numero di mandati di Renzo Testolin: la legge 21 indica che non possano essere più di 2 consecutivi con l’eccezione di un terzo incarico nel caso che 1 dei precedenti non abbia superato i 2 anni 6 mesi e 1 giorno. Per Avs Renzo Testolin è al quarto mandato, per la Regione al terzo. La Giunta regionale, su proposta del vicepresidente Luigi Bertschy, ha deciso di essere parte nel processo incaricando come avvocati il professor Marcello Cecchetti di Firenze e l’avvocato Riccardo Jans dell’Avvocatura regionale impegnando appunto una spesa di 21.157 euro. «L’eventuale accoglimento del ricorso comporterebbe la decadenza dell’organo di vertice dell’esecutivo regionale e la necessità di procedere a una nuova elezione del Presidente, con effetti rilevanti sulla stabilità istituzionale e sulla continuità amministrativa» si legge nella delibera.
Il fuorionda e il cambio
Nella querelle è entrato anche l’ormai famoso fuorionda durante la serata che era stata organizzata nell’aula magna dell’Università della Valle d’Aosta per mettere a confronto le ragioni del Sì e quelle del No sul referendum sulla Giustizia. Il presidente del Tribunale di Aosta Giuseppe Marra e il sostenitore del No, Enrico Grosso, avevano parlato del processo non sapendo che i microfoni erano aperti. Ora il collegio giudicante è cambiato: non più presieduto da Giuseppe Marra, adesso è composto dai giudici Paolo Bernardini (presidente), Giulia De Luca (relatrice) e Maurizio D’Abrusco.
Sostiene Urzì
Nei giorni scorsi è intervenuto pure il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, che sulla sua pagina Facebook attacca il Presidente della Regione sostenendo che, «per salvare se stesso», sarebbe «il primo a mettere in discussione le prerogative dell’autonomia». «Il Presidente intende inserirsi in un contenzioso sulla sua eleggibilità a presidente per fare dichiarare incostituzionale una legge dell’autonomia. Non è mai successo prima, perlomeno per un esponente dell’Union Valdôtaine: semmai è lo Stato che ricorre contro una legge della Regione autonoma. Funziona così anche da noi a Bolzano e Trento», scrive Alessandro Urzì.
E rincara la dose: «Non puoi dichiararti interessato, per propaganda, a rafforzare lo Statuto di autonomia e poi, quando ti riguarda sul piano personale, picconare la legislazione regionale chiedendo che sia la Corte costituzionale a fare il lavoro sporco. Peraltro per silurare una legge approvata dal tuo partito, l’Union Valdôtaine, e che guarda caso ti riguarda personalmente, visto che attiene al limite dei mandati. Non si può pensare di affidare l’interlocuzione sull’autonomia valdostana a chi la mette in discussione».