AOSTA (fci) Aria più distesa tra i rappresentanti dei sindacati confederali dei metalmeccanici, Fiom CGIL, Fim CISL e Uilm, al termine del primo incontro con i vertici della Cogne Acciai Speciali nella mattinata di lunedì scorso, 13 luglio, nella sede di Confindustria ed è durato circa due ore e trenta.
Si tratta del primo tavolo tra le parti dopo lo sciopero della scorsa settimana per la disdetta dell’integrativo e il presidio davanti alla direzione dell’acciaieria.
L’azienda ha esternato le difficoltà attuali. Ma si è anche dimostrata più flessibile sull’integrativo. O meglio, sulla data entro il quale lavorare al suo rinnovo.
Il responsabile delle risorse umane Pietro Golini aveva mandato, a inizio mese, una comunicazione stabilendo il 30 settembre prossimo come giorno ultimo entro il quale portare a termine la trattativa, specificando che oltre quella data non ci sarebbe stata altra attività. Su questo appunto i vertici della Cogne lunedì scorso si sono dimostrati più elastici.
La trattativa entrerà nel vivo venerdì prossimo, 24 luglio, quando l’azienda dovrebbe presentare una bozza di proposta per il nuovo contratto integrativo. Documento che, ricordano i sindacati regionali, va discusso prima tra RSU (le rappresentanze unitarie dei lavoratori) e azienda, in primo luogo, per poi essere presentato e votato dai lavoratori.
Del contenzioso sindacati Cogne, dopo lo sciopero di martedì 7 luglio, si è arrivati a parlare anche in Consiglio Valle, giovedì scorso, 16 luglio su sollecitazione di Lega e Renaissance, Pd, Alleanza Verdi Sinistra e Autonomisti di Centro (Marco Carrel). E la Regione ha rivendicato «un ruolo attivo, per la tutela dell’occupazione e del rispetto della contrattazione».
«La Giunta regionale considera la Cogne una realtà strategica non soltanto per il numero degli occupati, circa 1.200, ma anche per il peso dell’indotto, delle competenze professionali accumulate e delle ricadute economiche e sociali sull’intera comunità regionale» ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Luigi Bertschy, che nei giorni scorsi ha incontrato i sindacati e l’azienda. «Abbiamo appreso dall’azienda che, nonostante 2 bilanci in perdita, ha continuato a investire circa 300 milioni per garantire un quadro di stabilità sia ai lavoratori sia al comparto produttivo». L’Assessore martedì prossimo, 21 luglio, sarà a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il dirigente alle Politiche del lavoro Gianni Nuti, all’incontro chiesto da Cgil, Cisl e Uil nazionali.
La «posizione politica della Regione è netta su 2 punti» ha concluso Luigi Bertschy: «Da un lato la competitività e la continuità industriale dello stabilimento devono essere salvaguardate; dall’altro, tale obiettivo non può essere perseguito comprimendo il ruolo della contrattazione, interrompendo il dialogo con le rappresentanze dei lavoratori o trasferendo unilateralmente sui dipendenti il costo della crisi. Stabilità produttiva, qualità del lavoro e corrette relazioni industriali sono elementi tra loro complementari».
Andrea Manfrin (Lega) ha replicato che «la Regione può avere un ruolo da protagonista nel favorire il dialogo tra le parti ed evitare che la crisi ricada sulle famiglie». Marco Carrel ha chiesto un’«attenzione politica costante, perché non dobbiamo lasciare indietro nessuno». Chiara Minelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha precisato: «Riconosciamo l’importante ruolo di mediatrice che ha la Regione». Infine secondo Fulvio Centoz (Pd), serve «un occhio vigile per salvaguardare ciò che i lavoratori hanno ottenuto in anni di contrattazione».

