COURMAYEUR (fci) Manca meno di un mese alla riapertura del Tunnel del Monte Bianco prevista alle 17 di venerdì 12 dicembre e «il cantiere viaggia in perfetto orario». Parole di Riccardo Rigacci, direttore del Geie-TMB, il raggruppamento d’interesse economico che si occupa della gestione unitaria del traforo con il personale delle società concessionarie italiana (la Sitmb) e francese (Atmb ) .
Il punto sui lavori è stato fatto in un incontro con i giornalisti mercoledì scorso, 19 novembre.
La riapertura arriva mentre si registra una novità significativa sul calendario dei lavori futuri: nel 2026 non ci sarà la chiusura autunnale, inizialmente prevista all’interno della lunga sequenza di cantieri che accompagnerà il tunnel.
Quest ’anno l’interruzione è iniziata il 2 settembre, con un cronoprogramma di 15 settimane dedicato al rifacimento della volta e degli impianti in un tratto di circa 250 metri (per un totale di 21 milioni di euro di lavori), collegato al cantiere test dell’anno precedente.
L’obiettivo è la progressiva sostituzione dei conci, l’impermeabilizzazione del tunnel, la modernizzazione dei sistemi di sicurezza e la verifica delle strutture originarie degli anni Sessanta.
L’insieme di questi interventi richiede una gestione complessa: circa 200 persone al lavoro, 30 cantieri attivi contemporaneamente, operazioni che vanno dalla bonifica delle bocche di ventilazione alla realizzazione dei nuovi piedritti, fino ai test sugli impianti di raffreddamento e illuminazione.
Quello che si chiuderà tra una ventina di giorni è il secondo cantiere test all’i nterno della galleria che collega Valle d’Aosta e Alta Savoia. Una parte degli sforzi è stata dedicata alla gestione dell’acqua che attraversa la volta, con una portata stimata in 300 litri al secondo.
Per reindirizzare questo flusso verso la nuova canalizzazione è stato creato un vano di ispezione e, durante i lavori, si è formato temporaneamente un lago che ha costretto gli operai a utilizzare mute da kayak per operare in sicurezza.
«Quando è stato realizzato il traforo negli anni Sessanta, non c’erano sistemi di imp ermeabilizzazione. - ha sottolineato il Direttore gerente - Sono arrivati a metà degli anni Ottanta».
La programmazione prevede quindi che il prossimo cantiere con chiusura totale si svolga nel settembre 2027, secondo un modello consolidato: 3 mesi consecutivi di lavori ogni 2 anni. È una scansione che, in assenza di modifiche strategiche, continuerà a ripetersi fino al completamento dell’i nte ro tunnel, previsto indicativamente in 16 anni.
La rinuncia alla chiusura autunnale del 2026 è frutto di una decisione comunicata dai gestori del traforo in base all’andamento dei lavori e alla necessità di una pausa tecnica dopo i 2 cantieri test consecutivi del 2024 e 2025. Nel 2026 il tunnel rimarrà aperto e si procederà solo con attività compatibili con la circolazione, mentre le lavorazioni più invasive riprenderanno nel 2027. È una modifica del calendario che non cambia il quadro complessivo, ma offre un anno di continuità ai flussi di traffico.
La chiusura del 2025 ha comportato lo spostamento di una quota di traffico pesante verso il traforo del Frejus, con conseguenze previste e monitorate sugli assi viari piemontesi. Secondo le stime, si tratta di circa 30-40 mila mezzi pesanti al mese, una deviazione che aumenta i flussi sulla tangenziale di Torino e sui collegamenti verso la Valle di Susa.
Intanto emerge che in Francia preferiscono il traforo del Monte Bianco chiuso d’autunno per 15 anni, piuttosto che una chiusura unica prolungata per 3 anni e mezzo.
Dopo che il GEIE del traforo del Monte Bianco per realizzare i lavori di rifacimento della volta ha avanzato le 2 ipotesi di possibile chiusura, in Francia, e particolarmente in Savoia e Alta Savoia, è iniziata una consultazione, più o meno formale, sulla scelta da adottare.
La questione non è banale, perché permette di influenzare l’esito dei lavori della Commissione intergovernativa. Resta sospesa l’ipotesi di una seconda canna, sul tavolo delle trattative tra i due governi nazionali come lo stesso ministro dei trasporti Philippe Tabarot ha ancora confermato nella riunione di venerdì 24 ottobre scorso alla Commission du développement durable dell’Assemblée nationale: «Je ne vous cache pas que la diplomatie italienne fait fortement pression pour le doublement du tunnel du Mont-Blanc, après l’avoir fait pour les tunnels du col de Tende et du Fréjus».