L’allarme della Cgil: “La sanità valdostana necessita oggi di una governance forte, competente e autorevole”

«Il ritardo nella nomina del direttore generale Usl può indebolire la riorganizzazione del sistema»

Data pubblicazione 1 Luglio 2026
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AOSTA (qdn) «Il ritardo nella nomina del direttore generale dell’Usl indebolisce la reorganizzazione del sistema». E’ l’allarme lanciato da Cgil VdA, Spi Cgil VdA e Fp Cgil VdA. «La nomina rappresenta un passaggio cruciale per il futuro della sanità regionale. - scrive il sindacato in una nota - Dalla scelta della nuova guida aziendale dipenderà non soltanto la capacità di consolidare il percorso di riorganizzazione avviato negli ultimi anni, ma anche la possibilità di garantire risposte efficaci ai bisogni di salute della popolazione valdostana. Esprimiamo perciò forte preoccupazione per il protrarsi dei tempi della decisione. L'assenza di una guida stabile rischia infatti di rallentare i processi organizzativi e gestionali in una fase particolarmente delicata, nella quale la sanità regionale è chiamata ad affrontare sfide importanti: la carenza di personale, le difficoltà di reclutamento e fidelizzazione dei professionisti, l'abbattimento delle liste d'attesa, il rafforzamento dei servizi territoriali e l'attuazione degli interventi previsti dal Pnrr».

«La sanità valdostana necessita oggi di una governance forte, competente e autorevole, capace di assicurare continuità amministrativa e strategica. - prosegue la Cgil - Per questo riteniamo indispensabile che il nuovo direttore generale debba possedere una consolidata esperienza nella gestione della sanità pubblica e una profonda conoscenza delle dinamiche organizzative, economiche e professionali che caratterizzano il Servizio sanitario nazionale. In un contesto particolare come quello valdostano, caratterizzato da specificità territoriali, demografiche e geografiche uniche, rappresentano inoltre un valore aggiunto esperienze maturate in contesti innovativi e nelle esperienze sulla gestione della sanità in altre regioni e altri paesi europei. Il confronto con modelli organizzativi avanzati può offrire strumenti utili per affrontare temi strategici quali l'integrazione tra ospedale e territorio, lo sviluppo della telemedicina, la medicina di prossimità e la garanzia di un accesso equo alle cure anche nelle aree più periferiche della regione».

«Ribadiamo che la sanità pubblica non può essere governata esclusivamente attraverso logiche economiche o contabili. - conclude la Cgil - Al centro devono tornare le persone: i cittadini che hanno diritto a servizi sanitari tempestivi e di qualità e le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento del sistema, spesso in condizioni di forte pressione organizzativa e con organici insufficienti. E’ fondamentale dare continuità al percorso di riorganizzazione avviato negli ultimi anni, valorizzando quanto di positivo è stato realizzato e intervenendo con decisione sulle criticità ancora aperte. Cambiare direzione o interrompere i processi in corso significherebbe rischiare di disperdere competenze, investimenti e progettualità indispensabili per il futuro della sanità regionale».