Alta Valle

ALLA STAZIONE DELLA SKYWAY

John Colton, i quattro elementi del Monte Bianco: una nuova esposizione al Pavillon

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Uno dei dipinti di John Colton fotografati per Courmayeur
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COURMAYEUR (fci) Alla stazione intermedia di Pavillon della funivia Skyway, quest’anno è stata allestita la mostra delle riproduzioni fotografiche dei dipinti di John Colton, pittore e alpinista inglese considerato uno dei simboli dell’«alpinismo eroico», amante indiscusso della montagna e del Monte Bianco.

John Colton si distingue per la sua capacità di catturare l’essenza e la bellezza delle vette attraverso i suoi disegni e pitture. La sua arte non è solo una rappresentazione visiva, ma un vero e proprio viaggio emotivo in alta quota. Le sue opere sono un tributo alla natura, capaci di evocare meraviglia in chi le osserva. Un viaggio in alta quota attraverso gli occhi e il cuore di un artista innamorato delle montagne.

La figlia Amy racconta con amore e ammirazione il suo pensiero verso l’arte del padre: «Il Monte Bianco ha sempre ispirato le persone. Mio padre John ha trascorso la sua vita affascinato dalla bellezza della regione del Monte Bianco e per oltre 50 anni ha unito le sue due grandi passioni: l’alpinismo e la pittura, in questa eccezionale parte del mondo. Skyway Monte Bianco offre un’accessibilità unica alla montagna più alta d’Italia, che per molti non sarebbe mai stata possibile. Questa esposizione mette in mostra il legame che mio padre ha avuto con le Alpi, plasmandolo come artista, apprezzato poi da tutti coloro che condividono la sua passione per i luoghi elevati e il massiccio del Monte Bianco. Siamo estremamente grati a Skyway Monte Bianco per questa opportunità e siamo immensamente orgogliosi che la sua passione e il suo contributo artistico a quest’area siano riconosciuti e esposti proprio nel luogo che ha acceso in John, e in molti altri, un’influenza che dura una vita».

Federica Bieller, presidente di Skyway Monte Bianco, è felice di poter ospitare un artista internazionale e molto legato al Monte Bianco e all’alpinismo. «Non c’è un modo diverso di amare la montagna, se non la passione», afferma Federica Bieller.

Caterina Caramello e Matteo Pellin, i promotori della mostra, considerano John Colton un caro amico: «Saggio, pacato e sempre sorridente, capace di mettere il buon umore in qualsiasi giornata. Ci allietava con i suoi racconti di montagna, facendoci rivivere le sue avventure del passato».

Le ideatrici della mostra, l’architetto Martina David e la scrittrice Lidia Labianca, sono partite dalla passione di John Colton per il Monte Bianco e per la montagna, unendolo a Skyway Monte Bianco in una sorta di percorso narrativo con alcuni dei quadri più significativi. Ogni sua tela racchiude, con estrema sensibilità, l’unione dei quattro elementi della natura: terra, acqua e aria uniti dal fuoco della passione che, in ogni momento della sua vita e in ogni attività, lo ha animato.

Martina David afferma che «Ogni progetto, soprattutto quelli di natura effimera come gli allestimenti, hanno bisogno di un racconto da mettere in scena. Non importa sia reale o immaginario: questa volta abbiamo scelto elementi archetipici raccontandoli in modo sobrio, quasi didascalico, rispettando i simboli e i colori di una tradizione antichissima e comune a moltissime culture, vicine e lontane sia nel tempo che nello spazio. Non è meraviglioso, poi, ritrovare questi elementi ad ogni passo mosso lentamente lungo i sentieri e le creste delle nostre montagne?».

Per Lidia Labianca, «I quadri di John Colton, uomo e alpinista di cui ho tanto sentito parlare negli anni da Caterina Caramello e Matteo Pellin, mi hanno dato la possibilità di “salire” insieme a lui su quelle cime che tanto amo. La sua passione si è unita alla mia, nonostante io non abbia mai avuto il coraggio e la forza per farlo fisicamente. Le sue immagini hanno la concretezza della roccia, il freddo dei ghiacciai, il profumo della natura che si risveglia a primavera. Ciò che io cerco di rendere tangibile con le parole, attraverso il suo pennello si trasforma in vita e in poesia. Dietro ad ogni quadro ho scorto l’amore e il rispetto di un uomo che non si è limitato a conquistare le vette, ma ha voluto e saputo rendere loro omaggio in punta di pennello. È una storia ricreata attraverso il colore, la sua, che non può che accarezzare la sensibilità di chi ama le nostre montagne».