COURMAYEUR (fci) Sono stati presentati nella mattinata di mercoledì scorso, 19 febbraio, i primi dati e il risultato delle osservazioni messe in campo per conoscere gli impatti sul territorio valdostano delle chiusure per lavori al traforo del Monte Bianco, in ambito ambientale e in ambito socio-economico.
Nell’incontro – convocato dal presidente della Regione Renzo Testolin, alla presenza degli assessori Luigi Bertschy, Giulio Grosjacques e Davide Sapinet – sono stati condivisi i risultati degli studi commissionati ad Arpa Valle d’Aosta e all’Università della Valle d’Aosta con i rappresentanti degli Enti locali, delle parti sociali ed economiche della Regione, gli esponenti delle forze dell’ordine e delle società dei due trafori e delle autostrade.
Una prima informazione sui lavori e sui cantieri che da settembre a dicembre hanno caratterizzato la “vita” del Traforo è stata fornita dal direttore del GEIE-Tmb, l’ingegnere Riccardo Rigacci, che ha dettagliato il piano degli interventi nel corso delle 15 settimane di chiusura.
Inquina di più il riscaldamento
Ad illustrare lo studio condotto da Arpa sul monitoraggio della qualità dell’aria in Valle d’Aosta, nel periodo di chiusura del Tunnel del Monte Bianco, in particolare lungo i principali itinerari stradali e autostradali e prioritariamente lungo le vie di adduzione del traffico leggero e pesante verso il traforo, con una verifica di dettaglio sulla situazione dell’impatto acustico da passaggio di mezzi pesanti nel Comune di Courmayeur, è stata Tiziana Magri, fisico, collaboratore tecnico Sezione aria e atmosfera di Arpa Valle d’Aosta.
Dal monitoraggio di Arpa è emerso che la vera pressione ambientale nella zona del Bianco, soprattutto dal lato francese, non è particolarmente legata alla viabilità ma agli impianti di riscaldamento. In particolare, i dati della centralina nel centro di Courmayeur non si sono discostati da quelli relativi ai periodi di normale circolazione con il traforo in attività.
Mentre è chiaro che le emissioni indotte dal traffico si siano ridotte all’ingresso del tunnel nella fase di chiusura della galleria, come rilevato dalla centralina di Entrèves, è emerso anche che le emissioni complessive nell’ambito del centro di Courmayeur non sono significativamente diminuite. In ogni caso, le emissioni complessive sono di gran lunga inferiori ai limiti normativi e non denotano un peggioramento della qualità dell’aria, anche considerando l’importante impatto dei sistemi di riscaldamento.
Nel lungo periodo, emerge come, anche in presenza di un incremento del traffico veicolare da e verso il tunnel, le emissioni si siano pressoché dimezzate grazie al salto tecnologico che, nel tempo, ha interessato il parco veicoli, sia dei mezzi leggeri sia di quelli pesanti. Guardando anche al lato francese, le dinamiche correlate al traffico sono simili, ancorché emerga che la vera pressione ambientale nella zona del Bianco, soprattutto dal lato francese, non è legata alla viabilità ma agli impianti di riscaldamento.
Le ricadute economiche
Marco Alderighi, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche ed Economiche di UniVdA, ha illustrato il lavoro che ha fatto l’Università della Valle d’Aosta con la supervisione dello stesso professore relativamente alle ricadute economiche e di carattere socio-culturale delle chiusure del traforo del Monte Bianco. L’obiettivo principale era verificare se ci fossero o meno delle aree in forte criticità a seguito della chiusura del tunnel o se la situazione potesse essere in qualche misura gestibile ed attenuata da apposite iniziative propedeutiche a cercare di mitigare l’impatto della chiusura.
Dal monitoraggio e dall’analisi dell’Università della Valle d’Aosta, l’impatto complessivo sull’economia risulta pari a circa 12 milioni di euro all’anno. Non sono invece stati presi in considerazione gli impatti della chiusura sulle infrastrutture autostradali e sulla stessa società che gestisce il Traforo.
Il rapporto dell’Università della Valle d’Aosta ha infine evidenziato che nel dibattito sulla realizzazione della seconda canna è necessario tener conto di tre diversi aspetti: sicurezza e riduzione del rischio di incidenti e di perdita di vite umane, maggiore resistenza del sistema stradale di trasporto alpino e minore impatto ambientale grazie alla riduzione di code e rallentamenti.
Al termine della presentazione dei dati, il presidente della Regione Renzo Testolin ha evidenziato che per gli aspetti di viabilità e per le date di interruzione della circolazione al traforo del Monte Bianco è in previsione il consueto incontro con la Prefettura dell’Alta Savoia, nell’ambito del gruppo di lavoro binazionale istituito dalla Commissione intergovernativa per il traforo del Monte Bianco (CIG).
Come ha ricordato Renzo Testolin, il gruppo è copresieduto dalla Prefettura francese e dalla Presidenza della Regione Valle d’Aosta, in quanto titolare dell’attribuzione prefettizia per la Valle d’Aosta.
Il Presidente della Regione ha inoltre sottolineato che “Molto probabilmente, il periodo di chiusura della galleria sarà analogo a quello individuato per il 2024 e già per il 2023. La scelta è conseguente alle indicazioni fornite dal gestore, il quale ha evidenziato come il periodo di riferimento sia quello che nell’anno impatta in maniera minore sul traffico locale e turistico”.
“Rimane il fatto che un impatto c’è e ci sarà comunque – ha evidenziato il Presidente della Regione -, soprattutto in termini di incertezza del collegamento transfrontaliero che, per quanto riguarda la Valle d’Aosta, sicuramente limita le possibilità di collaborazione con le comunità dell’Alta Savoia e di certo non favorisce le attività economiche locali e il loro sviluppo”.
È fondamentale, ha concluso il presidente Renzo Testolin, “un confronto senza pregiudizi, che contempli anche l’eventuale soluzione di perforazione di una seconda canna sotto il Monte Bianco, come già è avvenuto per il Fréjus”.



