COURMAYEUR (mpl) Enrico Croux aveva gli stessi occhi del padre Eliseo, azzurri e bellissimi, e come il papà era stato abituato a guardare verso l’alto. D’altronde se sei nato a Courmayeur il tuo orizzonte è particolare e quello di Enrico passava dal verde degli alpeggi al bianco dei campi da sci, al grigio delle rocce più alte, quelle vicino ai ghiacciai. Figlio di una leggenda dell’alpinismo, come Eliseo Croux, classe 1906, la guida preferita insieme a Edouard Bareux della stravagante Una Cameron, coinvolto in spedizioni in tutto il mondo e in prime ascensioni memorabili, oltre che accompagnatore di grandi personaggi, a cominciare dalla principessa Maria José, Enrico era venuto al mondo da Giuditta Cosson proprio nel centro di Courmayeur, a pochi passi dal Jardin de l’Ange il 12 febbraio del 1933, dopo la sorella Giulietta del 1931.
Cresciuto nelle lunghe attese dei rientri delle guide dalle vette, a 7 anni aveva iniziato come “cit” al Tronchey, nelle stalle di famiglia. Da allora la Val Ferret era entrata nel suo cuore e le amicizie di quel tempo, tra i bambini del villaggio che si animava in estate rimasero per sempre. Una volta alla settimana Eliseo “Crocchie”, il “sur mignon” della branca dei Croux, saliva a trovarlo e lui ricordava sempre quel sacchetto che arrivava puntuale con le ciliegie, messe in fila sul davanzale della finestra e mangiate una al pasto, scegliendo la più matura. Il suo destino sarebbe stato quello di diventare guida, ma papà Eliseo, tra i fondatori della Scuola di sci Monte Bianco, non volle. Enrico capì il perché e scelse una strada diversa. Così come fece Eliseo, padre e figlio molto attenti ai cambiamenti che osservavano nei contesti dei villeggianti e della montagna che si modificavano rapidamente.
Eliseo Croux, che già gestiva dei campi da tennis privati a Courmayeur, decise di costruirne di propri al Pussey, in un angolo di paradiso, Enrico che lo affiancava nell’attività divenne anche il fornitore di bevande – acqua, bibite e birra – della Courmayeur turistica, costruendo insieme alla nuova casa di strada Margherita pure un ampio deposito. Nelle stradine sfrecciava con il primo dei suoi tanti Ape, per i carichi di inizio stagione metteva in moto il poderoso camion verde che portava fino in cima alle valli. Curioso e intraprendente Enrico Croux entrava così in ogni attività ricettiva del paese, fornendo inoltre le famiglie ed i negozi. Il lavoro ideale per lui, che amava stare in mezzo alla gente, confrontarsi sempre e soprattutto imparare.
Quando lo zio Alessio Cosson gli lasciò in eredità il primo ristoro del Col Checrouit, costruito all’inizio degli anni Cinquanta, Enrico aspettò qualche tempo prima di lanciarsi nella nuova avventura. Sposato dal 1960 con Arnalda Musciano del 1937 di Morgex, nata addirittura ad Arpy, figlia del capomensa del villaggio della miniera, conosciuta a un ballo di paese, papà dal 1961 di Ferruccio e dal 1974 di Alessandra, nell’inverno del 1994 inaugurò lo Chalet Chez Croux, un locale che in 30 anni è già entrato nella leggenda.
Chiusa l’attività di distribuzione delle bevande, Enrico Croux diventò la personificazione vivente di un’accoglienza garbata e simpatica ma assolutamente rispettosa dei valori e dei sentimenti della tradizione. Ascoltare la parola “Courma” lo faceva imbestialire, ma invece parlare di sci, di caccia e di montagna lo trasformava in un uomo loquace, un vero intrattenitore che guardando sempre verso l’alto spiegava ai turisti cosa volesse dire vivere a Courmayeur un tempo e come fossero cambiati l’alpinismo e l’approccio allo sci, che viveva direttamente seguendo le evoluzioni dei nipoti Simon Croux, Heidi e Anais Petigax, figlie di Tedy, a sua volta figlio di Renato, il decano delle guide del Monte Bianco, classe 1932, scomparso nel 2023.
Ogni giorno durante la stagione invernale saliva al Col Checrouit, dopo però essere passato la mattina presto al bar e ad aiutare Felice Rabbia a sistemare e contare i giornali. Poi sulla terrazza di Chez Croux, ad osservare compiaciuto quanto aveva intorno, a bearsi della bontà del suo minestrone tradizionale, oppure della famosa cioccolata calda che come sentenziava fiero “fa impazzire gli inglesi”, ancora sfidando tutti a guardare verso le Jorasses per individuare la pertica di legno lasciata da papà Eliseo ed a sciogliersi davanti ad Alba Parietti, l’unica alla quale affidava la chiave del suo bagno privatissimo.
Un grande personaggio, un uomo che malgrado gli impegni del lavoro è stato un papà severo ma molto presente, come lo era per il paese, per la sua gente, i suoi amici. Assisteva sempre alle riunioni del consiglio comunale, in estate scorazzava con la sua Panda tra l’amata Val Ferret e la Val Veny, sempre guardando verso l’alto, magari cercando di scorgere – occhi di cacciatore – qualche camoscio, ricordando così gli insegnamenti di Eliseo che lo portava in battuta e quanto aveva trasmesso alla nipote Heidi.
La tappa al Tronchey era d’obbligo, perché un tuffo nel passato non fa mai male e serve sempre a ricordare chi siamo e da dove veniamo. Quante polente in compagnia dopo le sciate da Planpincieux in su, Enrico Croux fondista di Marcialonga, Wasaloppet, Marciagranpadiso, ciclista del Velo Club Courmayeur, viaggiatore in tutti i continenti ispirato dai racconti di papà Eliseo. Quegli occhi bellissimi azzurri hanno visto il suo mondo cambiare, ma Enrico Croux ne aveva seguito l’evoluzione, interpretandola a modo proprio, senza mai subirla. Per lui non c’erano mode, parlava la lingua dei suoi padri e commentava ancora ogni anno la crescita dell’erba, pensava alla raccolta del genepy, alla neve sulle montagne, ai suoi amici che piano piano lo lasciavano dopo avergli donato tanto.
Neanche la frattura del femore lo aveva fermato, da Saint-Pierre durante la riabilitazione usciva nel sole a guardare verso Courmayeur. Era felice di tornare ai suoi riti, lunedì 14 sarebbe andato “amont” come diceva lui, invece il giorno prima l’ictus lo ha colpito ed Enrico Croux si è spento domenica 20. La gente di Courmayeur e della Valle d’Aosta lo ha salutato martedì scorso, consapevole di avere perso qualcuno di veramente speciale.

