AOSTA (mpl) Giuseppe Montarello era cresciuto con l’animo del Pierino, di chi ama fare e ricevere scherzi. Un’allegra caratteristica determinata anche dai contesti nei quali aveva trascorso l’adolescenza, prima il Convitto Federico Chabod poi la Scuola alberghiera regionale, quindi il lavoro come cameriere e maitre. Tutti situazioni nelle quali il cameratismo aveva un ruolo fondamentale e le risate aiutavano a superare le situazioni difficili. Nato ad Aosta il 18 gennaio 1951, papà Gino alla Cogne, mamma Giacomina Poletti bidella al Convitto, casa in via Abbé Gorret, Beppe Montarello dopo le medie scelse la Scuola alberghiera ospitata nell’Hotel Miravalle di Porossan come allievo di sala, fino a diventare giovane maitre alla Croix Blanche di Etroubles e all’Hotel Royal di Courmayeur. Così imparò a stare con la gente, facendo della sua allegria una ricchezza nei rapporti.
Nel 1972 conobbe Mirella Pinato al Moog’s, la famosa discoteca aostana, e si sposarono dopo pochi mesi del 1973. Decise allora di trovare un lavoro diverso e venne assunto dalla ditta Gagliardi per la sede di corso Saint-Martin de Corléans come montatore dei mobili, poi autista, quindi disegnatore e infine venditore. Infatti Beppe Montarello era in grado di fare ogni cosa, curioso per tutto quello che vedeva, tanto che divenne veramente un ottimo commerciale per i fratelli Roberto e Luciano Gagliardi e il loro papà Francesco, sia nelle sedi all’estero che nella grande nuova esposizione costruita nel 1979 a Plan Felinaz, mentre la sua Mirella nella stessa azienda si occupava della progettazione degli interni, regalando loro le gioie nel 1984 della figlia Giorgia e nel 1987 del figlio Marco.
Proprio con l’apertura della nuova sede a Charvensod la famiglia Gagliardi decise di investire nello sport e la scelta cadde sulla pallacanestro, che in Valle d’Aosta stava vivendo una fase di espansione. Dalla Cogne nacque “la Gagliardi”, come veniva chiamata, con i primi acquisti torinesi per la serie D e la palestra CONI di via Guedoz gremita di pubblico. Beppe abitava proprio di fronte alla struttura sportiva e Luciano Gagliardi lo promosse sul campo dirigente accompagnatore, un ruolo che sembrava fatto apposta per lui, uomo capace di soddisfare le esigenze dei clienti più difficili e quindi perfettamente in grado di gestire un gruppo di giovani e bravi giocatori.
Dopo 3 stagioni arrivò la promozione in C2 e subito dopo quella in C1, conquistata al palasport di Piacenza, con cento tifosi al seguito, una felicità per Beppe Montarello, che seguiva anche il giornalino della società “Gialloneri Olè” e gli aspetti commerciali. La casa di Beppe e Mirella era anche la casa di giocatori, dirigenti e sostenitori, un covo di risate, sempre allegro grazie a questa coppia incredibile ed affiatata.
Un rapporto consolidato nel tempo con molti ragazzi diventati adulti, tanto che ad agosto dello scorso anno venne organizzata a Vetan – luogo molto amato da Beppe e Mirella – una giornata di festa, con i giocatori degli anni Ottanta de “la Gagliardi” ed animatore principale, manco a dirlo, proprio lui, sulla sua super carrozzina. Perché per Giuseppe Montarello i problemi di salute non si contavano e le difficoltà di deambulazione ne erano state una conseguenza, dopo avere perso il lavoro nel 1995 con la chiusura del Palagagliardi ed essersi dovuto reinventare, aprendo un negozio di sedie in via Parigi e successivamente in viale Chabod insieme a Mirella, divenendo nel contempo rappresentante commerciale di numerose aziende di arredi.
Le difficoltà a camminare lo avevano condotto sino alla microcomunità di Gressan, dove ogni giorno Mirella trascorreva il tempo con lui e da dove usciva spesso per partecipare agli eventi familiari. Nella struttura Beppe era tornato ad essere Pierino, con le corse alla massima velocità sulla carrozzina elettrica, gli scherzi puntuali, le capatine giornaliere in cucina da buongustaio ex allievo della Scuola alberghiera. Ricoverato all’Ospedale regionale, Giuseppe Montarello martedì scorso, 1 luglio, è stato accompagnato senza soffrire verso un nuovo orizzonte. Per coloro che hanno riso agli scherzi, ascoltato i consigli, condiviso l’allegria e l’amicizia, il ricordo lo colloca per sempre a fianco della tribuna della palestra del Quartiere Cogne, sigaretta nella mano ad incitare i suoi ragazzi.


