Dal Nepal per lavorare negli alberghi valdostani. “Volenterosi, gentili e... abituati alla montagna!”

Data pubblicazione 12 Agosto 2026
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AOSTA (peb) Alcune storie scorrono lontano dai riflettori ma contribuiscono a far funzionare il motore del turismo valdostano. Sono quelle di uomini e donne che arrivano da migliaia di chilometri di distanza e che, con discrezione e professionalità, sono diventati una presenza sempre più indispensabile negli alberghi, nei ristoranti e nelle strutture ricettive della regione. Tra queste comunità, quella nepalese è oggi una novità sempre più presente.

Provenienti da un Paese incastonato tra India e Cina, dominato dalla catena dell’Himalaya e conosciuto in tutto il mondo per l’Everest, molti arrivano in Italia dopo aver lavorato nel settore alberghiero o della ristorazione in altri Paesi dell’Europa orientale, in particolare Bulgaria e Romania, dove avevano trovato il primo impiego ma con condizioni economiche meno favorevoli rispetto a quelle del mercato italiano.

Da Aosta a Cogne, passando per Rhêmes-Notre-Dame, Ayas e Vetan di Saint-Pierre, i lavoratori nepalesi sono oggi impiegati in numerosi ruoli: dalla cucina al servizio di sala, dall’housekeeping alla manutenzione. Dietro ogni divisa c’è anche una storia personale fatta di un percorso di integrazione che passa attraverso una nuova lingua, nuove abitudini e una cultura profondamente diversa. Le montagne valdostane, in qualche modo, rappresentano per molti di loro un contesto familiare: seppur diverse dall’Himalaya, conservano quel rapporto quotidiano con l’altitudine e con la natura che caratterizza il loro Paese d’origine.

L’ostacolo della burocrazia

Uno degli aspetti più complessi riguarda il percorso burocratico che molti lavoratori nepalesi devono affrontare prima di poter ottenere una posizione stabile. Una volta giunti in Italia, infatti, presentano domanda di protezione internazionale e vengono accolti nel sistema nazionale di accoglienza. La gestione di quest’ultima è affidata alle Prefetture, che provvedono all’assegnazione dei richiedenti asilo nelle strutture presenti sul territorio.

In Valle d’Aosta vengono generalmente ospitati in centri gestiti dalla Caritas o da cooperative convenzionate, mentre è in corso l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale. La Commissione territoriale competente per la Valle d’Aosta ha sede a Torino e molte domande presentate dai cittadini nepalesi vengono respinte. Tanti, inoltre, vengono inizialmente assegnati a strutture di accoglienza situate in altre regioni italiane, anche lontane dalla Valle d’Aosta. A quel punto è possibile presentare ricorso al Tribunale, nei termini previsti dalla legge, assistiti da un avvocato. Si tratta di un procedimento che, in molti casi, può protrarsi anche per 4 anni. Durante questo periodo i richiedenti asilo possono lavorare regolarmente, ma la loro posizione resta precaria: non possono lasciare l’Italia e vivono nell’incertezza dell’esito definitivo del procedimento.

Luca Ghiorzi, titolare dell’Hotel Étoile du Nord di Sarre, dà lavoro a 3 giovani nepalesi: Subba Tamang, da 2 anni e 8 mesi, aiuto cucina a tempo indeterminato; Pasang Tamang, da 1 anno e 2 mesi, aiuto cameriera; Bharat Thapa, da 2 anni, aiuto bagnino in piscina. «Sono ragazzi giovani e volenterosi, che si qualificano lavorando e imparano l’italiano grazie ai corsi della Caritas. - racconta Luca Ghiorzi - Sarebbe opportuno prevedere procedure più semplici che consentano ai richiedenti asilo già inseriti stabilmente nel mondo del lavoro di ottenere un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, come già avviene in altri Paesi europei, tra cui Germania e Spagna. Anche la fase dell’accoglienza presenta alcune criticità. Una volta assegnati alla Valle d’Aosta, i richiedenti asilo vengono ospitati nelle strutture individuate dalla Prefettura mentre completano le pratiche amministrative. Tuttavia, chi trova un impiego stagionale, ad esempio negli alpeggi o nelle strutture turistiche più lontane, incontra spesso difficoltà nel conciliare gli obblighi legati all’accoglienza con le esigenze lavorative, con il rischio di perdere il posto nella struttura di accoglienza e i servizi ad essa collegati, pur avendo nel frattempo trovato un’occupazione. Negli ultimi anni, inoltre, è cresciuta sensibilmente la presenza femminile all’interno della comunità nepalese. Oggi sono soprattutto giovani che hanno studiato l’inglese e scelgono di intraprendere un percorso di autonomia lavorativa. Tuttavia, in Valle d’Aosta mancano ancora strutture di accoglienza dedicate esclusivamente alle donne, una necessità che in passato non si era posta perché la migrazione straniera era quasi esclusivamente maschile. Oggi l’unica realtà in grado di offrire una risposta specifica è quella gestita dalla Caritas di Aosta con 4 posti letto, mentre in quasi tutte le altre regioni italiane esistono servizi dedicati.»

“Motivati e con una grande voglia di imparare l’italiano”

I numeri fotografati dalla Caritas restituiscono una presenza significativa per il territorio tra il 2025 e questi primi mesi del 2026: «Come Caritas, nel 2025 abbiamo registrato 27 nepalesi, 22 uomini e 5 donne, mentre per il 2026 siamo già a 13, di cui 5 donne e 8 uomini», riferisce Monica Monteu Giolitto, coordinatrice del centro d’ascolto di Aosta.

Imparare l’italiano è uno dei passaggi fondamentali del percorso di integrazione. Una lingua che permette non solo di svolgere meglio il proprio lavoro, ma anche di instaurare relazioni, acquisire autonomia e sentirsi parte della comunità in cui si vive.

«Siamo degli insegnanti in pensione e da un anno seguiamo come volontari una volta alla settimana un gruppo di nepalesi che al momento è composto da 4 ragazzi e 2 ragazze - riferisce Ambra Pervier - La loro lingua è molto diversa dalla nostra e qualcuno parla un poco di inglese. Ci troviamo davanti a persone estremamente disponibili, motivate e con una grande voglia di imparare l’italiano.» «L’esperienza di insegnamento è molto gratificante. - prosegue Giovanna Sanpietro, ex dirigente scolastica - Naturalmente esistono differenze legate al percorso scolastico di ciascuno: alcuni hanno una preparazione più solida, altri partono da livelli molto bassi. È comunque piacevole lavorare con loro, perché affrontano questa esperienza con un atteggiamento positivo e con il desiderio di costruirsi un futuro. Tra uomini e donne emergono alcune differenze: le donne, in molti casi, hanno avuto minori opportunità di istruzione nel Paese d’origine e devono quindi superare difficoltà aggiuntive. Lo fanno però con grande determinazione.»

“Volenterosi e educati: si sono inseriti benissimo”

Le testimonianze degli operatori turistici confermano come l’inserimento dei lavoratori nepalesi rappresenti oggi una risorsa preziosa per molte aziende del settore. A Cogne, Sanjaya Gurung e Lama Ashish sono 2 giovani entrati a far parte dello staff dell’Hotel Votre Maison all’inizio della stagione estiva. «Abbiamo conosciuto questi 2 ragazzi nepalesi grazie a Luca Ghiorzi, perché cercavamo delle figure tuttofare, persone con buone capacità manuali, mentre la conoscenza dell’italiano non era un requisito indispensabile. - riferisce il titolare Andrea Celesia - Pur parlando soprattutto inglese, siamo riusciti a capirci fin da subito e l’inserimento è stato molto naturale. Si sono dimostrati gentili, disponibili, educati ed estremamente flessibili nell’adattarsi alle diverse esigenze. Hanno una buona manualità, in particolare nei lavori di giardinaggio ma non hanno avuto problemi a occuparsi anche delle pulizie e di altre mansioni. Sono entrati a far parte della nostra squadra all’inizio della stagione estiva e si sono integrati con grande simpatia, diventando in poco tempo un valore aggiunto per tutta l'équipe.»

Fullmaya Tamang e Tara Devi Dhimal lavorano ormai da alcuni mesi all’Hotel Notre Maison di Vetan, mentre Lama Saru le ha raggiunte all’inizio dell’estate. «Abbiamo inserito le prime 2 ragazze nel novembre del 2025, proprio per permettere loro di ambientarsi con calma prima dell’avvio della stagione. - racconta Katia Desaymoz, che gestisce insieme al marito Jonny Lale Murix l’Hotel Notre Maison - Si sono rivelate fin da subito bravissime: serie, affidabili e con una grande voglia di lavorare. L’ultima assunzione è arrivata per la stagione estiva e il contratto è previsto fino alla fine dell’anno, ma l’intenzione è quella di proseguire il rapporto anche in futuro. La principale difficoltà resta la lingua: l’italiano è ancora un ostacolo, anche se parlano inglese e questo facilita molto la comunicazione. Due di loro lavorano in sala, mentre una è inserita in cucina, dove sotto questo aspetto è un po’ più semplice. Si sono ambientate bene anche in montagna: arrivano da zone del Nepal che si trovano a oltre 3.000 metri di quota ma, paradossalmente, non avevano mai visto la neve! A volte risentono un po’ dell’isolamento tipico dei paesi di montagna; per questo, quando possibile, le accompagniamo ad Aosta nel loro giorno libero per sbrigare qualche commissione. Sono ragazze giovani, ma dimostrano una maturità e una professionalità davvero notevoli.»

Lorenzo Sarteur, titolare dell’Hotel La Rouja di Champoluc, riferisce un’esperienza reciprocamente positiva: «Lavorano con noi 2 ragazze ai piani, Paakhrin Srijana e Menika Dong, e Dinesh Bishowkarma in cucina come lavapiatti. Anche nella stagione invernale avevamo inserito altri 2 collaboratori: uno è rientrato in Nepal e l’altro ha trovato un’altra opportunità di lavoro non stagionale. Sono persone serie, sorridenti e sempre disponibili, con una grande voglia di imparare. Parlano inglese e stanno studiando l’italiano, dimostrando ogni giorno impegno e determinazione. Provengono da zone montane del Nepal e si sono adattati con naturalezza anche all’ambiente alpino valdostano. Abbiamo intenzione di proseguire la collaborazione.»

Bishnu Tamag e Sunar Swastika da dicembre 2025 sono impiegate all’Hotel Milleluci di Aosta, ai piani e alle colazioni. «Hanno grande voglia di imparare, si sono adattate rapidamente ai ritmi intensi del nostro lavoro, anche nei fine settimana e durante le festività, e hanno instaurato un ottimo rapporto con tutto il personale. - riferisce la titolare Cristina Galassi - In Nepal erano insegnanti e stanno studiando l’italiano, mentre l’inglese lo parlano perfettamente. Sono persone solari e molto serie sul lavoro, stiamo valutando di assumere una terza collaboratrice. Si sono ambientate molto bene - non patiscono il freddo! - e nei giorni di riposo si ritrovano con altri connazionali. Dal punto di vista burocratico temevamo maggiori difficoltà, invece il rinnovo dei permessi si è risolto senza particolari problemi. Sono ragazze che affrontano enormi sacrifici per sostenere le loro famiglie: Bishnu ha lasciato in patria un bambino di circa 2 anni, e ogni sera si salutano con una videochiamata. Meritano grande ammirazione.»

Anche Milena Berthod, dell’Hotel Granta Parey di Rhêmes-Notre-Dame, riferisce un’ottima collaborazione con 2 nepalesi, entrambi sulla cinquantina, e una ragazza di 26 anni, impiegati tra sala, bar e cucina. E benché la barriera linguistica all’inizio avesse rappresentato una difficoltà, non ha mai influito sulla qualità del loro lavoro, si sono dimostrati fin da subito educati, rispettosi e molto affidabili.

Per molte strutture ricettive i lavoratori nepalesi rappresentano oggi una risposta concreta alla crescente difficoltà nel reperire personale qualificato; per loro, invece, la Valle d’Aosta è diventata un luogo in cui trasformare un’opportunità di lavoro in un nuovo progetto di vita.

Arabella Pezza

  • Subba Tamang, Pasang Tamang e Bharat Thapa dell’Hotel Etoile du Nord di Sarre
    Subba Tamang, Pasang Tamang e Bharat Thapa dell’Hotel Etoile du Nord di Sarre
  • Il responsabile del Votre Maison di Cogne Eric Michiels con Lama Ashish e Sanjaya Gurung
    Il responsabile del Votre Maison di Cogne Eric Michiels con Lama Ashish e Sanjaya Gurung
  • Da sinistra Sunar Swastika e Bishnu Tamang, impiegate all’Hotel Milleluci di Aosta
    Da sinistra Sunar Swastika e Bishnu Tamang, impiegate all’Hotel Milleluci di Aosta
  • Dinesh Bishowkarma nella cucina del La Rouja di Champoluc
    Dinesh Bishowkarma nella cucina del La Rouja di Champoluc