AOSTA (qdn) «Joseph Vaudan non era solo un sacerdote, ma un uomo di visione e passione, che ha dedicato la sua vita alla promozione dei valori agricoli e culturali della regione. Come Institut Agricole possiamo portare avanti il suo lavoro con la stessa passione: glielo dobbiamo». Con queste parole la direttrice amministrativa dell’Institut Agricole Régional Martine Peretto ha introdotto martedì scorso, 15 aprile, l’evento commemorativo “Être Vaudan – Il racconto di un uomo di fede, sapere e lavoro” organizzato nella sala Maria Ida Viglino di Palazzo regionale dalla Regione e dall’Institut Agricole Régional in occasione del centenario della nascita del canonico Joseph Vaudan, figura di spicco della cultura valdostana.
L’incontro ha fornito l’occasione per analizzare i vari aspetti di un personaggio che ha lasciato un segno profondo nella nostra regione: l’uomo di fede, l’uomo di scienza, l’uomo di relazioni e l’insegnante. Nato nel 1925 a Bagnes, in Svizzera, Joseph Vaudan apparteneva alla congregazione dei canonici del San Bernardo e a lui negli anni Cinquanta la Regione Valle d’Aosta si rivolse per istituire una scuola professionale di agricoltura, con il compito di formare i giovani dopo la scuola media con un biennio di corsi teorici e pratici, il primo nucleo dell’attuale Institut Agricole.
Vaudan diede inoltre un impulso fondamentale alla viticoltura in Valle d’Aosta. Tanti gli aneddoti ricordati durante il convegno: dalla sua tesi di laurea nell’anno accademico 1957-1958 dedicata allo “Studio della flora microbica sul formaggio Fontina” – come ricordato dal presidente del Consorzio Fontina Andrea Barmaz -, al lungo rapporto con don Claude Duverney, non privo di differenze di vedute ma sempre all’insegna del rispetto e della stima.
Se il presidente Renzo Testolin ha rimarcato il ruolo di «valorizzazione del territorio svolto dalla viticoltura valdostana, che negli anni è cresciuta», l’assessore all’Agricoltura Marco Carrel ha ricordato che «l’agricoltura di montagna è la spina dorsale dei nostri villaggi alpini» ribadendo l’importanza della collaborazione con l’Institut Agricole. «Coltivando la nostra terra, Joseph Vaudan ha voluto coltivare anche qualcosa di più alto: la passione dei nostri giovani» ha concluso Marco Carrel.
Sono poi intervenuti Roberto Louvin, gli assessori Luciano Caveri e Luigi Bertschy, Oscar Marguerettaz e il presidente dell’Institut Agricole Piero Prola, prima del brindisi finale con la “Cuvée Vaudan – Le Centenaire”, dedicata proprio ai 100 anni dalla nascita di Joseph Vaudan.


