La Regione ha affidato a dicembre a Finaosta l’incarico per l’elaborazione di uno studio giuridico e lo sviluppo delle attività che devono accompagnare all’affidamento della gestione della casa da gioco di Saint-Vincent e del Billia, e per la definizione dei rapporti con il soggetto terzo gestore. Non è stata ancora presa alcuna decisione politica se procedere in continuità oppure lungo la strada dell’esternalizzazione della gestione.
Prima, bisogna attendere le risultanze dello studio commissionato e che non dovrebbe arrivare prima dell’autunno: sarà quindi il prossimo governo regionale ad occuparsene, visto che le elezioni regionali saranno domenica 28 settembre.
Questo quanto è emerso nel corso dell’incontro del presidente della Regione Renzo Testolin con i sindacati al Casinò di Saint-Vincent, avvenuto nella mattinata di giovedì scorso, 9 gennaio. Faccia a faccia richiesto proprio per parlare della futura gestione della casa da gioco. Prima di decidere serve dunque un approfondimento normativo e giuridico, come richiesto a Finaosta nell’affidarle l’incarico, e fino ad allora si procederà in continuità con l’attuale amministratore unico Rodolfo Buat, con il nuovo contratto collettivo aziendale unico per i dipendenti dell’unità produttiva gioco e operando dei piccoli investimenti, come ne servono anche per quanto riguarda la parte del Grand Hotel Billia, anche alla luce della positiva conclusione del concordato (per la quale servono solo alcuni passaggi sostanziali e formali).
Questioni che abbiamo approfondito in un colloquio con l’amministratore unico del Casinò di Saint-Vincent, Rodolfo Buat.
SAINT-VINCENT (fci) Chiuso il concordato il 31 dicembre, quale è il bilancio di questa procedura? Sono stati raggiunti gli obiettivi fissati con i creditori?
«La procedura concordataria si chiude con un bilancio largamente positivo. – risponde Rodolfo Buat – I creditori chirografari vengono liquidati addirittura al 100 per cento. La liquidità dell’azienda è intorno ai 50 milioni di euro. Gli esercizi 2021, 2022, e 2023 si sono chiusi con un significativo utile dopo le imposte: 15 milioni circa nel 2023. Anche per il 2024 è previsto un utile interessante. Nella sostanza Casinò de la Vallée è un’azienda risanata sul piano economico e finanziario. È anche però un’azienda che ha dimostrato di essere in linea con gli andamenti del mercato ed è perciò competitiva sia nel mercato del gioco che nel mercato della ristorazione e dei servizi alberghieri».
Ora il post concordato. Parole sue: “È più difficile riuscire a organizzare lo sviluppo di un’azienda che gestirne la ristrutturazione”. Quali consigli si sente di dare a chi deve “disegnare” il nuovo scenario?
«I consigli saranno contenuti nel piano industriale per il quinquennio 2025-2029 che stiamo predisponendo in collaborazione con la società di consulenza Ernst & Young. Il piano sarà prudenziale nella previsione dei ricavi, ma esigente nel mantenere la redditività aziendale, una redditività più contenuta perché dovrà assorbire l’impatto economico degli investimenti. La società ha la necessità di intervenire per la sicurezza e l’efficientamento degli impianti, per la manutenzione delle strutture alberghiere, per rinnovare l’ambiente di gioco e per rafforzare l’impegno commerciale in particolare sul piano internazionale. La cosa importante è che la società sarà in grado di sostenere la spesa senza la necessità di alcun intervento da parte degli azionisti».
Nel giro di 2 anni gli introiti sono passati da 62 a 73 milioni. A quali scelte si devono questi 11 milioni in più?
«Dobbiamo riconoscere di avere operato in un mercato favorevole, sostenuto dal desiderio di spesa esploso dopo la pandemia e dal sostegno pubblico all’economia con interventi quali il bonus edilizio del 110 per cento e le grandi opere previste dal Pnrr. Il contributo specifico che l’azienda ha messo come valore aggiunto è una attenta promozione e gestione dei clienti più importanti anche attraverso il rilancio delle gare di Chemin de Fer, una politica di agevolazione verso la clientela appassionata dei giochi elettronici e, da non dimenticare, un allargamento della clientela dell’albergo e dei ristoranti attraverso la qualità dell’offerta».
La casa da gioco è stata sottoposta a importanti interventi di ristrutturazione una decina di anni fa. Ora la struttura è ancora adeguata o la clientela chiede qualcosa in più o di diverso?
«La ristrutturazione di 10 anni fa ha riguardato la parte edile. La crisi ha impedito di proseguire con gli interventi relativi ai servizi di gioco in senso stretto che appaiono affidabili, ma obiettivamente non in linea con una disponibilità di soluzioni decisamente più innovative. Pensiamo alla segnaletica digitale e alle attrezzature di gioco, ma anche al controllo degli accessi. Anche le dotazioni, e cioè i gettoni, devono essere rinnovate totalmente con strumenti di tracciabilità che consentono al tempo stesso una maggiore sicurezza e una migliore gestione della clientela. Ma i primi interventi già progettati riguarderanno la ristrutturazione del privé che oggi ha perso quella riservatezza e quell’aura di mistero che sono stati determinanti a costruire il fascino del casinò. Inoltre, riguarderanno la parte di ristorazione all’interno della sala giochi che dovrà diventare per la qualità dell’offerta un servizio di valore aggiunto per i giocatori, ma anche un motivo autonomo di attrazione».
Bene anche i risultati del Grand Hotel Billia. Cosa è cambiato in questi anni nella gestione dell’albergo della casa da gioco?
«Penso che si sia consolidata una maggiore consapevolezza sul fatto che il connubio albergo e casinò funziona benissimo ed è una condizione di successo e di sviluppo per l’azienda, oltre che un valore per il territorio. Inoltre, abbiamo cercato di far comprendere che l’albergo è anche un riferimento per il territorio e può essere un soggetto di promozione artistica e culturale. L’albergo però deve crescere – e lo sta facendo – sulla clientela “non casinò”. In questi anni sono migliorati tutti i servizi: dalla ristorazione al centro benessere. E i riflessi positivi si sono visti nell’incremento dei ricavi terzi che è arrivato nel 2024 al 17 per cento rispetto al 2023. Certo vi è ancora molto da fare: il mercato congressuale va meglio indirizzato, i servizi di ristorazione e del centro benessere devono trovare una loro autonomia commerciale, va incrementata la clientela internazionale che può vedere in Saint-Vincent un luogo di destinazione per conoscere e vivere la montagna e le sue opportunità».
Cristiano Florio
