PER ALTRI TRE ANNI ALLA GUIDA DELLA SITMB, LA SOCIETÀ ITALIANA DI GESTIONE: INTERVISTA

Tunnel del Monte Bianco, Emily Rini è stata confermata alla presidenza. «Il futuro del Traforo dovrà tenere insieme mobilità, sicurezza e ambiente»

Data pubblicazione 15 Luglio 2026
Emily Rini confermata alla guida della Sitmb per altri tre anni
Emily Rini confermata alla guida della Sitmb per altri tre anni
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AOSTA (fci) Emily Rini è stata confermata alla guida della Sitmb, la Società italiana per il traforo del Monte Bianco (che gestisce il tunnel tra Italia e Francia), per altri tre anni. Confermati anche i consiglieri valdostani Laurent Blanc ed Edy Cheney.

Emily Rini, quale è il risultato del suo primo mandato di cui è orgogliosa?

«Il risultato di cui vado più fiera - risponde Emily Rini - è aver contribuito a consolidare un metodo: serietà, dialogo e responsabilità. Il Traforo del Monte Bianco non è un’infrastruttura qualsiasi: è un collegamento strategico europeo, ma anche un’opera inserita in un territorio unico. In questi tre anni abbiamo lavorato sull’infrastruttura per garantire sempre maggiore sicurezza, impegnandoci per limitare gli effetti degli interventi sulla continuità del servizio e prestando attenzione - di concerto con il territorio - alle esigenze della Valle d’Aosta e del Nord Ovest. La fiducia rinnovata è per me uno stimolo a proseguire con lo stesso senso di responsabilità, sapendo di poter contare su una squadra di donne e uomini di grande spessore umano e professionale».

Il Monte Bianco è da sempre al centro del dibattito tra esigenze di trasporto e tutela ambientale. Con la crescente attenzione alla decarbonizzazione dei trasporti, come immagina il futuro del Traforo? Ci sono progetti concreti per incentivare l’intermodalità o ridurre le emissioni?

«Il futuro del Traforo dovrà tenere insieme mobilità, sicurezza e ambiente. La decarbonizzazione non si affronta con slogan, ma con scelte concrete: gestione più efficiente dei flussi, dialogo con il sistema logistico, tecnologie per ridurre l’impatto del traffico e maggiore integrazione con le altre modalità di trasporto. Il Monte Bianco resterà un asse fondamentale e lo sarà in modo sempre più sostenibile».

Da avvocato, ex assessore e presidente del Consiglio regionale, ora guida una delle società più importanti della nostra regione. Cosa porta del suo percorso politico e professionale in questa presidenza? E che Sitmb vorrebbe lasciare al termine di questo secondo mandato?

«Del mio percorso cerco di portare soprattutto la capacità di ascolto e di mediazione. La politica mi ha insegnato che le infrastrutture non sono mai solo opere tecniche: incidono sulla vita delle comunità, sull’economia e sull’immagine di un territorio. Da consulente legale porto attenzione alle regole e alla responsabilità. Vorrei lasciare una Sitmb sempre più moderna, più vicina agli utenti e ancora più consapevole del proprio ruolo strategico».

Il Traforo del Monte Bianco affronta un piano di messa in sicurezza che durerà 20 anni. Dopo la riapertura di dicembre 2025 il cantiere è in pausa e il 2026 non avrà chiusure prolungate, solo notturne. Come sta gestendo Sitmb la comunicazione con utenti, autotrasportatori e territori per evitare disagi?

«La comunicazione è una parte essenziale della gestione dei cantieri. Dopo le chiusure prolungate degli anni scorsi, il 2026 prevede solo interruzioni notturne programmate, senza una chiusura autunnale lunga. Il nostro impegno è informare con anticipo utenti, autotrasportatori, operatori turistici e territori, utilizzando tutti i canali disponibili e mantenendo un confronto costante con le istituzioni. L’obiettivo è ridurre al minimo i disagi e consentire a tutti di organizzarsi».

Le chiusure periodiche e i cantieri programmati avranno inevitabili ricadute su turismo e logistica valdostana. Sono ipotizzabili misure di compensazione o dialogo con le categorie economiche della Valle d’Aosta per mitigare l’impatto di questi lavori?

«Siamo consapevoli che ogni chiusura ha effetti sul turismo, sulla logistica e sull’economia valdostana e non solo. Sitmb non può affrontare da sola un tema così ampio, ma può e deve fare la propria parte: programmazione tempestiva, trasparenza, confronto con le categorie economiche e raccordo con Regione, Comuni e partner francesi. Le eventuali misure di accompagnamento vanno costruite insieme, partendo dai dati e dall’ascolto del territorio».

E’ in corso un dibattito con la Francia sull’ipotesi di raddoppio del Tunnel, ma Oltralpe non c’è unanimità. Qual è lo stato del confronto con i partner francesi? Che tempi e condizioni reali ci sono oggi per valutare seriamente questa opzione?

«Il tema del raddoppio va affrontato con realismo. In Italia c’è una forte sensibilità sul tema della sicurezza e della continuità del collegamento, mentre in Francia il dibattito è più articolato. Oggi la priorità è mantenere aperto un confronto serio, tecnico e istituzionale con i partner francesi e con la Commissione intergovernativa. Non servono fughe in avanti: servono condizioni politiche, ambientali, tecniche ed economiche chiare e condivise».

Il raddoppio è l’unica strada o state studiando alternative? Se la Francia dovesse dire definitivamente no al raddoppio, quale potrebbe essere un “Piano B”? In che modo pensate di garantire sicurezza, fluidità del traffico e competitività dell’asse del Monte Bianco per i prossimi 20 anni con un solo tunnel, considerando i cantieri già programmati e la crescita dei flussi?

«Il raddoppio è una delle opzioni in discussione, soprattutto in chiave di sicurezza e resilienza del collegamento, ma non può essere trattato come l’unica risposta possibile. Un Piano B deve partire da ciò che possiamo fare subito: manutenzioni, cantieri organizzati con il minor impatto possibile, tecnologie di monitoraggio, gestione intelligente dei flussi, coordinamento con gli altri valichi e dialogo costante con autotrasporto e territori. Anche con un solo tunnel, la sfida è garantire sicurezza, affidabilità e competitività nei prossimi vent’anni».

Cristiano Florio