A dare preoccupazione non è più solo la frana in località Chiappetti di Quincinetto ma anche quella che incombe sull’abitato di Baio Dora, nel Comune di Borgofranco d’Ivrea, che nelle giornate tra venerdì 24 e sabato 25 luglio si è nuovamente mossa, con un distaccamento di materiale sul versante nei pressi di regione Drobbi, a sud dell’area dove circa due mesi fa si era già verificata la caduta di una slavina rocciosa nel vallone sottostante.
E’ stato un pensionato residente nella località a segnalare una nuova traccia di movimento franoso sul crinale a sud dell’abitato e a nord del camposanto di Quassolo.
La frana in questione era già nota sin dalla fine dell’Ottocento e aveva scatenato situazioni di emergenza in diversi momenti da allora, con un primo intervento di contenimento risalente al 1923, quando fu eretto un muraglione con funzione di argine del rio Prietto che, distrutto a causa di una forte alluvione del 1942, fu ricostruito poi nel 1970. Dopo l’alluvione del 1994 vennero innalzate barriere paramassi ed effettuato il disalveo del Rio Prietto, con rinforzo e sopraelevazione dell’argine esistente, mentre tra le opere più recenti c’è stata la realizzazione di valloni a difesa dell’abitato.
La zona interessata dai movimenti franosi, costantemente monitorata dalla Regione tramite sistema satellitare sembra oltrepassare la carreggiata autostradale, muovendosi con media di tre centimetri l’anno.
«Già lo scorso settembre si sono registrati alcuni movimenti verso il vicino Comune di Quassolo. – ricorda il sindaco di Borgofranco d’Ivrea Fausto Francisca – La prossima settimana il geologo Edoardo Rabaioli, incaricato tempo fa di redigere uno studio approfondito per verificare che le opere di contenimento e difesa realizzate nel corso degli anni siano adeguate a contenere gli smottamenti, potrà fare il punto su questa recente nuova criticità, per constatare se vi sia o meno pericolo per i residenti. Comunicheremo quindi i risultati dell’indagine alla Regione, che dovrà poi pronunciarsi in merito».
Funzionari della Regione avevano compiuto un sopralluogo, con l’ausilio di droni, all’indomani della frana del mese di maggio, quando si verificò un’ingente caduta di materiali.
A preoccupare Edoardo Rabaioli è il fatto che la nuova frana si sia verificata in un’area diversa da quella del fronte storico, a circa due chilometri da essa. «Non posso ancora pronunciarmi – ribadisce il geologo – ma pare che effettivamente qui sia coinvolta una zona più ampia ed è quindi necessario comprendere bene la portata del problema e gli eventuali interventi da mettere in atto».


