Il segretario generale di Montagna Sicura Jean-Pierre Fosson: i ghiacciai stanno soffrendo tantissimo

Caldo record in alta quota: alla Capanna Margherita le temperature sono arrivate fino a cinque gradi

Data pubblicazione 1 Luglio 2026
La Capanna Margherita sul Monte Rosa con i suoi 4.554 metri di altitudine è il rifugio più alto d’Europa: è diventata negli ultimi anni una sorta di sentinella del cambiamento climatico
La Capanna Margherita sul Monte Rosa con i suoi 4.554 metri di altitudine è il rifugio più alto d’Europa: è diventata negli ultimi anni una sorta di sentinella del cambiamento climatico
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AOSTA (ces) Sembrano temperature decisamente rigide, invece per gli esperti sono forse più preoccupanti dei quasi 40 gradi registrati in pianura. Alla Capanna Margherita, sul Monte Rosa, A 4.554 metri di quota, dove fino a pochi decenni fa il gelo era una presenza quasi fissa anche in estate, il termometro in questi giorni ha superato costantemente i 2 gradi centigradi. È accaduto mercoledì 17 e giovedì 18 giugno, poi di nuovo domenica 21 e lunedì 22 e addirittura sabato 20 e martedì 23 si è registrato un picco che intorno ai 5 gradi. Quando temperature positive persistono a quote che sfiorano i 4600 metri significa che l’intera colonna d’aria sopra le Alpi è interessata da un’anomalia importante. Negli stessi giorni lo zero termico si è mantenuto ben oltre i 4.500 metri, una quota che fino a non molti anni fa rappresentava un valore eccezionale e che oggi compare con sempre maggiore frequenza nelle cronache meteorologiche alpine.

La Capanna Margherita è diventata negli ultimi anni una sorta di sentinella del cambiamento climatico. I suoi strumenti registrano fenomeni che fino a poco tempo fa sarebbero stati considerati eccezionali. Nel settembre 2023 la stazione aveva fatto segnare quasi 5 giorni consecutivi senza rigelo, un evento che aveva attirato l’attenzione di climatologi e glaciologi. Oggi, a distanza di pochi anni, un nuovo episodio di caldo intenso riporta l’attenzione su ciò che sta accadendo alle quote più elevate delle Alpi. Un dato che tra l’altro arriva a meno di un mese dall’ultima importante anomalia.

Lo scorso maggio infatti, sempre a Capanna Margherita, si sono registrati i +2,7 °C. Le conseguenze non riguardano soltanto i ghiacciai. L’aumento delle temperature modifica la stabilità delle montagne stesse. Il permafrost, il terreno permanentemente ghiacciato che per secoli ha agito come una sorta di “collante” naturale nelle pareti più elevate, continua a degradarsi. Quando questo equilibrio viene meno aumentano i crolli rocciosi, cambiano le condizioni degli itinerari alpinistici e si riducono le finestre stagionali considerate sicure per affrontare alcune ascensioni. Negli ultimi anni il Monte Bianco, il Cervino e lo stesso massiccio del Monte Rosa hanno conosciuto chiusure temporanee di vie normali, modifiche agli accessi e un incremento dei fenomeni di instabilità legati alle alte temperature.

Il dato registrato alla Capanna Margherita arriva inoltre in un momento particolarmente delicato. Nelle ultime settimane le Alpi occidentali hanno vissuto un inizio d’estate anticipato, con temperature superiori alla media e condizioni che favoriscono una rapida fusione della neve residua accumulata durante l’inverno.

I ghiacciai soffrono tantissimo

«I ghiacciai stanno soffrendo tantissimo del permanere di condizioni di questo calore con effetti chiaramente dovuti all'assenza di rigelo notturno». Lo spiega il segretario generale di Fondazione Montagna Sicura Jean-Pierre Fosson, uno dei massimi esperti delle conseguenze dei cambiamenti climatici sulle Alpi. «I ghiacciai alpini sono in forte sofferenza ma non da quest'anno - prosegue - però i dati oggettivi li avremo solo a fine della stagione. Per come sta andando possiamo aspettarci un'importante perdita. Questo è dovuto al fatto che non c'è stato un accumulo nevoso così importante in questa parte delle Alpi, e quindi viene a mancare anche l'elemento di nutrimento. Ogni anno i nostri ghiacciai perdono l'equivalente del centro di Aosta: non si tratta di un ciclo, ma ormai di un trend, non è che la oggi questa è la situazione e domani passa. Non è così. I ghiacciai da anni ormai, stanno vivendo una situazione molto grave di arretramento, il cambiamento climatico è evidente a tutti. Queste grandi ondate di caldo saranno sempre più frequenti, e i ghiacciai saranno sempre più influenzati in maniera negativa. Per cui bisogna intraprendere subito azioni di mitigazione».

Per quanto riguarda i ghiacciai valdostani, il report di Sottozero del 2025 evidenzia come negli ultimi 50 anni si sono persi 125 ghiacciai e 12 solo negli ultimi 12 anni, passando da 297 del 1975 a 172 dello scorso anno. La superficie glaciale ha avuto una riduzione del 41 per cento in mezzo secolo. Negli ultimi 26 anni la perdita è stata di 1,7 chilometri quadrati all'anno (in accelerazione); la variazione frontale, lo scorso anno su 30 ghiacciai ha avuto una media di -14,4 metri, un valore in linea con il trend strutturale dell'ultimo triennio.