AYMAVILLES (mpl) L’alluvione di fine giugno e la piena del torrente Grand Eyvia non hanno lasciato solamente dei danni evidenti ed immediati. Nei giorni scorsi, probabilmente a causa dell’indebolimento della scarpata erosa dall’acqua, è crollato lo spigolo dell’antica Casa Mutta, imponente fabbricato ridotto allo stato di rudere ben visibile dalla strada regionale per Cogne e simbolo della storia industriale della Valle d’Aosta.
Situata a pochi metri dall’attuale presa che incanala l’acqua sino alla centrale di Chavonne a Villeneuve, la fucina costruita da Carlo Mutta risale alla metà del Seicento e conserva ancora il magnifico camino nonché le caratteristiche finestre riquadrate di piccole dimensioni. Fu in questo fabbricato posto a 1.300 metri di quota tra Vieyes e Epinel che – la struttura risultava operativa nel 1667 – veniva fuso il materiale estratto dalle miniere di Cogne e di Aymavilles, oltre a quello proveniente dal Chanté sulle alture di Chevrot.
La fucina, alimentata dall’acqua della Grand Eyvia, divenne ben presto il centro delle numerose attività metallurgiche della famiglia Mutta, originaria della bergamasca Val Brembana, fino alla morte di Carlo, avvenuta nel 1705, il 7 ottobre, proprio nella casa di La Nouva. I suoi figli Aurelio e Bernardo ereditarono l’attività e nel 1731 la fucina passò ai Vaglia di Ivrea e da questi ad altri imprenditori. Nel 1828, la struttura era ancora in funzione poi successivamente le officine vennero trasferite nei pressi del ponte di Chevril.
Dopo i vari passaggi di proprietà legati allo sviluppo dell’attività idroelettrica in Valle d’Aosta l’antica fucina dei Mutta appartiene attualmente alla CVA, la Compagnia Valdostana delle Acque. Il recente crollo del muro nord-ovest rischia però di compromettere seriamente la conservazione di questa testimonianza del nostro passato, visto che la facciata occidentale della casa secentesca è destinata a crollare anch’essa, non più legata come è al resto del fabbricato. E’ quindi urgente un intervento a tutela della storica fucina, per consolidarne i resti e magari recuperarne i volumi – peraltro è un esempio bellissimo di costruzione del Seicento – inserendo Casa Mutta nel contesto della rete di valorizzazione del patrimonio archeologico industriale che a Cogne da diversi anni è già in atto, ad esempio con l’apertura del Museo delle miniere, direttamente collegato proprio alla fucina di La Nouva che rischia ora di scomparire per sempre.

