Liste di attesa: riunioni per rafforzare le attività e il monitoraggio continuo

Data pubblicazione 12 Agosto 2026
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AOSTA (qdn) Giovedì scorso, 6 agosto, si sono riuniti - in modo coordinato tra loro - l’Unità centrale di gestione dell’assistenza sanitaria e dei tempi delle liste di attesa e l’Osservatorio regionale sulle liste di attesa, con l’obiettivo di rafforzare il continuo lavoro di programmazione, monitoraggio e miglioramento dell’accesso alle prestazioni sanitarie. Se l’Unità comprende i responsabili regionali e dell’Usl, l’Osservatorio riunisce anche - oltre ai rappresentanti di Regione e Usl - anche associazioni dei cittadini e dei consumatori, il volontariato, le organizzazioni sindacali e le rappresentanze dei professionisti sanitari. E’ stato illustrato il rapporto semestrale della piattaforma nazionale delle liste di attesa, che prende però in esame solo 55 su più di 2.100 prestazioni specifiche, e cioè appena il 2,6 per cento delle prestazioni garantite dal servizio sanitario pubblico. Inoltre, si è posta l’attenzione su un altro dato significativo: sono infatti 22.562 le richieste di prime visite sul primo semestre su un totale di poco più di 122mila abitanti della nostra regione, un numero rilevante, in incremento con 1.261 richieste di visite in più rispetto al 2025.

«Il tema delle liste di attesa è purtroppo un fenomeno della sanità pubblica nazionale e regionale di ieri, oggi e di domani. - sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Carlo Marzi - Non esiste una bacchetta magica per risolvere questo problema che ha come principale causa il numero ridotto di medici e una serie di eredità nazionali. Ecco perché ognuno di noi è impegnato su questo tema, tra tante azioni messe in campo, alcune efficaci e alcune da migliorare. Stiamo affrontando questo argomento in modo serio e strutturale, lavorando insieme e contemporaneamente su organizzazione, programmazione, appropriatezza delle prescrizioni e capacità di risposta dei servizi. Le riunioni di giovedì rappresentano 2 livelli complementari di questo impegno: da una parte il lavoro operativo e organizzativo, dall’altra il confronto tra le componenti del sistema sanitario e chi rappresenta la comunità. Questo percorso condiviso non nasce oggi e non ha l’obiettivo di trovare effetti immediati: vogliamo continuare ad essere chiari e trasparenti in un’ottica di leale informazione con la cittadinanza. Gli incontri di ieri sono esempi, ma non gli unici, delle tante e diverse iniziative che cerchiamo di mettere in campo per affrontare a livello di sistema questa complessa problematica condizionata da tanti fattori che devono tenere in un delicato equilibrio la rilevante mole di domanda, la disponibilità di personale, spazi e tecnologie, le priorità cliniche di visita e il continuo adeguamento organizzativo, determinato dai picchi stagionali di accesso al Pronto soccorso di una regione turistica come la nostra».

«Il nostro compito è trasformare i dati in decisioni. - rimarca la dottoressa Christine Rollandin, responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria, figura prevista a livello nazionale che coordina e controlla, a livello regionale, il rispetto delle regole sui tempi di attesa - Analizziamo costantemente l’andamento delle liste di attesa, individuiamo dove si concentrano le maggiori difficoltà e proponiamo interventi concreti per migliorare l’organizzazione dei servizi. Ridurre i tempi di attesa non significa soltanto aumentare il numero delle prestazioni, ma anche programmare meglio l’offerta, garantire l’appropriatezza delle prescrizioni e assicurare che le priorità cliniche siano rispettate. Il lavoro tecnico dell’Unità centrale e il confronto con l’Osservatorio sono due strumenti complementari che consentono di trasformare il monitoraggio in azioni tangibili e verificabili. In questo percorso sarà centrale anche la predisposizione del nuovo Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa 2026-2028, che definirà gli obiettivi, le azioni e gli strumenti di monitoraggio con cui la Regione intende rafforzare ulteriormente la capacità di risposta del sistema sanitario regionale, in coerenza con gli indirizzi nazionali».