AOSTA (qdn) Per la prima volta è stata rilevata la presenza del virus West Nile in Valle d’Aosta, per la precisione in 2 uccelli selvatici, un corvide e una ghiandaia. Lo ha comunicato ieri, venerdì 4 settembre, l’Usl VdA. La scoperta è avvenuta nell’ambito delle attività di sorveglianza sanitaria condotte sul territorio regionale. Il virus non si trasmette normalmente da persona a persona attraverso il contatto diretto. Gli uccelli selvatici ne costituiscono i principali serbatoi naturali, mentre le zanzare ne rappresentano i vettori: il virus viene trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette che hanno precedentemente acquisito il virus nutrendosi su volatili infetti.
«Il ritrovamento non deve generare allarmismo, - scrive l’Usl VdA - ma conferma l’importanza e l’efficacia della sorveglianza attiva sul territorio che prevede analisi periodiche su esemplari di avifauna trovati morti, secondo il Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi. A seguito della positività riscontrata, la Struttura Complessa Igiene e Sanità pubblica dell’Usl ha attivato le misure previste dal Piano Nazionale Arbovirosi e sono in corso i confronti con i Comuni interessati, per condividere le informazioni e valutare le conseguenti misure di prevenzione e controllo anche sulla base del fatto che i 2 uccelli sono stanziali ma con qualche chilometro di raggio di spostamento.»
Le azioni programmate sono 3: disinfestazione e attività larvicida, invio di un’informativa a tutti i medici della regione (ospedalieri, medici di famiglia, pediatri), comunicazione al Centro trasfusionale per indagini supplettive sul sangue raccolto (già iniziate). E’ prevista inoltre, in collaborazione con il Celva, la diffusione di un opuscolo informativo su come difendersi dalle zanzare.
Sul versante veterinario, in applicazione delle misure previste dal Piano regionale per la sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu, saranno inoltre attivate specifiche attività di approfondimento epidemiologico nell’area interessata dai ritrovamenti. In particolare, verrà avviato il campionamento entomologico mediante il posizionamento di trappole per la cattura delle zanzare e saranno effettuate visite cliniche sugli equidi presenti nel raggio di 2 chilometri dai punti di rinvenimento degli uccelli positivi. Le attività consentiranno di verificare l’eventuale estensione della circolazione virale e di completare l’inquadramento epidemiologico del territorio interessato.
«Il monitoraggio dell’avifauna - dichiara il direttore sanitario dell’Usl VdA Mauro Occhi - rappresenta uno strumento fondamentale perché ci consente di avere un segnale precoce della circolazione del virus sul territorio e di mettere conseguentemente in campo le misure di prevenzione previste. Non si tratta quindi di creare allarmismo, ma di mantenere alta l’attenzione e continuare a lavorare in maniera coordinata. È inoltre un esempio concreto dell’approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale. La collaborazione tra i professionisti del Dipartimento di Prevenzione, l’Istituto zooprofilattico, i servizi sanitari e le amministrazioni locali ci consente di affrontare questi fenomeni con un sistema strutturato di sorveglianza e prevenzione. In ogni caso si tratta di condizioni che con le progressive mutazioni climatiche cui assistiamo è verosimile si presentino sempre più spesso nei decenni a venire».
«La conferma della presenza del virus West Nile in 2 uccelli selvatici rappresenta il primo riscontro ufficiale della circolazione virale in Valle d’Aosta. - sottolinea la dottoressa Enrica Muraro, veterinaria regionale - Si tratta di un risultato che conferma l’efficacia del sistema di sorveglianza previsto dal Piano regionale e realizzato grazie alla collaborazione tra Servizi veterinari, Istituto Zooprofilattico Sperimentale, Corpo forestale e Centro di Recupero Animali Selvatici. Nel corso del 2026 sono stati esaminati 23 uccelli selvatici nell’ambito delle attività di monitoraggio e proprio questa attività ha consentito di individuare precocemente la positività in una ghiandaia e in un corvide. Grazie al monitoraggio costante dell’avifauna è stato quindi possibile attivare tempestivamente tutte le misure previste dalla normativa nazionale e regionale. La sorveglianza sta funzionando esattamente come previsto: intercettare la circolazione virale nelle sue fasi iniziali per consentire l’adozione delle necessarie misure di prevenzione e tutela della salute pubblica e animale ».
Il West Nile virus appartiene alla famiglia dei Flavivirus ed è presente in diverse aree del mondo, compresa l’Europa. La sua circolazione aumenta durante i mesi più caldi del l’anno, in concomitanza con la maggiore attività delle zanzare. Nella maggior parte dei casi l’infezione nell’uomo è asintomatica. Quando compaiono, i sintomi sono generalmente lievi e possono comprendere febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. Solo in una quota molto ridotta di casi, soprattutto nelle persone anziane o fragili, possono verificarsi forme neurologiche più gravi.
Ad agosto scorso presso l’Ospedale Parini era stato ricoverato un paziente risultato positivo al virus West Nile. Si trattava del primo caso diagnosticato nella regione. Era un caso d’importazione: il paziente, residente fuori Valle, aveva contratto l’infezione al di fuori del territorio valdostano. La principale misura di prevenzione consiste nel ridurre il rischio di punture di zanzara e limitarne la proliferazione.