Alta Valle

NICHOLAS GERARD RACCONTA LE DIFFICOLTÀ INCONTRATE IN QUESTO PERCORSO

Cogne, la Maison du Goût sceglie il fotovoltaico. Ma la burocrazia è tutt’altro che sostenibile

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COGNE (mb1) L’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti delle abitazioni o dei capannoni industriali rappresenta una scelta che concilia esigenze economiche e ambientali, ma spesso si scontra con la complessità della burocrazia. Nicholas Gerard, che con il padre Edy gestisce il laboratorio di produzione artigianale della Maison du Goût a Cogne – dove vengono prodotti diversi tipi di pane, dolci e prodotti tipici – ha recentemente intrapreso questo percorso tortuoso. “L’impianto installato sul tetto del nostro capannone, dove prepariamo quotidianamente i prodotti destinati ai nostri 2 punti vendita e alle botteghe che forniamo, ha una potenza di 60 kW.” – racconta il giovane imprenditore – “Secondo le nostre stime, dovremmo riuscire a ridurre il costo dell’energia del 60 per cento”. L’investimento effettuato dall’azienda ammonta a circa 65mila euro, un importo significativo, affrontabile anche grazie agli incentivi offerti dalla Regione Valle d’Aosta, che hanno coperto circa il 40 per cento delle spese. “Aver avuto accesso al contributo è stato determinante per rendere l’operazione economicamente sostenibile nel medio termine. – aggiunge Nicholas Gerard – Però questa scelta ha comportato fin da subito la necessità di affrontare onerosi adempimenti burocratici per la ‘messa a terra’ dell’idea. La prima difficoltà incontrata è stata trovare un ingegnere competente e qualificato per redigere e presentare il progetto in Comune. Una volta ottenuta l’autorizzazione, si sono presentate ulteriori problematiche legate all’installazione di un impianto da 60 kW, ciò che comporta la denuncia all’Agenzia delle Dogane per la richiesta di autorizzazioni per l’allaccio alla rete elettrica”.

La normativa vigente stabilisce infatti che l’installazione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili tra 20 kW e 100 kW comporta la classificazione come “Officina elettrica”. Questo obbligo offre vantaggi ma implica anche una serie di procedure non sempre semplici da gestire. “Dopo aver presentato la documentazione richiesta, l’Agenzia delle Dogane ispeziona e verifica l’impianto prima di rilasciare la licenza. – osserva Nicholas Gerard – Tutto ciò richiede una serie di complicati adempimenti burocratici per i quali è fondamentale avvalersi della consulenza di un professionista esperto. Noi siamo stati fortunati a trovarne uno tuttavia non è semplice reperire persone realmente qualificate. Un errore in qualsiasi fase o l’omissione di un dato può rallentare notevolmente il procedimento. Ho dedicato tanti pomeriggi alla gestione delle pratiche e mi è capitato anche di dover compilare documentazione sia in forma cartacea che telematica, uno spreco di tempo ed energie, a mio avviso. Attualmente disponiamo di 2 contatori: 1 calcola la produzione energetica mentre l’altro monitora i consumi. Ogni mese siamo tenuti a compilare un registro specifico annotando quanta elettricità abbiamo ottenuto dai pannelli e quanta ne abbiamo consumata. Un’operazione solo all’apparenza semplice”.

Gli adempimenti non si limitano alla compilazione dei registri. Ogni anno chi possiede impianti per la produzione energetica rinnovabile superiori ai 20 kW deve confrontarsi amministrativamente con il GSE (Gestore dei Servizi Energetici). Quest’ultimo è un ente interamente partecipato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed ha il compito di promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, monetizzando gli incentivi derivanti dall’autoconsumo dell’energia derivante dell’impianto. Ogni 5 anni è obbligatoria una verifica dell’interfaccia produttiva dei pannelli mentre ogni tre anni deve essere effettuata una calibrazione dei contatori. Operazioni che comportano spese e tempo. Si tratta quindi di una rivoluzione ecologica ma non burocratica, che potrebbe scoraggiare coloro che desiderano intraprendere un percorso complesso che richiede grande attenzione e dedizione temporale.

Fabio Marongiu