L'indignata

a cura di Isabella Sala indignatavda@gmail.com

In attesa del tempo di reazione

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Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica

L’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha pubblicato il rapporto dedicato alle liste d’attesa e la Valle d’Aosta ancora una volta indossa una maglia nera.

Mentre, nel resto d’Italia, la situazione sembra migliorare rispetto ai tempi e crescere nel numero di prestazioni erogate, i dati non danno ancora una volta nessuna soddisfazione alla nostra regione, che in controtendenza con il resto d’Italia, rallenta.

Esempi virtuosi come Toscana e Piemonte hanno di molto migliorato i rispettivi tempi di prestazione, con progetti performanti che utilizzano tutte le risorse, compresa l’intelligenza artificiale. Invece ad esempio gli esami diagnostici, che sono uno dei temi più importanti per la popolazione, in Valle d’Aosta calano di livello rispetto all’anno scorso passando dal 73 per cento al 69.

In Italia c’è stato un incremento dell’attività erogata in generale: le prenotazioni sono passate da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nel primo semestre 2026, con oltre 1,6 milioni di prestazioni in più garantite entro i tempi previsti.

Nel debutto del primo bollettino trimestrale dell’Agenas, la Valle d’Aosta è tra gli ultimi. “Si conferma l’inversione di tendenza e il trend in miglioramento nel rispetto dei tempi di garanzia, sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici. I miglioramenti più significativi riguardano le prestazioni con priorità Urgente e Breve, con progressi anche per esami e visite ad alta domanda e con maggiori criticità, come colonscopie e visite dermatologiche.”

E dai noi perché non accade? A questa domanda qualcuno dovrebbe rispondere.

La Valle d’Aosta è al penultimo posto per quanto riguarda le prime visite, il penultimo posto rispetto a tutte le regioni italiane. E ancora è al penultimo posto per quanto riguarda gli esami diagnostici.

Ma non è solo il paragone con l’anno scorso che fa effetto, è proprio la percentuale in sé: il nostro sistema riesce infatti a stare nei tempi previsti per le prime visite soltanto nel 77,7 per cento dei casi, con regioni che arrivano anche al 99 per cento. Per quanto riguarda i tempi massimi di garanzia degli esami diagnostici siamo poi al 69 per cento in compagnia di sole altre 3 regioni in difficoltà, a fronte di quasi tutte le altre che si attestano sopra l’80 di rispetto dei tempi.

Spetta a chi gestisce la cosa pubblica dare risposte a questi numeri, perché i nostri residenti rispondono agli stessi doveri degli altri cittadini, ed è giusto che ricevano spiegazioni, piani precisi di crescita della rispondenza, tra ampliamenti, assunzioni e sistematizzazioni che evidentemente sono necessari. Almeno sui tempi di reazione auguriamo che ci sarà maggiore celerità.