«Progetto Civico Progressista non esiste più». Regione e Comune, è polemica aperta a sinistra

Data pubblicazione 19 Febbraio 2025
La consigliera regionale Erika Guichardaz e Raimondo Donzel coordinatore di Area democratica-Gauche autonomiste
La consigliera regionale Erika Guichardaz e Raimondo Donzel coordinatore di Area democratica-Gauche autonomiste
4 minuti di lettura

AOSTA (fci) «Ai cartelli elettorali dico no e per questo non parteciperò alla piattaforma che va da Rete Civica a Legambiente - passando da Potere al Popolo - lanciata da Sarah Burgay, Loredana De Rosa, Paolo Fedi, Paolo Gino, Maria Lancerotto, Massimiliano Kratter ed Elio Riccarand». Parole di Erika Guichardaz, consegnate ieri - venerdì 14 febbraio - a Facebook dalla consigliera regionale (insieme a Chiara Minelli di Rete Civica) del gruppo di Progetto Civico Progressista - Pc p.

«Dal giugno 2022 sto lavorando in Valle d'Aosta Aperta, - prosegue Erika Guichardaz - un progetto politico nato dalle interlocuzioni intraprese tra Area democratica-Gauche autonomistes, Ambiente Diritti Uguaglianza-Adu, Movimento 5 Stelle e Rete Civica, e formalizzato alle elezioni politiche tra Area democratica, Adu e M5S. Da quella campagna elettorale, abbiamo iniziato un percorso unitario che ci ha portati a affittare una sede, presentare osservazioni e documenti congiunti, organizzare serate ed incontri, fare uscite insieme nel Vallone delle Cime Bianche e al Couis, fino ad arrivare a Bruxelles. L'esperienza fallimentare di Pcp mi ha insegnato che non ha senso costruire un progetto a ridosso delle elezioni, perché è destinato a fallire, mentre è il lavoro quotidiano e costante che permette alle varie componenti di contaminarsi ed integrarsi. Nonostante le diversità infatti ora ci riconosciamo tutti sotto quest'unico simbolo. Naturalmente auguro un buon lavoro a chi ha deciso di uscire dal progetto o a chi non ha mai nemmeno pensato di entrarci perché comunque esistono le diversità e io dico "per fortuna". Non stressate però con la solita storia della sinistra divisa e guardate la destra e gli autonomisti che in Consiglio regionale sono rappresentati da 6 gruppi consigliari e in Valle d'Aosta esiste un sistema proporzionale».

Insomma volano gli stracci a sinistra e Raimondo Donzel, coordinatore di Area democratica-Gauche autonomistes, ci mette come si dice il «carico». «Progetto Civico Progressista non esiste più. Punto. Sia in Regione, sia soprattutto al Comune di Aosta. Dove, per esempio, noi non abbiamo votato il bilancio. E dove non condividiamo una scelta importante, quella di costruire il nuovo palaghiaccio, consumando territorio, mentre resta irrisolta la questione del mercato coperto, che vorremmo diventasse piuttosto uno spazio di condivisione, di incontro. Invece niente. Ma cosa fanno di sinistra? Ormai Pcp è un insieme di sigle che stanno andando in direzioni diverse» puntualizza Raimondo Donzel.

E dopo questa esperienza negativa, ora proprio non se ne parla di mettersi insieme per le elezioni. «Rispondo con una sorta di slogan: no ai cartelli elettorali, sì all’unità programmatica. - precisa Raimondo Donzel - Con Adu e 5 stelle stiamo coltivando il progetto di Valle d'Aosta Aperta. Esiste un dialogo con Rifondazione Comunista e con Risorgimento Socialista. Insieme per un progetto con il quale siamo sicuri di portare degli eletti nel prossimo Consiglio Valle. Con loro sì, con altri no. Basta con le operazioni “andiamo tutti uniti” ad ogni costo, per poi trovarci costretti a dividerci».

Un ragionamento che riguarda anche le elezioni comunali del capoluogo. Per le quali Raimondo Donzel «scarica» il sindaco uscente Gianni Nuti. «Ad Aosta siamo disponibili a collaborare con chi si vuole proporre come alternativa alle destre. Ma non siamo disponibili a lavorare in continuità con la gestione attuale. Cioè con chi vuole costruire un nuovo palaghiaccio dimenticando il mercato coperto e il Puchoz».

Election day, ci siamo
Dopo un primo rinvio legato a contrasti interni alla maggioranza, la Giunta regionale ha approvato nel pomeriggio di giovedì scorso, 13 febbraio, il disegno di legge per l'election day 2025. Nella riunione convocata per la mattinata non era presente l'assessore Jean-Pierre Guichardaz (Pd). A seguito dell'intesa tra Union Valdôtaine e Partito democratico, l'esecutivo ha deciso di sottoporre al Consiglio Valle il disegno di legge relativo alle «Disposizioni urgenti per lo svolgimento contestuale, nel 2025, delle elezioni regionali e generali comunali. Modificazioni di leggi regionali in materia di enti locali».

Il testo è composto da 3 capi per complessivi 8 articoli, e prevede, tra l'altro, che nel 2025 le elezioni generali comunali, comprese quelle relative al Comune di Courmayeur, si svolgano contestualmente alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, nella data che sarà stabilita con decreto del Presidente della Regione (e che con ogni probabilità sarà domenica 28 settembre).

In linea con le recenti novità normative statali in materia, il disegno di legge «propone anche di sopprimere i limiti dei mandati dei Sindaci e Vicesindaci nei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, che rappresentano nella nostra regione la quasi totalità dei Comuni, con l'unica eccezione del Comune di Aosta per il quale continua a trovare applicazione il limite dei 2 mandati». Nei paesi con popolazione fino a 5.000 abitanti, cioè tutti meno Aosta, ad oggi è in vigore il limite dei 3 mandati.

Nel pomeriggio di giovedì è tornata a riunirsi anche la prima commissione consiliare, quella per intenderci che dovrà occuparsi della riforma della legge elettorale. Non sono state conferite nuove suggestioni quindi facilmente si andrà all’approvazione della proposta di legge presentata nei mesi scorsi dall’Union Valdôtaine, ma soltanto per quanto concerne il ritorno alle 3 preferenze, di cui una dovrà essere di genere, stesso sistema in vigore per le elezioni comunali.

Sulla richiesta del Partito democratico di avere almeno una donna in Giunta regionale, si pensa di arrivare ad un impegno politico, da approvare in aula, con un ordine del giorno o una risoluzione. L’obiettivo della maggioranza resta sempre quello di raggiungere quota 24 voti. Qualsiasi modifica alla legge elettorale, secondo l’articolo 15 dello Statuto, può essere sottoposta a referendum. Se la nuova legge ottiene la maggioranza dei voti dell’assemblea (oggi 19) è sufficiente che a chiedere il referendum siano 7 consiglieri regionali, mentre con la maggioranza qualificata (24) sarebbe necessario raccogliere 6.700 firme per chiedere la consultazione popolare.

Cristiano Florio