Aosta

Proseguono i lavori del cantiere per realizzare un condominio, viene conservato l’edificio adiacente

Demolita Maison Nouchy : il “paesaggio urbano” di piazza Arco d’Augusto è cambiato per sempre

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AOSTA (mpl) Vedere il cosiddetto “paesaggio urbano” della piazza dell’Arco d’Augusto modificato dopo almeno un paio di secoli offre una sensazione strana agli abituali frequentatori di quella che è da tempo immemorabile l’entrata principale di Aosta. Nei giorni scorsi l’ottocentesca Maison Nouchy si è arresa al metallo delle ruspe e dei demolitori e pure i locali del piano terreno del famoso Caffé dell’Arco d’Augusto sono diventati un ricordo.

Una città che cancella il proprio passato in modo così drastico e brutale è antistorica, ma – sia ben chiaro – la responsabilità non è dei proprietari attuali dell’immobile quanto piuttosto di chi avrebbe dovuto tutelare questo angolo di Aosta, al margine dell’antico prato della fiera del bestiame che collegava, anche attraverso mucche e tori, la città alla campagna.

L’assurdità che non si spiega è che il fronte stradale interessato è composto da due fabbricati, quello più a sinistra censito come “documento” e quello a destra neppure considerato. Quindi abbattibile, come è successo, e rimpiazzabile da un moderno condominio a più piani, realizzato in ossequio alle vigenti normative.

La commissione edilizia del Comune di Aosta ha provato più e più volte a bloccare la demolizione della Maison Nouchy, tuttavia in assenza di una tutela da parte della Soprintendenza il progetto ha dovuto ricevere il via libera. Ora non è facile comprendere, osservando la fotografia che pubblichiamo, quale sia l’arzigogolata giustificazione che viene propinata per spiegare le differenze tra i due fabbricati. Forse l’epoca, eppure Maison Nouchy risaliva almeno all’Ottocento, magari la qualità della costruzione, oppure l’angolo della via? Chissà. Ogni possibile risposta ormai non restituirà ad Aosta l’immagine che ha accompagnato l’angolo di via Sant’Ans elmo nella vita degli attuali aostani, in molti rimarranno i ricordi fino a quando anche la memoria dell’ultimo si offuscherà, dimenticando tabacchino, bar, meccanici, gommisti e barbieri, cioè l’infilata di botteghe e laboratori, le cui vetrine erano regolarmente colpite dai palloni degli scatenati ragazzi che sulla piazza avevano il loro campo di gioco.

A rammentare lo storico ingresso a via Sant’Ans elmo per chi arrivava – fino agli anni Sessanta del Novecento – passando in auto, camion e corriera sotto l’Arco di Augusto sarà appunto lo stabile più basso, che avrà anche la funzione di costituire una sorta di “manica” di accesso alla strada pedonale e dove, sembra, troverà posto uno sfavillante negozio di prodotti tipici. Una nuova accoglienza in linea con i tempi per chi vorrà entrare in città seguendo la storica Via Francigena.

E tra vino, mele, formaggi e marmellate la Valle d’Aosta che “avanza” dimenticherà presto quell’angolo della “viella Aoste”, dove abitavano tra gli altri le sorelle Nouchy, Marie e Philomène, inviate al confino nelle sperdute lande della provincia di Salerno dal regime dittatoriale fascista per avere “osato”, tra quelle pareti, parlare in francese. Tuttavia per la nostra Soprintendenza, la Soprintendenza autonoma della Valle d’Aosta, così attenta ad ogni cosa, la storia di chi ha contributo a creare quella stessa identità autonomista non è stato un valore sufficiente a preservare dei muri dalla distruzione.