Nomine, per il timone del colosso Cva salgono le quotazioni di Stefano Distilli

Data pubblicazione 22 Luglio 2026
Il commercialista Stefano Distilli
Il commercialista Stefano Distilli
2 minuti di lettura

AOSTA (fci) E’ ufficialmente entro nel vivo il «toto rinnovo» del consiglio di amministrazione della Cva-Compagnia Valdostana delle Acque, il colosso delle energie rinnovabili partecipato al 100 per cento dalla Regione. La procedura, gestita dalla finanziaria regionale Finaosta, è stata indetta per la nomina di 7 figure societarie: il presidente del consiglio di amministrazione, l’amministratore delegato e 5 consiglieri. Il termine per la presentazione delle candidature è scaduto venerdì 15 maggio scorso e sarebbero un’ottantina le domande pervenute per le varie posizioni.

Un nome che da qualche giorno circola con una certa insistenza è quello dell’aostano Stefano Distilli, 58 anni, dottore commercialista revisore contabile, laureato in Economia aziendale manageriale nel 1991 a Torino.

Un’indicazione, quella di Stefano Distilli, ricorrente quando si tratta di nomine da parte dell’Amministrazione regionale. Presidente della Sitrasb, la Società italiana del traforo del Gran San Bernardo, è stato anche per 8 anni alla guida della Cassa Dottori commercialisti e fa parte del consiglio di amministrazione della Bcc Valdostana.

Non è chiaro se per Stefano Distilli si prepara la poltrona di presidente, ora occupata da Giovanni Aliboni, o quella da amministratore delegato, sulla quale attualmente siede Giuseppe Argirò. Quest’ultimo tra l’altro ha confermato la sua disponibilità al rinnovo dell’incarico. Del consiglio di amministrazione attuale, oltre a Giovanni Aliboni e Giuseppe Argirò, fanno parte i consiglieri Francesca Di Carlo, Gaudiana Giusti e Paolo Pallotti.

Se ne parlerà comunque alla fine di luglio, quando è prevista l’approvazione del bilancio 2025 della società.

Nelle scorse settimane si è «infilata» la richiesta da parte di Finaosta di una revisione «critica» dell'impairment test - procedura contabile utilizzata per verificare che il valore di un’attività non sia iscritto in bilancio a un valore superiore a quello effettivamente recuperabile sul mercato - sulla quale si era astenuto l’amministratore delegato Giuseppe Argirò.