Aosta

Ha chiuso il Bar de La Vallée, storico locale che era nel cuore dei valdostani

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AOSTA (mpl) Sorrisi, risate, allegria. Il Bar de La Vallée era un ritrovo, il luogo prediletto dello stare insieme per amici e pure parenti, un locale che della semplicità aveva fatto la sua qualità vincente. Nel 1970 quando Assunta Lavorgna e Domenico Pascarella presero in affitto l’angolo del palazzo su via Losanna e via Gramsci il bar era stretto e lungo, con il bancone a sinistra e pochi tavoli contro le vetrine. Di fronte la mole del Palazzo regionale, all’epoca presenti ancora tutti gli assessorati, ad eccezione del Turismo, tanto che il martedì il Bar de La Vallée era pieno da scoppiare, con Assunta e Domenico, presto diventato Paperone, indaffarati tra bicchieri di vino versati dal bottiglione e l’angolo dei panini, i mitici panini del Bar de La Vallée, praticamente delle biove riempite di ogni ben di Dio.

Al tempo via Losanna e via Challand erano ancora percorribili dalle auto e la zona piena di gente, di negozi, di movimento, non la triste esperienza di oggi, di una sorta di periferia in pieno centro. Il Bar de La Vallée, insieme al Bar du Jardin della vicina via Festaz, era il ritrovo popolare per antonomasia, nel quale se qualcuno chiedeva the o tisane veniva guardato come un marziano. E veniva guardato da tutti, perché con Assunta e Domenico si era creata una comunità di clienti amici, praticamente presenze fisse nei diversi orari della giornata fino a sera.

Ad esempio i fratelli Carrupt, con Gioacchino della vicina agenzia immobiliare, Abele e Luigi del negozio di vino, poi gli esilaranti fratelli Sarteur Ivo, Dino e Remo, i quattro fratelli Corniolo fino al più giovane Guido, i Botalla, Nino Balbis con il suo motocarro Guzzi Ercole fuori dalla porta, l’economo della Regione Roberto Meinardi. A sinistra i tavoli per la belote, che iniziava con il caffè del dopo pranzo e che proseguiva per ore, con Carlo Vierin assoluto protagonista con la voce stridula ad accusare, ribattuto dal tonante Angelo Vicari, giornalista della sede de La Gazzetta del Popolo a pochi passi, mentre Luigi Carrupt che balbettava lasciava tutti con il fiato sospeso ad aspettare i suoi 82, 92 o 102. Uno spettacolo vero che non si ripeterà più ad Aosta, perché dopo la chiusura del Bar de La Vallée avvenuta lunedì scorso, 30 giugno, niente sarà come prima.

Nel tempo sono scomparse via via le figure di quell’Aosta, come Mario Andrione che sedeva con Sergio Calliera in un angolo, gli uscieri della Regione che passavano rapidi per un bianco, i titolari dei commerci del centro al caffè mattutino e pomeridiano, le decine di impiegati del Palazzo ormai in pensione. Il Bar de La Vallée ha però attraversato le generazioni, perché anche i giovani degli anni Ottanta e Novanta lo amavano ed amavano Assunta sempre gentile e sbrigativa, così come Paperone che strizzava l’occhio quando dimostravi di apprezzare il contenuto del suo enorme panino.

Domenico Pascarella, classe 1933, a 24 anni era arrivato ad Aosta da San Lorenzello, paesino della provincia di Benevento. Aveva la passione della cucina e trovò lavoro come aiuto cuoco l’Hotel Couronne di piazza Chanoux. Da San Lorenzello salì la moglie Assunta e nel 1963 con coraggio aprirono il Ristorante Suisse, nella casa rosa all’incrocio tra corso Padre Lorenzo e via XXVI Febbraio. Poi 5 anni dopo passarono al Bar Ideal in via De Tillier, che non esiste più, e nel 1970 finalmente trovarono “casa” al Bar de La Vallée, una sola vetrina su via Gramsci e le altre su via Losanna. Fecero di quel posto il locale con la clientela più numerosa della città, tanto da ampliarlo fino alla dimensioni attuali, comprese le sale dell’interrato che hanno ospitato biliardi, riunioni di condominio, feste e veillà della Fiera di Sant’Orso.

Tra quei muri che raccontano tanto sono passati tutti, si sono prese decisioni importanti, le strette di mano hanno sancito accordi, si è brindato ad eventi e a un futuro migliore. Soprattutto si è riso e molto, perché l’allegria è sempre stata la caratteristica del Bar de La Vallée, che si parlasse di calcio, con Paperone e il suo Napoli, oppure si guardassero alla televisione la mitica finale di Wimbledon del 1980 tra Björn Borg e John McEnroe e le partite degli epocali Mondiali del 1982. Il Bar de La Vallée era una famiglia e ora non c’è più. Centinaia di frequentatori ad ogni ora, un andirivieni continuo eppure tutti si conoscevano, si parlavano. Insomma un ambiente di paese in città e il merito era di Domenico e Assunta e poi dei loro figli Fabrizio e Massimo, cresciuti tra quei tavoli, che con tristezza oggi mettiamo nei ricordi del nostro cuore.